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caponnetto falcone borsellinoFoto e Video
di Sonia Cordella
Dal Real Teatro Santa Cecilia di Palermo serata in onore del giudice Borsellino

Ieri sera i fari del Real Teatro Santa Cecilia di Palermo si sono accesi per festeggiare nella sua terza edizione il compleanno di Paolo Borsellino che oggi avrebbe compiuto 76 anni se la sua vita non fosse stata falciata da un sistema di potere che lo voleva morto. Buon compleanno Paolo perché invece tu sei vivo, più vivo che mai. Sei vivo come uomo nel cuore dei tuoi figli, dei tuoi nipoti, della tua famiglia e di tutti gli uomini che hanno sposato i tuoi immensi ideali. Sei vivo come magistrato nel valore integerrimo dell'amore per la giustizia e la verità di altri, sebbene pochi, magistrati che hanno seguito le tue orme con coraggio e fedeltà e che porteranno a termine ciò che tu e Giovanni avevate cominciato. Uno di loro condannato a morte come te, ti onora della sua presenza in primissima fila. Lo conosci bene. E' Nino di Matteo, e ti onora insieme ad un altro magistrato con la schiena dritta, il procuratore Vittorio Teresi. Sappiamo che non permetterai dall'alto dei Cieli in cui ti trovi che a lui possa accadere lo stesso e non lo permetteremo neanche noi società civile. E non lo permetteranno nemmeno quei pochi giornalisti sopravvissuti che sono stati testimoni e divulgatori del tuo/vostro messaggio come Saverio Lodato il quale scrive a tuo fratello Salvatore nel giorno del tuo compleanno: “Caro Salvatore, un imprevisto mi impedisce, come avrei voluto, di essere presente all'iniziativa di questa sera per il 76mo compleanno di Paolo. Purtroppo Paolo oggi non sarebbe contento dello stato della lotta alla mafia. Avendolo conosciuto in tempi lontani e avendo avuto la fortuna, della quale vado orgoglioso ancora oggi, di essermi meritato la sua calorosa simpatia e la sua stima per il mio lavoro, credo di essere nel giusto affermando che non si sarebbe mai rassegnato di fronte alla complicità tra lo stato e la mafia, complicità che sono ormai emerse in tutte le loro evidenze. Sono cose che tu, Salvatore, sai benissimo e che rappresentano la molla fondamentale del tuo prezioso lavoro alla guida delle Agende Rosse.
Agende Rosse e Antimafia Duemila sono due realtà che non sono state ridotte al silenzio e che rappresentano per migliaia di giovani, molti dei quali nei tempi delle stragi di Capaci e Via D'Amelio non erano neanche nati, una preziosa occasione per conoscere, sapere e, di conseguenza, mobilitarci. Paolo di tutto questo oggi sarebbe contento e lo direbbe con quel suo indimenticabile sorriso sotto e sopra i baffi. Un caro abbraccio a te, Salvatore”.

