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acosta neneco vilmar manette abccolordi Jean Georges Almendras
A metà settembre o giù di lì, salvo contrattempi, sbarcherà in Paraguay l'ex sindaco di Ypejhú, Vilmar "Neneco" Acosta dopo che lo scorso 25 agosto il Tribunale Supremo del Brasile ha deliberato all'unanimità per la sua estradizione. Una notizia che, appena resa ufficiale dalle autorità brasiliane, è stata resa nota su tutti gli organi d'informazione paraguaiani. All'emittente Abc Color è stata persino effettuata una manifestazione pubblica. I giornalisti si sono radunati di fronte alla sede del giornale, come fecero in quel pomeriggio di ottobre, quando dei criminali misero fine alla vita del loro collega Pablo Medina  e della giovane Antonia Almada.  
Subito dopo il duplice omicidio i cittadini paraguaiani e le autorità identificarono i volti degli assassini: gli esecutori materiali ed i mandanti. I primi erano il fratello di Vilmar Acosta e suo nipote, cioè: Wilson Acosta e Flavio Acosta, attualmente latitanti. In quanto ai mandanti: i sospetti caddero subito sull’ex sindaco della città di Ypejhú, Vilmar Acosta, alias "Neneco", ma non si esclude che altri personaggi della malavita e del sistema politico abbiano preso parte alla decisione di uccidere il giornalista. Esecuzione portata a termine nelle prime ore del pomeriggio del 16 ottobre del 2014, in una zona rurale di Villa Ygatimí, nel dipartimento di Canindeyú.  

Da quel tragico giorno fino al momento di redigere queste righe, molta acqua è passata sotto il ponte. Acqua che ha portato, tra altre cose, la cattura dell'ex sindaco lo scorso  marzo a Mato Grosso do Sul, Brasile. Successivamente un giudice brasiliano decretò la custodia in carcere ai fini di deportazione, successivamente la Corte Suprema confermò il carcere ma ai soli fini di estradizione.  
Bisogna sottolineare che la Procura del Paraguay ha insistito davanti alle autorità del Brasile sulla deportazione, che richiede un iter burocratico più celere e quindi portare l’Acosta ad essere giudicato in territorio paraguaiano. Tuttavia le autorità brasiliane optarono in quei giorni definitivamente per l'estradizione, che finalmente sembra concretizzarsi.  
In questo contesto, in un’altalena di decisioni giuridiche, si aspettava la risoluzione finale prevista per il 25 agosto, quando il Tribunale Supremo del Brasile, all'unanimità - quattro voti, e solo un'assenza – ha deciso per l'estradizione.  
Un fattore determinante il fatto che "Neneco" è stato considerato cittadino paraguaiano, e non brasiliano, come pretendeva l'accusato. Inoltre ha inciso fortemente la consistenza delle numerose prove presentate sul coinvolgimento di Vilmar Acosta nell’omicidio di Medina e di Almada.
Cosa resta da fare per far sì che, una volta per tutte, Vilmar Acosta scenda ammanettato e sotto custodia dall’aereo, ad Asunción, Paraguay? Il cancelliere nazionale Eladio Loizaga ha dichiarato ai giornalisti che lo hanno intervistato che la decisione del Tribunale brasiliano sarà presentata alla presidentessa del Brasile Dilma Rousseff, che dovrà ratificare la risoluzione, asserendo che si tratta di una formalità burocratica inevitabile.   
Possiamo presumere, alla vista dei fatti, che ad Asunción stiano sicuramente preparando una cella pronta ad accogliere l'ex sindaco. Una buona notizia, certamente, per i giornalisti paraguaiani e per i familiari di Pablo Medina e di Antonia Almada.  
Forse abbiamo vinto una battaglia contro l’impunità? È certo che sarà certezza, almeno per me, solo quando vedremo "Neneco" arrivare nella capitale paraguaiana, come corrisponde ad un assassino del suo calibro: ammanettato e in mano alla Giustizia; e quando saranno catturati gli autori materiali dei due crimini.
Solo allora ci saranno gli elementi che delineeranno un atto di giustizia, per smantellare l'impunità nel Paraguay. Solo allora. Siamo ancora soltanto a metà strada in tale senso.

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