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dellutri marcello big6di Aaron Pettinari
La visione distorta della sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo
Ci risiamo. Dopo Bruno Contrada, ex dirigente del Sisde condannato a 10 anni di reclusione per concorso esterno alla mafia, ecco Marcello Dell'Utri, condannato in Cassazione a sette anni di carcere per concorso esterno a Cosa Nostra, pronto a chiedere l'annullamento della propria sentenza.
Proprio ieri gli avvocati di Marcello Dell'Utri, Giuseppe Di Peri, Bruno Nascimbeni e Andrea Saccucci, hanno depositato richiesta di incidente di esecuzione alla corte d'appello di Palermo. Una richiesta in cui citano la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che è intervenuta sul caso Contrada condannando l'Italia ad un risarcimento di 10 mila euro in quanto, a parere della Corte, l'ex capo della Mobile non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa perché, all'epoca dei fatti, il reato non “era sufficientemente chiaro”.
Scriveva la Cedu che “il reato di concorso esterno in associazione mafiosa è stato il risultato di un'evoluzione della giurisprudenza iniziata verso la fine degli anni '80 e consolidatasi nel 1994 e che quindi la legge non era sufficientemente chiara e prevedibile per Bruno Contrada nel momento in cui avrebbe commesso i fatti contestatigli”. La Corte di Strasburgo sosteneva anche che i tribunali italiani “non hanno esaminato approfonditamente la questione della non retroattività e della prevedibilità della legge" sollevata più volte da Bruno Contrada, e che non hanno quindi risposto alla questione “se un tale reato poteva essere conosciuto da Contrada quando ha commesso i fatti imputatigli”.

Tuttavia non vi è neanche una parola nel merito dei fatti che sono stati contestati all'ex numero tre del Sisde. Ovviamente i grandi organi di informazione non hanno evidenziato questo aspetto ed anche ieri, presentando l'istanza dei legali dell'ex senatore Dell'Utri, è stata diffusa la notizia che la Corte ha annullato la sentenza nei confronti di Contrada. Un dato quest'ultimo assolutamente non corrispondente alla realtà in quanto la Corte europea, quando accerta una violazione, può riconoscere semplicemente un' “equa compensazione”, che consiste in un risarcimento economico dei pregiudizi sofferti. Non è sua competenza quindi intervenire, annullando le sentenze della Corte di Cassazione.
Come aveva ricordato l'ex pm Antonio Ingroia la Corte europea non ha tenuto conto delle oscillazioni giurisprudenziali degli anni Novanta, proprio in materia di concorso esterno che viene combinato tra il concorso previsto dall'art.110 e l'associazione mafiosa prevista dall'art. 416 bis (legge Rognoni-La Torre).
Inoltre non si tene conto che la Cassazione non potrebbe mai intervenire senza la preesistenza di condotte previste come illecite e perciò già vietate dall'ordinamento.
Va poi ricordato che la controversia sul Concorso esterno è stata poi oggetto di una pronuncia dalle Sezioni unite della corte di Cassazione nell'ottobre 1994. La Corte suprema ha stabilito che il concorso esterno nel delitto associativo riguarda “quei soggetti che, sebbene non facciano parte del sodalizio criminoso, forniscano, sia pure mediante un solo intervento, un contributo all'ente delittuoso tale da consentire all'associazione di mantenersi in vita, anche limitatamente ad un determinato settore, onde poter conseguire i propri scopi”.

Anche per Dell'Utri restano i fatti
I giudici hanno messo nero su bianco che Marcello Dell'Utri, fondatore di Forza Italia, il primo partito italiano degli ultimi vent’anni, per 18 anni, dal ’74 al ’92 è stato il garante “decisivo” dell’accordo tra Silvio Berlusconi e Cosa nostra e “la sistematicità nell’erogazione delle cospicue somme di denaro da Marcello Dell’Utri a Gaetano Cinà sono indicative della ferma volontà di Berlusconi di dare attuazione all’accordo al di là dei mutamenti degli assetti di vertice di Cosa nostra”. In particolare, i giudici mettono in rilievo come “il perdurante rapporto di Dell’Utri con l’associazione mafiosa anche nel periodo in cui lavorava per Filippo Rapisarda e la sua costante proiezione verso gli interessi dell’amico imprenditore Berlusconi veniva logicamente desunto dai giudici territoriali anche dall’incontro, avvenuto nei primi mesi del 1980, a Parigi, tra l’imputato, Bontade e Teresi, incontro nel corso del quale Dell’Utri chiedeva ai due esponenti mafiosi 20 miliardi di lire per l’acquisto di film per Canale 5“.
La Suprema corte, che ha confermato la sentenza d'appello bis, sottolinea come “si evince che il diniego delle circostanze attenuanti generiche e il complessivo trattamento sanzionatorio” a carico di Dell’Utri “sono stati giustificati con la qualità e la natura del reato commesso, espressivo di particolare pericolosità sociale, con le modalità della condotta, protrattasi per un lasso di tempo assai lungo e idonea a ledere in maniera significativa” l’ordine pubblico.
Infine la Cassazione parla della “decisività dell’opera di Dell’Utri nel dare vita all’accordo fonte di reciproci vantaggi dei contraenti” ha “consapevolmente e volontariamente fornito un contributo causale determinante che senza il suo apporto non si sarebbe verificato, alla conservazione del sodalizio mafioso e alla realizzazione, almeno parziale del suo programma criminoso, volto alla sistematica acquisizione di proventi economici ai fini della sua stessa operatività, del suo rafforzamento e della sua espansione”.
Ora i legali hanno ritenuto di presentare l'istanza ai giudici della III sezione della corte d'appello di Palermo che emise la sentenza di condanna a sette anni, poi confermata dalla Cassazione ed il collegio si troverà a fissare un'udienza in camera di consiglio alla presenza di accusa e difesa, e poi decidere sulla richiesta.
Certo è che basarsi su una sentenza della Corte di Strasburgo appare quantomeno singolare e, per come sono state date le notizie, anche fuorviante con una condanna che non cancella sentenze passate in giudicato. Per fortuna la giurisprudenza italiana sul fronte delle normative sulla lotta alla mafia sia avanti “anni luce” rispetto alla giurisprudenza europea. Per fortuna il reato di Concorso esterno esiste da sempre nel sistema, ed esiste in maniera autonoma grazie al combinato (fisiologico) disposto fra norme generali e reato associativo. Evidentemente c'è chi vorrebbe dimenticare, alla faccia dei fatti.

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