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cutro ignazio vddi Francesca Mondin
Il testimone di giustizia ha dichiarato di volersi “dare fuoco” domani

“Domani farò quello che è giusto fare, la benzina è pronta”. Ignazio Cutrò è sempre più convinto a portare a termine il suo ultimo e disperato atto di protesta contro l’assurda situazione che è costretto a vivere dopo aver denunciato la mafia. Nel mentre il Ministero dell’Interno decide di restare in silenzio. Il viceministro Filippo Bubbico, presidente della Commissione Centrale di tutela dei testimoni di giustizia a riguardo non vuole rilasciare dichiarazioni da ieri ma sembra far intendere che se ne stia occupando. “Se le Istituzioni vogliono dare un segnale domani vengano lì e mi tolgano i bidoni di benzina dalle mani e dimostrino che c’è uno Stato che sta accanto a chi denuncia e che non sono solo chiacchiere e passerelle” dichiara il presidente dell’Associazione vittime di mafia, stanco di aspettare risposte che tardano a diventare concrete. Al momento sembrerebbe che un impedimento è dato dalla mancanza di documenti che la Commissione aveva chiesto al testimone di giustizia dopo l’udienza di gennaio scorso dove emerse per la prima volta, dopo ben cinque anni, il risultato della perizia del 2011. Perizia che assieme alla successiva (tra il 2011 e il 2012) dichiarava come i danni all’azienda di Cutrò fossero tutti connessi alla attività di denuncia contro la mafia. “Nella serata di ieri - spiega Cutrò - ho avuto dei contatti con alcuni funzionari del Ministero che mi hanno spiegato che alcuni documenti richiestimi a gennaio non erano stati consegnati”. Mentre il testimone di giustizia sostiene di averli consegnati agli inizi di febbraio e di avere la conferma anche dal nucleo operativo di Palermo: “Ho chiarito ai funzionari che quei documenti erano stati consegnati ai loro referenti che mi hanno confermato ieri che i documenti erano stati mandati a Roma subito dopo averli ricevuti da me”. Dopo le due perizie rimaste “invisibili” per anni, che se applicate al momento della stesura avrebbero permesso all’azienda Cutrò di continuare a lavorare, ora sembra non si trovino le carte che potrebbero servire alla Commissione per decidere come procedere. Riguardo questi strani avvenimenti però Cutrò si è mostrato anche aperto e disponibile ad andare oltre: “Non cerco colpevoli per l’errore che c’è stato, voglio soltanto serenità e giustizia per i mie figli. Non ce l’ho con nessuno ma è tempo che si finisca di giocare con le nostre vite - conclude triste il testimone di giustizia - io sono un cittadino e loro lo Stato, è importante che diano subito un segnale forte, io sono pronto a dimettermi come impiegato regionale se lo Stato mi sta vicino e da un segnale a tutta la Sicilia permettendomi di tornare a fare l’imprenditore e rimettere in piedi la mia azienda”.

Intanto si attendono notizie da parte delle banche e della Serit che sembra si stiano muovendo almeno in risposta all’appello lanciato dal deputato Mattiello il 25 marzo. Il motivo scatenante di questa protesta, iniziata più di dieci giorni fa con la prima denuncia pubblica, è stata la paura del testimone di giustizia di “finire in mezzo ad una strada”, in seguito alle pressioni delle banche e Serit per i pagamenti che Cutrò non è più riuscito a sostenere dopo il fallimento dell’azienda. Resta il fatto che domani pomeriggio alle 15.30 uno dei simboli dell’antiracket (con le sue denunce sono finiti in cella molti boss dell’agrigentino) esasperato dalla sua condizione, si presenterà davanti al monumento delle vittime di mafia con benzina e accendino. Chi risponderà di quello che succederà domani? Chi spiegherà all'opinione pubblica perchè un uomo che ha scelto di lottare contro la mafia arriva a tale disperazione? Come si farà a dire ai ragazzi che bisogna denunciare e che lo Stato ti sostiene?

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