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agostino poesia ucciardonedi Lorenzo Baldo
“Si, è così... dal cielo Nino avrà guidato i miei passi. Io ho fatto la mia parte, ora tocca agli altri”, al telefono la voce di Vincenzo Agostino è serena. Al termine di una giornata così cruciale per la vita di questo anziano genitore, di sua moglie e di tutta la sua famiglia, il pensiero va a suo figlio. Che assieme a sua nuora, Ida, e al bimbo che aveva in grembo, attendono giustizia da 27 anni. Vincenzo ha riconosciuto oggi in Giovanni Aiello il famigerato “faccia da mostro”, e questo riconoscimento segna un passo importante nella ricerca della verità sul caso Agostino. Guardando quest'uomo segnato da un dolore senza rimedio tornano in mente le sue parole pronunciate con rabbia e tanta sete di giustizia a Bologna, lo scorso 21 marzo, a margine della giornata della memoria di Libera. “So benissimo che ci sono persone in vita che sanno dell’omicidio di mio figlio e di mia nuora ma non vogliono parlare – aveva affermato con profonda convinzione –. Ma perché questi individui non si fanno un esame di coscienza? Ma forse non ce l’hanno e continuano a dire di non sapere nulla. E comunque io gli chiedo ugualmente di dire la verità perché altrimenti saranno sempre incatenati l’uno con l’altro”. “Per rendere giustizia a Nino e a Ida – aveva ribadito Vincenzo – bisogna che parlino coloro che sanno, che si ricordino di quello che aveva lasciato scritto mio figlio, devono venire fuori le ‘mele marce’ che c’erano in quegli anni”. “Non so quali nemici si nascondono dentro lo Stato e impediscono di far emergere la verità – aveva concluso –, 26 anni fa mi dissero che per avere le risposte sull’omicidio di mio figlio e di mia nuora dovevo guardare all’interno… all’interno delle istituzioni, intendo dire… ed oggi ne sono ancora più convinto”. Ed è proprio guardando all'interno del cuore nero del nostro Stato che ci si rende conto della necessità di fare luce su chi “ufficialmente” stava dalla parte dei “buoni” e nel frattempo si era già venduto ad un potere criminale “ibrido” pronto a seminare morte e distruzione. La domanda sul ruolo dell'ex Questore di Palermo Arnaldo La Barbera nel mistero del duplice omicidio Agostino-Castelluccio è a tutt'oggi senza una risposta definitiva. Durante la sua recente deposizione al Capaci bis lo stesso Vincenzo Agostino aveva effettivamente tracciato un quadro a tinte fosche sull'ex fondatore del pool Falcone e Borsellino. E di ombre ne restano ugualmente tante sull'ex agente di polizia Guido Paolilli la cui posizione è stata (al momento) archiviata. Nella memoria di chi cerca la verità è rimasta impressa l'intercettazione ambientale del 21 febbraio 2008 effettuata nella casa di Montesilvano (Pe) di questo ex poliziotto. Mentre in televisione andava in onda un servizio della trasmissione “La Vita in diretta” durante la quale Vincenzo Agostino parlava del biglietto trovato nel portafoglio del figlio – dove era scritto “se mi succede qualcosa guardate nell'armadio di casa” – contemporaneamente il figlio di Paolilli (intercettato) domandava al padre: 'Cosa c'era in quell'armadio?'. 'Una freca di carte che proprio io ho pigliato e poi ho stracciato', gli aveva risposto senza tergiversare. Ma quali “carte” aveva stracciato Paolilli? E soprattutto: su mandato dell’allora capo della Squadra Mobile Arnaldo La Barbera o di chi altro? Ecco che lo sguardo “all'interno delle istituzioni” si offusca sempre più dietro una cortina fumogena indotta da quegli apparati che “deviati” non sono e che il boss Gaetano Scotto conosce molto bene. Per l'eccidio del 5 agosto '89 lo stesso Scotto è indagato a piede libero, assieme al suo sodale Antonino Madonia (detenuto), mentre paradossalmente Agostino è sotto tutela. E se questa cortina fumogena avvolge un vero e proprio “omicidio di Stato” è proprio all'interno di quella cappa grigia che Vincenzo Agostino ha riconosciuto la presenza di Giovanni Aiello. “Questo non è uno Stato degno di questo nome, siamo al livello dei desaparecidos sudamericani dove i colpevoli restano tutti impuniti!”, aveva gridato Agostino lo scorso anno a Bologna. Oggi di quel grido resta la forte speranza che nella rete di protezione attorno agli “impuniti” si aprano finalmente dei varchi. Per rendere giustizia a Nino, a Ida e a quel figlio mai nato.

In foto: la poesia di Riccardo Matera donata a Vincenzo e Augusta tra le inferriate del cortile esterno del carcere dell'Ucciardone

Foto © ACFB

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