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ciotti palco 2016Video e Foto
di Aaron Pettinari

Oltre 350mila, in tutta Italia, i partecipanti che hanno aderito all'iniziativa di Libera

Il video integrale dal palco di Messina


E' un'aria nuova quella che si respira a Messina nel giorno della “Memoria e dell'Impegno”. In trentamila hanno risposto “presente” al richiamo di Libera, per ricordare ed onorare la memoria delle tante, troppe, vittime innocenti della mafia. Così circa novecento nomi sono riecheggiati in piazza Duomo e in tante altre piazze d'Italia.
E la parola innocenti è stata ribadita con forza, da organizzatori e partecipanti. Una parola importante perché distigue le vittime innocenti dalle altre vittime delle mafie, ovvero quei mafiosi caduti nelle faide criminali. Pochi giorni fa, il Senato, con 209 voti, ha approvato all'unanimità l'istituzione della “Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie”. Il testo, che passa ora alla Camera per la seconda lettura, istituisce questa ricorrenza proprio il 21 marzo ma è passato un emendamento del senatore Calderoli che ha eliminato la parola "innocenti" dal titolo della Giornata appena istituita. Così i familiari delle vittime di mafia, migliaia di studenti, rappresentanti delle associazioni, cittadini giovani e meno giovani (30mila solo a Messina, oltre 350mila, secondo gli organizzatori, contando anche i partecipanti nelle altre piazze d'Italia e del Mondo), si riappropriano di un termine che è fondamentale.
Era da tempo che nella città dello Stretto non si vedeva un corteo simile. Un corteo fatto di colori, immagini, parole e passione civile. In prima fila c'erano i familiari delle vittime, ognuno portando una foto, una frase, qualcosa che potesse ricordare chi oggi non c'è più fisicamente ma è presente nei cuori di ognuno. Nel mentre, dal campanile del Duomo, svettava una frase: “sì al Vangelo no alla mafia”. Può essere il la per una rivoluzione culturale.
Così come rivoluzionario, in un Paese di misteri come è il nostro, è l'urlo di Vincenzo Agostino, padre del poliziotto ucciso assieme alla moglie incinta nell'agosto dell'89, al termine della lettura in piazza di tutti i nomi delle vittime di mafia. “Siamo qui affinché nel nostro Paese la verità possa illuminare la giustizia - ha detto - Perché senza verità non c'è giustizia!”.



Un Ponte per una nuova coscienza
C'è bisogno di libertà, di verità, di giustizia, di impegno. Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ha preso dunque la parola: “Abbiamo voluto chiamare questo momento ‘ponti di memoria e luoghi di impegno’ – ha detto don Ciotti – perché per la prima volta a Messina e in altri luoghi in contemporanea in Italia il popolo di Libera è sceso in piazza per metterci la faccia. Siamo qui insieme per una memoria che non si limita a ricordare le vittime ma si impegna per realizzare gli ideali per cui quelle persone sono vissute. E per noi resterà semrpe la giornata della memoria per le vittime 'innocenti' delle mafie. Perché bisogna evitare le ambiguità. Ce ne sono già troppe nel nostro Paese. Il nostro paese ha bisogno di ponti che allargano le coscienze e traghettano le speranze, ponti per stare vicino a chi non si rassegna alla violenza mafiosa alla corruzione, agli abusi di potere”. Un ponte che nell'immaginario è stato costruito anche tra gli stessi familiari ed i giovani che si sono alternati nella lettura dell'elenco dei caduti in tutti questi anni. Don Ciotti, con la solita passione, ha aggiunto: “Non dobbiamo rassegnarci. Abbiamo costruito ponti verso quelle realtà che non si sono fatte impaurire, siamo qui per i familiari, siamo qui ed in 2000 luoghi. Ci avete chiesto in questi anni di dire no all'inganno della memoria di circostanza. Una memoria che si impegna a realizzare gli ideali per i quali quelle vittime sono vissute. Sono tutti morti per la democrazia, per il bene del nostro Paese, per la libertà. Migliaia di ragazzi sono qua per dimostrare da che parte si sta con bandiere sincere che facciamo sventolare per portare il nostro contributo”. Secondo Don Ciotti c'è bisogno di una società, nuova, diversa, che ci riconosca uguali: “Tocca a noi stimolare il desiderio che nasce dalla crescita culturale. Non sono libere le persone vittime della povertà, dell'insicurezza. Non è libero chi è costretto al lavoro nero, chi vive schiacciato dalla paura, dalle guerre chi non si vede riconosciuto nella propria dignità. L'inclusione sta alla base della democrazia”.



