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grasso-valeria-web1di Aaron Pettinari e Miriam Cuccu - 6 novembre 2014
Qualcuno si è introdotto nell'abitazione dell'imprenditrice antiracket lo scorso agosto. La Procura di Palermo ha aperto un fascicolo
Porte e finestre aperte, luci accese ovunque, il cane, precedentemente lasciato in giardino, rinchiuso in salone. Sul corridoio d'ingresso, una pozzanghera d'acqua. È questa l'immagine che si è presentata agli occhi dell'imprenditrice antiracket, Valeria Grasso (in foto), al suo rientro a casa, a Mondello, la sera del 23 agosto scorso. Qualcuno è riuscito ad introdursi nell'abitazione a tre piani, sorvegliata da una ronda fino a mezz’ora prima, senza tuttavia sottrarre effetti personali. Un fatto definito dai militari addetti alla sua tutela, che hanno presentato una minuziosa relazione, come "molto serio ed inquietante". L'atto intimidatorio è stato reso noto soltanto ora ma sull'episodio la Procura di Palermo ha aperto un fascicolo contro ignoti e il Procuratore aggiunto Vittorio Teresi, che ha raccolto la denuncia della testimone di giustizia, ha detto: “Si è avviata un'indagine ma non si può dire nulla di più”.

La Grasso, da qualche mese tornata a Palermo e recentemente nominata coordinatrice nazionale per l'Italia dei Valori in tema di lotta alla corruzione e riutilizzo di beni confiscati, negli ultimi tre anni ha vissuto con la sua famiglia in una località protetta dopo aver incastrato con le sue denunce i suoi estorsori e fatto arrestare appartenenti al clan Madonia, fra cui Maria Angela Di Trapani, la donna boss moglie di Salvo Madonia. Dopo la misteriosa incursione nella casa palermitana la testimone di giustizia è stata ricevuta prima a Roma dal prefetto Rosanna Rabuano e due giorni dopo dal Prefetto Francesca Cannizzo la quale avrebbe promesso che ne avrebbe parlato al Comitato per l'ordine e la sicurezza e che nel giro di 48 ore vi sarebbero state delle novità. “È passato un mese e non ho ricevuto nessuna notizia”. Del caso è stato informato anche il ministro Angelino Alfano “il quale – aggiunge la Grasso - ha assicurato che avrebbe attenzionato la cosa e disposto degli interventi, ma dopo due settimane non ha mosso un dito”. “Perché questa indifferenza? – protesta la testimone di giustizia – Prima mi si vuole ascoltare con urgenza, poi il silenzio più assoluto, chi prendono in giro? Devono assumersi le loro responsabilità, invece mando lettere e raccomandate ma non mi risponde nessuno”.

Scorta depotenziata?
Altro tema toccato dall'imprenditrice antiracket di San Lorenzo è la mancanza di spiegazioni al depotenziamento del servizio di sicurezza. “In passato ogni mio spostamento doveva essere gestito con notevole anticipo, nessuno doveva sapere dove mi trovavo, non potevo ricevere nemmeno una cartolina – ribadisce con forza – Ora che sono tornata a Palermo sembra che certe condizioni sono cambiate ma nessuno mi ha comunicato nulla. Ad esempio quando mi sono trovata a dovermi allontanare dalla città per lavoro, mi è stato risposto che fuori dalla provincia di Palermo non ho il servizio di scorta, che posso andare tranquillamente da sola. E quando ho chiamato in caserma e ho chiesto che mi venisse data comunicazione scritta mi è stato risposto: ‘Per iscritto non glielo possiamo mettere’, senza nessuna spiegazione ulteriore. Se si ritiene che io e la mia famiglia non siamo in pericolo che lo si dica per iscritto e si tolga la scorta anche a Palermo. Poi però se succede qualcosa la responsabilità sarà di chi ha preso la decisione”.

La minaccia che resta
La volontà di tornare a Palermo era stata espressa a più riprese da Valeria Grasso quando si trovava in località protetta. “L'ho fatto per i miei figli che tanto si sono sacrificati in questi anni – prosegue - Riaprire la palestra ha avuto per me un grandissimo significato e tutto ciò non è passato inosservato”. Poche settimane fa, infatti, un collaboratore della palestra, che si trova nel quartiere San Lorenzo, ha notato un furgone bianco con all'interno due soggetti che osservavano con un certo interesse gli interni del locale ed altri loschi figuri sono stati segnalati dai militari addetti alla sicurezza dell'imprenditrice. A questo si aggiunge il ritorno in libertà di Salvatore Lo Cricchio, affiliato al clan dei Madonia, finito in galera proprio dopo le denunce della stessa Valeria Grasso che torna a chiedere con forza delle risposte: “Questo soggetto è tornato in libertà da circa 8 mesi e spesso è stato notato da me, dai miei familiari e dai carabinieri all'interno del noto ristorante ‘Pace e Bene’ ubicato a poca distanza dalla mia palestra. Io sono orgogliosa di essere tornata a Palermo ma ho il diritto di sapere se sono in pericolo oppure no, qui è a rischio anche la vita dei miei figli. La voglio per iscritto e firmata dalle dovute cariche. Anche da queste cose si capisce se i testimoni di giustizia sono considerati veramente delle risorse preziose. Oppure sono solo chiacchiere?”.

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