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cutro primo pianodi Francesca Mondin
Mattiello lancia appello pubblico alle banche
Al momento si attendono ancora risposte certe per risolvere il caso del testimone di giustizia Ignazio Cutrò (che aveva minacciato gesti estremi perché strozzato dalle banche) ma la Commissione Parlamentare Antimafia vuole avere il quadro della situazione dal Viminale.

"Non è stato possibile affrontare l’argomento martedì scorso in Commissione Antimafia con il Ministro Alfano per chiari motivi d’urgenza in seguito all’attentato di Bruxelles della mattina stessa” spiega il deputato Davide Mattielo, che coordina il gruppo sui testimoni di giustizia, i collaboratori e le vittime di mafia. Di conseguenza la Commissione Antimafia non è stata a guardare ed ha scritto al Viminale per acquisire le carte che riguardano il caso dell’ex imprenditore di Bivona. Tra queste ci sono le due famose perizie volute dal Viminale nel 2011 che non soltanto certificarono il danno subito dall'azienda di Cutrò, ma stabilirono il nesso di causa effetto tra il danno e l’attività di denuncia contro la mafia. “Quindi - scrive pubblicamente Mattiello “riteniamo che sia giusto che il Ministro dell'Interno si faccia carico della situazione debitoria incolpevole, che rischia di schiacciare Ignazio Cutrò e la sua famiglia”. Contemporaneamente il deputato lancia un appello alle banche che anche loro riconoscano la particolare situazione di Cutrò e facciano la loro parte: “E’ altrettanto giusto chiedere a UNICREDIT e Banca Sant'Angelo se si rendano conto di cosa stanno facendo. Perché pure le banche dovrebbero mostrare maggiore sensibilità verso questa situazione”.

Tanto più che come spiega il deputato Pd, “A normativa vigente sono pochi gli strumenti a disposizione del Viminale per intervenire in una situazione che ha caratteristiche molto particolari sul piano giuridico”. Motivo per cui Mattiello spinge affinché la proposta di legge di riforma che la Commissione Antimafia ha depositato alle Camere, a prima firma Bindi, sottoscritta da tutti i gruppi politici non resti ferma ma venga approvata in tempi brevi. “Questa vicenda mette in evidenza i limiti della legge esistente – racconta il deputato del Pd - poiché Cutrò non è mai stato in programma speciale in località protetta la maggior parte delle misure economiche previste dalla legge sono impossibili per lui perché attualmente la legge le collega soltanto al programma speciale in località segreta. Paradossalmente proprio i cittadini che hanno deciso di rimanere nel proprio territorio e quindi più a rischio sono i più penalizzati dal punto di vista economico a normativa attuale”. In altre parole parrebbe che il Viminale ha difficoltà di agire perché non ci sono le leggi che consentono certi interventi economici nei confronti dei testimoni di giustizia che scelgono di combattere la mafia nella propria terra. La domanda che sorge spontanea è: cosa si aspetta a modificare queste norme? Resta comunque il fatto che è da anni che il testimone di giustizia Ignazio Cutrò ha deciso di rimanere nel suo paese e come lui altri. Cosa dovrebbero fare questi uomini e donne nell’attesa che la burocrazia faccia il suo corso millenario?

Il coordinatore del V Comitato spiega che ad ogni modo c’è un intervento che si può mettere in atto subito: “Il contributo straordinario, è più difficile ma è possibile ed è una circostanza di cui il Parlamento deve farsi carico”.
Anche la CGIL, a seguito della solidarietà di Don Luigi Ciotti del 21 marzo, ha scritto al Ministro dell'Interno perchè vengano utilizzati gli strumenti a disposizione per mettere fine a questa ingiustizia.

Intanto assieme ad Unicredit e Banca Sant’Angelo anche la Serit, l'ente allora deputato alla riscossione dei tributi, aveva bussato alla porta di Cutrò per riscuotere i pagamenti. Sarebbe un chiaro segnale se la Commissione Centrale intervenisse per fermare la Serit. Si spera inoltre che le banche invece di trattare Cutrò alla stregua di un qualsiasi debitore rispondano all’appello della Commissione Parlamentare Antimafia e scelgano di stare dalla parte di chi è contro la mafia e l’economia criminale.

Interventi per sostenere Cutrò e ciò che rappresenta ce ne sono da più fronti dunque, si tratta quindi di scegliere quale linea seguire e che messaggio si vuole dare agli altri imprenditori pronti a denunciare la criminalità organizzata.

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