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carcere-protocollo-farfalla-effFava: “I vertici dei servizi hanno mentito in Commissione”
di Aaron Pettinari - 27 settembre 2014
C'è anche il protocollo farfalla tra gli atti che il pg di Palermo Roberto Scarpinato ha chiesto di acquisire al processo Mori-Obinu. In un documento di sei pagine stilato nel 2004 tra il Dap, diretto all'epoca da Giovanni Tinebra, ed il Sisde, allora guidato dallo stesso Mario Mori, viene certificato l'accordo segreto desecretato di recente da Matteo Renzi. Un documento in cui non compaiono timbri, intestazioni o firme ma una semplice dicitura “Riservato”. La procura di Palermo, oltre al protocollo, aveva trovato anche alcuni appunti in cui compare una lista che elenca alcuni nomi di boss mafiosi, detenuti in regime di 41 bis, ai quali i servizi vorrebbero estendere l’operazione d’intelligence denominata Farfalla. Nomi individuati dall'intelligence dopo aver ricevuto una prima “disponibilità di massima a fornire informazioni”. In cambio di cosa? Semplice, un “idoneo compenso da definire”. E i nomi che compaiono sono davvero eccellenti. Dal boss di Brancaccio Fifetto Cannella, condannato all’ergastolo per la strage di Via d’Amelio, a Vincenzo Boccafusca, quindi Salvatore Rinella ed il catanese Giuseppe Maria Di Giacomo. Quest'ultimo di recente avrebbe rilasciato alcune dichiarazioni sulla reale identità di Faccia da Mostro. Ma ci sono anche il camorrista Modestino Genovese e lo 'Ndranghetista Antonino Pelle.

“Il punto critico del protocollo è la mancanza di un controllo di legalità da parte della magistratura”
hanno detto in aula il pg Roberto Scarpinato e il sostituto Luigi Patronaggio.
La Procura continua ad indagare per cercare di dare una risposta agli innumerevoli quesiti che il Protocollo porta con sé: quali informazioni hanno fornito negli anni i boss? Sono stati davvero pagati boss stragisti con i soldi dei servizi?
In base all'accordo tra Dap e Sisde si prevede per i detenuti “l’esclusività e la riservatezza del rapporto”. Ciò significa, ad esempio, che altri organi come la magistratura (contrariamente da quanto previsto dalla legge, ndr) non sarebbero mai stati avvisati né delle visite ne dei contenuti acquisiti durante le stesse.
Secondo la commissione parlamentare antimafia, che ha indagato proprio su questo capitolo oscuro della storia italiana, il Protocollo Farfalla sarebbe cessato di esistere nel 2007, ovvero da quando vengono regolamentate le attività dei servizi segreti all'interno delle carceri. Ma il sospetto che si sia proseguito nella conduzione di certe attività è ben presente. Basti pensare al caso del pentito Flamia, che ha confermato di aver ricevuto circa 160mila euro dai Servizi in cambio di informazioni. Incontri con gli 007 che sarebbero avvenuti in carcere anche all'inizio della sua collaborazione con la giustizia. E poi ancora dubbi vengono sollevati sulle attività di Alberto Lorusso, il compagno di camminate di Riina, capace di scrivere biglietti in fenicio, o ancora il caso di Rosario Pio Cattafi su cui i servizi avrebbero chiesto informazioni all'ex direttore del Dap Tamburrino.
Ad alzare ulteriori dubbi sui comportamenti più recenti dei vertici dei servizi di sicurezza è intervenuto il vice presidente della commissione antimafia Claudio Fava: “I vertici dei servizi di sicurezza hanno clamorosamente mentito alla Commissione Antimafia, e, ciò che è più grave, hanno mentito nel corso di audizioni segrete, negando l'esistenza del 'protocollo farfalla', di cui oggi abbiamo ogni evidenza, dopo la scelta del capo del governo di togliere il segreto di stato”. Quindi ha aggiunto: “Abbiamo insistito più volte, nel corso di queste audizioni, sul contenuto di questo protocollo che legava in modo opaco l'attività dei servizi ad alcuni detenuti in regime di 41 bis. A domande puntuali semmai questi rapporti vi fossero stati, con chi e su quali argomenti, le risposte dei direttori del Dis e dell'Aisi sono state sempre negative. Mentire alla Commissione Antimafia è grave. Mentire su un tema sensibile come questo, che allude anche alla possibilità di depistaggio in alcune inchieste di mafia, più che grave è inammissibile”.

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