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martello-carabiniere-archiviazionedi Aaron Pettinari - 3 luglio 2014
“I fatti emersi nel presente procedimento, nella loro oggettività, ed in considerazione della natura dei soggetti coinvolti, tra i massimi esperti nelle indagini relative alla criminalità organizzata, sono tali, per l'entità degli errori commessi, da aver potuto indurre nel Riccio un dubbio ragionevole che si fosse trattato di un'attività deliberatamente finalizzata a favorire la latitanza di Provenzano”. E' questo uno dei passaggi del documento con cui il gip di Palermo, Daniela Cardamone, ha archiviato l'inchiesta aperta sull'ex ufficiale dell'Arma Michele Riccio dopo la denuncia per calunnia presentata dall'ex generale dei carabinieri Mario Mori e dal colonnello Mauro Obinu.
Il colonnello Riccio è stato uno dei principali testi di accusa al processo a carico di Mori e Obinu, imputati e assolti in primo grado per il mancato arresto del boss Bernardo Provenzano nel 1995 a Mezzojuso.
Lo scorso gennaio la Cassazione aveva accolto il ricordo di Mori ed Obinu, annullando senza rinvio la prima ordinanza di archiviazione dell'indagine, disposta dal gip Maria Pino, a causa di un vizio di forma (nello specifico si parlava di 'un sostanziale 'vulnus' al diritto al contraddittorio delle persone offese per la mancata adozione del rito camerale') con tanto di rinvio ad altro giudice delle indagini preliminari.

Ancora una volta però il Gip procede con un'ordinanza di archiviazione entrando anche nel merito in quanto lo stesso Riccio ha rinunciato alla prescrizione che, in base al reato contestato, sarebbe stata possibile. Il magistrato esclude che Riccio abbia accusato Mori di avere fatto fuggire il padrino corleonese sapendolo invece innocente, circostanza che consentirebbe la configurazione del reato di calunnia. "Non è questa la sede - ha scritto il gip - nella quale stabilire se i comportamenti di Mario Mori o di Mauro Obinu siano stati frutto di meri errori o se siano stati, invece, deliberatamente illeciti e se il movente di tali azioni sia da individuare nella trattativa tra esponenti delle istituzioni e appartenenti a Cosa nostra, trattativa la quale sarebbe sfociata nell'accordo che, in cambio della collaborazione alla cattura di Riina ed alla cessazione delle stragi mafiose, avrebbe assicurato a Provenzano una sorta di immunità. Tali ipotesi delittuose sono, infatti, oggetto di processi che attualmente pendono dinanzi ad altre autorità giudiziarie”.
Nel 2011 il gip Maria Pino aveva invece scritto: “È convincimento di questo Giudice che la condotta assunta e perpetuata dal Generale Mori e dal Colonnello Obinu non sia da ascrivere a difficoltà tecniche od organizzative né ad errori di valutazione. Non vi sono elementi che inducano a ciò. Piuttosto, le acquisizioni istruttorie convergono nell’ascrivere la condotta suddetta ad una deliberata strategia di inerzia – articolata su più versanti ed ulteriormente protratta pur dopo il deflagrante evento costituito dall’omicidio di Ilardo Luigi – che non trova giustificazione alcuna, non emergendo neppure dagli interrogatori una differente adeguata chiave di lettura, se non nelle finalità di agevolazione recepite dalla imputazione elevata dall’organo inquirente con la richiesta di rinvio a giudizio in atti”.

DOSSIER Michele Riccio

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