Fotogallery © Salvatore Lopez


La serata, organizzata da Salvatore Borsellino e il suo gruppo Agende Rosse in collaborazione con The Brass Group, ha voluto essere un momento di gioia nel ricordo della vita vissuta con passione da un uomo che oggi vediamo rinascere in tanti altri uomini e in tanti altri giovani che vogliono vivere la vita con la stessa passione e impegno civile. Una serata all'insegna di arte, musica, recitazione, comicità, portata in scena da grandi artisti come Daria Biancardi, Ernesto Maria Ponte, Maurizio Bologna, Marco Manera, Michelangelo Balistreri, Francesco Maria Martorana, Silvia Frittitta, Lina La Mattina, Gaetano Porcasi, che si sono esibiti sul palcoscenico del teatro con grande talento e profonda sensibilità insieme alle immagini video di auguri proiettate sul grande schermo giunte da tante città d'Italia.  Presente in sala anche Letizia Battaglia che nonostante la sua precaria salute non perde un appuntamento per onorare i suoi e nostri martiri della giustizia. Un esempio di vera militante per tutti noi e per i tanti giovani che vogliono lottare per i medesimi ideali. Ad  Aaron Pettinari, capo redattore di Antimafia Duemila, l'onere di vestire questa sera i panni del presentatore. Con piacevole leggerezza e nel contempo profonda sensibilità che tradisce a tratti la commozione Pettinari presenta poi il momento di riflessione della serata chiamando sul palco il magistrato Leonardo Guarnotta, il direttore di Antimafia Duemila Giorgio Bongiovanni e il fratello di Paolo, Salvatore Borsellino. Leonardo Guarnotta,  presidente del tribunale di Palermo oggi in pensione, ricorda con nostalgia i tempi in cui insieme a  Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello istruirono  il Maxiprocesso di Palermo sotto il coordinamento del giudice Antonino Caponnetto.  “La sua professionalità , la sua preparazione a livello giuridico, la sua abnegazione oramai è un patrimonio conoscitivo di tutti noi” afferma il collega di Paolo tracciandone poi un profilo umano “Paolo era un uomo solare, un uomo semplice, sereno, con un grande carisma, con una incrollabile fede cristiana, amante della famiglia e della vita. Noi eravamo una squadra, tutti per uno e uno per tutti” ricorda con nostalgia il giudice, “non c'erano tra noi gelosie, invidie o antagonismo, ci univa lo stesso amore per questo lavoro. Ed è per l'amore a questo lavoro che io vorrei, prima di chiudere i miei occhi, si facesse luce su ciò che è accaduto nel 92 perché se noi non riusciamo ad avere la verità non soltanto processuale ma anche politica e istituzionale non arriveremo mai alla verità completa” prosegue Guarnotta lasciando commosso il testimone del raggiungimento della verità alle “nuove leve” rappresentati nel teatro dai magistrati Di Matteo e Teresi. “Il pool antimafia ma in particolare Giovanni e Paolo avevano un sogno, quello di liberare questa nostra terra dalla tracotanza dalla violenza che era divenuta insopportabile di Cosa Nostra, per poter dare ai giovani che sono il nostro futuro, la società di domani la dignità di sentirsi cittadini e non sudditi. Nell'antimafia c'è ancora molto da fare. C'è stato un punto di non ritorno che è stato il momento delle stragi.
Ma oggi qualcosa è cambiato, la società civile ha preso contezza, era impensabile prima che la società civile potesse costituirsi parte civile in un processo di mafia. Io credo che le battaglie contro Cosa Nostra, 'Ndrangheta, Sacra Corona Unita, Camorra si combattono in Sicilia, in Calabria, in Puglia, in Campania ma la guerra finale si vincerà a Roma” conclude Guarnotta. Ma quanto è importante non fermarsi? Domanda Pettinari al direttore di Antimafia Duemila. “Io credo che Paolo ci veda dal luogo di luce in cui ora vive con Gesù Cristo” esordisce Giorgio Bongiovanni entrando immediatamente nel cuore della risposta. “Avrei suggerito a Saverio Lodato che stasera non ha potuto essere presente qui di fare una nuova edizione del suo libro “40 anni di mafia” intitolandolo “150 anni di mafia, la guerra che lo stato non ha mai voluto combattere e ha lasciato combattere ai poveri martiri che poi lui stesso ha collaborato a far cadere nel selciato sul loro sangue”. Bongiovanni consiglia quindi ai ragazzi un libro dello storico Isaia Sales “Storia dell'Italia mafiosa” edizione Rubbettino, nel quale si evince che la mafia non è un fenomeno esterno al nostro paese o un fenomeno emergenziale ma ne rappresenta la storia. Fin dal tempo del feudalesimo che appoggiava i feudatari, infatti, spiega il direttore,  la mafia è stata sempre complice dei potenti nello schiacciare i diritti delle persone povere e semplici, ed il potere si è sempre servito di questa organizzazione criminale per esercitare il potere con la violenza e avere la supremazia sulle diverse generazioni. “Tutti i governi in 150 anni di storia italiana si sono serviti della mafia per esercitare il potere con la violenza,” asserisce il direttore “se noi realizziamo questo, potremo sostenere i magistrati che sono l'anomalia di quello stato-mafia e sono il vero stato che vuole cambiare la storia d'Italia. Paolo Borsellino e Giovanni Falcone e quindi anche il pool antimafia di quell'epoca sono stati dei soggetti anomali che avevano giurato, come oggi i magistrati che seguono i loro insegnamenti, sul testo sacro della nostra nazione che è la costituzione, violata dal sistema violento politico- mafioso. Dobbiamo essere rivoluzionari” sostiene ancora Bongiovanni “nel trasmettere le nostre idee ai ragazzi perché solo così potremo cambiare la storia del nostro Paese, dobbiamo appoggiare quegli uomini di stato che credono nella Costituzione e noi stampa dobbiamo avere il coraggio di staccarci da quel sistema di potere che purtroppo i grandi giornali hanno sempre appoggiato”. Basta osservare come tutti i grandi giornali parlando del processo sulla trattativa stato-mafia per capire da che parte stanno, osserva ancora “Il sistema di potere non vuole la verità e siccome alcuni magistrati si sono avvicinati alla verità ecco che la mafia dopo trent'anni oggi ha nuovamente condannato a morte altri magistrati e uno di loro è proprio qui in sala ma questo è molto sottovalutato dal potere del nostro Paese, dal Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio. Non abbiamo mai sentito esprimere solidarietà ai magistrati condannati a morte” conclude Bongiovanni. “Perché? Questa è la domanda che tutti noi ci dobbiamo fare”.



