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acosta asuncion 500Video e Foto
di Jean Georges Almendras

Adesso che Vilmar Acosta è stato estradato, resterà impune l’omicidio di Pablo ed Antonia?

È una giornata soleggiata ad Asunción. Il clima sembra quasi accompagnare l'operativo dell’estradizione di quello che sarebbe il mandante dell’omicidio del giornalista Pablo Medina e della sua assistente Antonia Almada.
Ammanettato con le mani dietro la schiena, con un gilet antiproiettile sopra una maglietta sportiva, un berretto in testa, il viso sbarbato che gli dona un aspetto infantile e un’espressione di circostanze, ieri Vilmar "Neneco" Acosta, è salito così su un piccolo aeroplano in Brasile per atterrare poco dopo sul suolo paraguaiano. Ad accoglierlo c’era un dispositivo di sicurezza, con guardie di élite e franco tiratori posizionati strategicamente, per preservare la sua vita ed evitare la sua fuga. 
Un’estradizione tanto attesa se si pensa che il duplice omicidio avvenne il 16 ottobre del 2014 e l'estradizione dal Brasile, dell'ex sindaco di Ypehjú, Vilmar "Neneco" Acosta è stata attuata solo ieri, esattamente, un anno e trentuno giorni dopo quella tragica giornata. Ancora però, dei due assassini che premettero i grilletti, Flavio e Wilson Acosta (parenti diretti di "Neneco") non c'è traccia.  
La squadra di poliziotti e giudici recatasi ieri mattina in Brasile, per portare "Neneco" in Paraguay ha visto la conclusione di una delle tappe più importanti del caso Medina-Almada.


Appartengono ormai al passato gli andirivieni che hanno caratterizzato  i mesi successivi al suo arresto nel mercato del municipio di Naviraí (Brasile) lo scorso 5 marzo di quest’anno. Ora, il suo futuro è esclusivamente nelle mani dei giudici e dei pubblici ministeri paraguaiani, i quali valuteranno minuziosamente i fatti accaduti.
La domanda inevitabile che ci poniamo è: Ma sarà effettivamente così? L’ombra dell'impunità è sempre presente, poichè la narco politica non è ancora stata smantellata. In Paraguay il timore che non venga fatta giustizia è sempre presente e molto diffuso.
D’altronde con "Neneco" dietro le sbarre in terra paraguaiana, la speranza di vedere una buona volta, che la ingiustizia non appartiene alla vita democratica in questa terra sudamericana, sembra consolidarsi nell'opinione pubblica. Non è però detta l’ultima parola. La storia è appena iniziata. Si fa strada solo adesso la possibilità che il criminale possa optare per il pentimento.  Con la sua presenza e le sue dichiarazioni si potrebbero aprire le porte per fare luce, non soltanto sulle morti di Medina e di Almada, ma anche su altre morti, altri casi di corruzione. Attorno a questo delitto c’è un fitto intreccio tra narcotraffico e il sistema politico paraguaiano, che potrebbe così collassare.



Bisognerà aspettare il corso degli avvenimenti, la cattura dei sicari del clan Acosta ancora latitanti. Ma soprattutto bisognerà sperare che la corruzione e l’impunità non si insinuino e che tutto l’iter legale avanzi nel rispetto dello Stato di Diritto. Ora è fondamentale che lo Stato prenda le giuste misure affinché la vita del detenuto non sia in pericolo perché è palese che la sua presenza in Paraguay disturba  molto certi personaggi e alcuni poteri.  
Il nostro compito sarà quello di seguire attentamente, dal punto di vista giornalistico ma anche come semplici cittadini, ogni sviluppo, data la singolarità del momento per il popolo paraguaiano. Infatti poco e niente si è saputo dei mandanti e degli assassini materiali di tutti i giornalisti caduti per mano del narcotraffico, negli anni della democrazia dopo la dittatura del generale Strossner.  
Poco dopo di salire sull’aeroplano che lo doveva portato in Paraguay, l'ex sindaco ha avuto la sfacciataggine di intraprendere un dialogo insolito con una delle autorità della procura - Signor Giudice, akyhyje, ani pe juga che reche ("ho paura che si giochi con me"), - ha detto in guaranì Vilmar Acosta, aggiungendo che temeva per la sua incolumità.  
Il Procuratore Generale dello Stato paraguaiano, Javier Díaz Verón in risposta ha sottolineato che gli sarebbero state garantiti tutte le norme di sicurezza ed un giusto processo.   
E così “Neneco” Acosta è stato condotto in carcere. Per i cittadini è un vittoria della giustizia  ma c’è ancora molta strada da fare prima di affermare che si tratta di un trionfo completo. Per tale ragione continueremo sul piede di guerra. L’ex sindaco Acosta può stare tranquillo che la società paraguaiana non giocherà con lui. Chi ha giocato, e parecchio, con la vita, la legge e la fiducia in lui depositata (in quanto investito di una carica politica) è stato lui.

Foto di copertina © ABC COLOR

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