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toga-web4Domani sarà sentito Arnaldo Forlani
di Aaron Pettinari - 4 febbraio 2015
Pochi minuti, giusto il tempo di consultarsi con il proprio avvocato, Bonanni. “Che devo fa?”. Poi la scelta. “Su consiglio mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Così l’ex direttore del Dap, Adalberto Capriotti, indagato di reato connesso (false informazioni rese ai pm, ndr), ha deciso di restare in silenzio. “Se c’è altro che mi dovete chiedere però io sono qui e posso rispondere. Sono qui pre rispetto del Presidente, della Corte, del pubblico ministero”. Un’udienza lampo per il processo trattativa Stato-mafia che si celebra eccezionalmente a Roma. Si tratta della terza “defezione” per la trasferta programmata dalla Corte d’assise di Palermo. Nei giorni scorsi infatti sia l’ex ministro Giovanni Conso che l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi avevano inviato la documentazione che attestava l’impossibilità di testimoniare. Come ieri, quando è stato ascoltato l’ex capo del Dap Nicolò Amato, che ieri ha detto di essere stato “mandato via dal Dap con un calcio nel sedere proprio per cambiare l’impostazione carceraria” su decisione dell’allora capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro, al centro del dibattimento vi sarebbe stato il tema delle carceri e del 41 bis.

In particolare si sarebbe parlato della successione ai vertici dell’amministrazione penitenziaria con Capriotti che è stato il successore di Amato a partire dal giugno 1993.
La trasferta romana del processo si concluderà domani con la deposizione dell’ex segretario della Dc Arnaldo Forlani che si terrà sempre presso la sede del tribunale di Roma. A quest'ultimo i pm chiederenno chiarimenti sulla sostituzione, decisa improvvisamente alla vigilia del rimpasto di governo dopo la strage di Capaci, nel giugno '92, del ministro dell’Interno dell’epoca Vincenzo Scotti. Scotti, a cui era stata garantita la permanenza al Viminale, venne incaricato di dirigere il dicastero degli Esteri, mentre al suo posto all’Interno venne nominato Nicola Mancino. Forlani, come l’ex presidente dc Ciriaco De Mita, sentito nel 2012, aveva ricondotto a ragioni politiche la sostituzione di Scotti. Per la Procura dietro la sostituzione ci sarebbe stata la necessità di togliere la guida del Viminale a un personaggio che, con misure come il carcere duro, aveva lanciato segnali duri alla criminalità organizzata.

DOSSIER Processo trattativa Stato-Mafia

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