Il Capitano delle agende rosse è lì, ancora una volta su un palcoscenico, a gridare la sua sete di Verità e Giustizia, sebbene in un giorno come questo desideri festeggiare la gioia di vivere di quel fratello a lui strappato. Ma in platea è seduto un uomo che ricalca i passi di Paolo.“ Nino di Matteo è stato osteggiato all'interno della magistratura e delle istituzioni che non hanno mai rivolto una sola parola di solidarietà verso questo magistrato, neanche il nuovo presidente della Repubblica al quale avevo detto che mi aspettavo non parole ma fatti e purtroppo non ho ricevuto né parole né fatti” asserisce con impeto Salvatore ricordando quanti atti intimidatori sono stati riservati a questo giudice, citando il caso di Napolitano che chiamato a deporre a Caltanissetta nel Borsellino quater dopo una sua lettera di richiesta gli viene concesso di non testimoniare. Da qui la decisione di Salvatore, parte civile nel processo, profondamente amareggiato, di ritirarsi. Decisione poi rivalutata e non presa “perché sarebbe stata letta come una fuga quella scelta”. Ma il responsabile delle agende rosse questa sera vuole parlare dell'Amore di suo fratello. Amore che si è concretizzato come dono a lui nella nascita della “Casa di Paolo” dove tanti bambini della “Kalsa”, uno dei borghi più malfamati di Palermo dove Paolo e Giovanni vivevano e giocavano insieme, oggi possono andare a studiare e svolgere attività ricreative. “Sul mio cuore ho il peso di quella telefonata che feci a Paolo 4 giorni prima che lo ammazzassero quando lui mi disse: -Toto ma perché non torni?- Me lo diceva ad ogni telefonata. E io mi arrabbiavo e gli dicevo: -Che ci vengo a fare a Palermo, qui ho il mio lavoro, la mia famiglia, perché non vieni tu qui, ti prego fatti trasferire dove vuoi ma vieni via da Palermo, se resti lì ti ammazzano! E quella volta Paolo mi urlò”, racconta Salvatore con il pianto che gli chiude la gola. “Mi disse: -Ah perché tu te ne sei scappato adesso chiedi di scappare anche a me. Aveva ragione” confessa Salvatore, e quelle parole di Paolo risuonano ancora oggi forti come monito per tutti noi. “Con le mie grida di resistenza voglio risvegliare quei giovani in cui Paolo credeva tanto perché quei giovani avranno più forza di combattere di quanto la mia generazione ne abbia avuta. Ragazzi, possiamo solo trasmettervi gli errori della nostra generazione in modo che voi non li ripetiate. E ripetere a voi le parole che disse Paolo a me:-V i prego non lasciate questa terra! Vi stiamo consegnando un paese allo sfacelo ma questo Paese è vostro e ve lo dovete riprendere!”. La serata è giunta alla sua conclusione, dopo una grande performance di Salvatore nella recitazione di una lunga poesia e la commovente lettura della giovane Adele dedicata allo zio Paolo. “Mi hanno fatto una domanda durante una trasmissione in questi giorni”, conclude Aaron Pettinari facendo salire sul palco le organizzatrici dell'evento Rosanna Melilli, Linda Grasso e Roberta Gatani, “-che regalo farebbe a Paolo Borsellino per il suo compleanno?- La sua Agenda Rossa ho risposto”. Un regalo anche per i familiari che da troppi anni aspettano di conoscere la verità sulla sua morte”.

Foto di copertina: Paolo Borsellino (al centro) insieme a Giovanni Falcone (sinistra) e Antonino Caponnetto (destra)

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