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agostino vincenzo augustadi Lorenzo Baldo
Cosa si può dire a un padre a cui hanno ammazzato il figlio e la nuora incinta di pochi mesi che si ritrova sotto tutela mentre colui che ha indicato come uno dei killer del duplice omicidio viene rimesso in libertà? Non ci sono spiegazioni giuridiche che reggano per motivare la scarcerazione del principale sospettato dell'omicidio di Nino Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio. Di fronte al dolore lancinante di quest'uomo e della sua famiglia si resta solamente basiti. “Non c'è giustizia... non c'è giustizia...”, ripete annichilito Vincenzo Agostino al telefono. Ha cercato di scacciare il pensiero di trovarsi di fronte a Gaetano Scotto mentre passeggia per l'Arenella, ma la rabbia, il senso di frustrazione per la notizia che ha saputo tramite i giornali non gli dà tregua. Dopo la decisione del comitato per l'ordine e la sicurezza di affidargli una tutela il dolore di questo anziano padre dalla lunga barba bianca si è acuito. Accanto a lui la moglie Augusta e le sue due figlie Nunzia e Flora cercano di proteggerlo. Ma il suo cuore è messo a dura prova. Il 26 febbraio è previsto il confronto all'americana tra lui e GiovanniAiello, già riconosciuto dallo stesso Agostino (in un album fotografico), al processo Capaci bis, come il famigerato “faccia da mostro”. Questa volta, però, Vincenzo dovrà cristallizzare il riconoscimento nell'ambito del procedimento sull'omicidio di suo figlio e di sua nuora.“Mi faranno arrivare al 26 febbraio?...”, si chiede nervosamente il padre del poliziotto assassinato il 5 agosto 1989. Per poi gridare tutta la sua indignazione nei confronti di uno Stato al contrario che si ritrova a dover tutelare i familiari delle vittime in via “precauzionale”. “Non è giusto, non è giusto... io non avrò giustizia...”, ripete con voce rotta prima di interrompere la conversazione. Che rimane sospesa nell'aria con un senso di rabbia e impotenza.

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