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lodato-saverio-big3VIDEO INTEGRALE DEL CONVEGNO!
di AMDuemila - 18 luglio 2013

“Oggi siamo in presenza di certe considerazioni che tendono a riscrivere la storia”. Lo ha detto Saverio Lodato presso la Facoltà di Giurisprudenza a Palermo dove è in corso il convegno di Antimafia Duemila in memoria di Paolo Borsellino. “Così gli americani non si rivolsero mai alla mafia in vista dello sbarco in Sicilia. Non ebbero rapporti con i mafiosi negli anni immediatamente successivi alla Liberazione. Lo dice lo storico Salvatore Lupo. E Salvatore Lupo è un uomo d'onore. E' storico d'onore. Non c'è stata mai alcuna “trattativa” fra lo Stato e la mafia, prima durante e dopo le stragi del 1992-1993. Lo dice il sociologo, Pino Arlacchi. E Pino Arlacchi è un uomo d'onore. E' sociologo d'onore. E lo dice anche il giurista Giovanni Fiandaca. E Giovanni Fiandaca è un uomo d'onore. E' giurista d'onore. Se la trattativa ci fosse stata, non ci sarebbe nulla di cui scandalizzarsi. E' legittimo che lo Stato abbia trattato con la mafia. Ed è legittimo anche se, durante quella trattativa, le stragi continuarono. Lo dice il politico Emanuele Macaluso.

E Emanuele Macaluso è un uomo d'onore. E' uomo politico d'onore. Il ministro degli Interni, fra le stragi di Capaci e via D'Amelio, non conobbe mai Paolo Borsellino. E non seppe mai che faccia avesse. Lo dice, parlando di se stesso, l'ex uomo di Stato Nicola Mancino. E Nicola Mancino è un uomo d'onore. E' ex uomo di Stato d'onore. I magistrati Nino Di Matteo e Antonio Ingroia provocarono, indagando sulla cosiddetta “trattativa”, la morte per infarto del consigliere del Quirinale, Loris D'Ambrosio. Lo dice il giornalista Giuliano Ferrara. E Giuliano Ferrara è un uomo d'onore. E' giornalista d'onore. Ma anche Di Matteo e Ingroia, fino a prova contraria, sono uomini d'onore. Sono magistrati d'onore. Un imputato per falsa testimonianza, Nicola Mancino, ha tutto il diritto di telefonare al Quirinale chiedendo che venga alleggerita la sua posizione processuale. E ha tutto il diritto di intrattenersi telefonicamente con il capo dello Stato. Lo dice il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. E' Giorgio Napolitano è un uomo d'onore. E un capo dello Stato d'onore. Si può commemorare la morte di Giulio Andreotti, non ricordando mai, neanche in una riga che la Cassazione condannò Andreotti a pagare le spese processuali riconoscendo che sino al 1980 incontrò a più riprese il vertice di Cosa nostra. Lo dice, in questo caso è più esatto dire lo scrive, la grande firma del giornalismo italiano, Eugenio Scalfari. E Eugenio Scalfari è un uomo d'onore. E' grande firma d'onore. Fermiamoci qui”.
“In questa galleria di grandi figure,  - ha concluso il giornalista - stanno anche tante figurine che a nostro giudizio, per quanto scalpitino, non meritano di essere citate in un serata seria come questa. E l'elenco delle figurine sarebbe assai più lungo dell'elenco delle figure, diciamo così, autorevoli. Quello che ho cercato di descrivervi con esempi particolari appena accennati è lo Stato della lotta alla mafia, a 21 anni di distanza dal sacrificio di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, Agostino Catalano. A 21 anni di distanza dalla raccolta dei brandelli cui furono ridotti uomini e donne che nello Stato italiano avevano creduto per davvero”. E infine: “La lotta alla mafia è una partita truccata. La politica e la mafia, alla luce del sole, si mescolano fra di loro. Tutti gli italiani ormai lo hanno capito e lo sanno. Ma a nessuno è consentito aggredire il rapporto fra la mafia, la politica, gli affari. A nessuno è consentito indagare, cercare la verità, processare a far di tutto per arrivare a sentenza di condanna. Il Potere non lo vuole. Il Signore del Colle ha detto no. E noi? E noi allora che faremo? Noi che siamo semplici cittadini? Che siamo cittadini semplici? Non è facile rispondere. Anche noi, però, e nessuno deve mai dimenticarlo, siamo uomini d'onore. Siamo cittadini d'onore. E combatteremo sino alla fine nella speranza che gli assassini di mafia e gli assassini di Stato di Paolo Borsellino vengano un giorno assicurati alla giustizia insieme ai mandanti che li ispirano. Ce la faremo? E chi può dirlo? Ma una cosa è certa: in Italia c'è posto per tutti. Anche per sessanta milioni di italiani. Dei quali, non dimentichiamolo, fa parte Papa Francesco. Giuristi, storici, sociologi, giornalisti, uomini poltici, ex uomini di Stato, capi di Stato, se ne facciano una ragione.

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Paolo Borsellino: "La mafia mi ucciderà ma saranno altri a volerlo"

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