Secondo il Presidente di Libera non si deve avere il timore della verità. Ed è vero che le mafie “sono forti sono in grado di adattarsi e trasformarsi. Le mafie sono i parassiti di un sistema che distrugge la nostra società, son un corpo che noi stessi alimentiamo quando non denunciamo un sistema in cui si costringono le persone a vivere nella soglia di povertà, quando si respingono migliaia di migranti. L'accordo tra Ue e Turchia è davvero umiliante, frutto dell’ipocrita distinzione tra profugo di guerra e migrante economico, come se la guerra non fosse combattutta soprattutto con armi economiche e non fosse essa stessa fonte di profitto”.
La verità – ha proseguito – la verità ci può costare tanto, ci è sempre costata tanto ma auguro sempre a tutti di avere il coraggio di dire la verità costi quel che costi. Non possiamo parlare senza dire qualcosa sulla violenza che stiamo facendo all'ambiente, con l'uso indiscriminato delle sue risorse. E c'è il diritto delle popolazioni di opporsi allo scempio della propria terra e un esempio sono le trivellazioni. E quando si dice che si lascia ai deputati ed ai senatori la libertà di coscienza è una cosa grave. Queste non sono questioni che riguardano gli orientamenti personali, ma il bene comune”.
Quindi si è espresso anche in difesa di quella Costituzione che la nostra governance vorrebbe modificare: “La Costituzione è il primo atto antimafia, bisogna applicarla ed amarla. La mafia e la corruzione non troveranno mai spazio in una comunità solidale e unita. Dobbiamo dire no alla caduta delle coscienze. Oggi il pensiero va alle famiglie degli studenti morti in Catalogna nel progetto Erasmus. Li sentiamo vivi in questa piazza. Siamo preoccupati per la riforma del tribunale dei minori. Penso al tribunale dei minori di Reggio Calabria dove si cerca di offrire ai ragazzi alternative per uscire dal circuito dei mafiosi. Dobbiamo trovare una terza via per chi ha preso le distanze, per le persone pulite. Penso al coraggio delle mamme che si ribellano, penso alla confisca dei beni ed alle proposte per una migliore gestione dell'Agenzia nazionale. Faccio mio il ritornello dei ragazzi Agesci: 'Affrontiamo con coraggio ogni salita dritti al futuro sulle strade della nostra vita'”.

Fotogallery by tempostretto.it
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Beni confiscati
Sulla questione dei beni confiscati, don Ciotti ha ricordato che “nel 1996 abbiamo raccolto un milione di firme per chiedere la confisca e l’uso sociale di questi beni. Dei passi avanti si sono fatti. Il problema ancora una volta è l’accelerazione e le priorità che il parlamento deve dare per permettere più chiarezza, più velocità e più trasparenza. C’è una grande riforma da fare in Italia quella della nostra coscienza”.



I giovani, il futuro e il sostegno a chi lotta
Il prete ha anche ricordato come la libertà sia “il bene più prezioso ma al tempo stesso anche il più esigente delle responsabilità”. Ha ribadito l'importanza della scuola, della cultura e della solidarietà.
Quindi ha lodato un parroco di Messina che sulla chiesa della sua comunità ha steso uno striscione con la scritta “Sì al Vangelo, no alla mafia”. Ha richiamato l’impegno di magistrati, a cominciare da Nino Di Matteo “che ha inviato una lettera e che è presente con il cuore”, forze dell’ordine, amministratori pubblici e giornalisti che lottano contro la mafia: “Non vi lasceremo soli” - ha affermato il sacerdote - Siamo in tanti. Questa notte in Messico anche hanno letto questi nomi, come in Colombia, in Argentina. Noi non possiamo girarci dall'altra parte. Penso a situazioni come quelle dei testimoni di giustizia come Ignazio Cutrò che minaccia di darsi fuoco se non verranno prese misure che fermino le banche. Banche che entro fine mese eisgono un credito da 500mila euro. Lui testimone coraggioso. E sono tanti i testimoni di giustizia che chiedono il Giusto. Penso a Tiberio Bentivoglio che ha riaperto dopo le minacce, gli incendi e le distruzioni una bottega a Reggio Calabria”.
Nel suo discorso Don Ciotti ha poi ricordato la testimoninaza di Angela Manca, durante la veglia, affinché “il figlio non sia ucciso due volte, perché era un bravo ragazzo ed un bravo medico”. Ha ricordato il “bisogno di verità che poi vuol dire dignità per tutti”. E per fare un esempio ha citato il caso di Augusta e Vincenzo Agostino che oggi si trova costretto ad essere scortato in attesa che arrivi quella verità sui motivi che hanno portato alla morte il figlio Antonino e la nuora Ida, che aspettava un bambino.



Senza verità non c'è libertà e giustizia. Don Ciotti lo ha ripetuto più volte. Ed infine ha rivolto un pensiero ai giovani: “Non prendiamo in giro i ragazzi sono loro la speranza, il patrimonio che deve crescere. Il patrimonio dell'Italia onesta che non si limita a dire che le cose non vanno ma s'impegna a cambiarle. In tante carceri oggi hanno chiesto quest'elenco che abbiamo letto. Andiamo avanti”.

Gli scatti dalle città

Messina

striscione

dal palco

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Torino

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Napoli

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Imperia

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Roma

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Salerno

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Perugia

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Reggio Emilia

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Foggia

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Piacenza

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Latina

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Milano

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Foto in copertina e delle città tratte da memoriaeimpegno.it

ANTIMAFIADuemila
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