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ilardo-luigiTre nuove ordinanze contro i presunti responsabili dell'attentato
di Miriam Cuccu - 12 giugno 2013
La Procura di Catania ha emesso tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei presunti responsabili dell'assassinio di Luigi Ilardo, cugino del boss di Caltanissetta Giuseppe “Piddu” Madonia. Si tratta di Maurizio Zuccaro, capomafia della famiglia Santapaola, Orazio Benedetto Cocimano e lo stesso Piddu Madonia.
Confidente del colonnello Riccio, grazie alle sue preziose informazioni Ilardo era riuscito, nel 1995, a portare i carabinieri del Ros a un passo dall'arrestare il boss latitante Bernardo Provenzano a Mezzojuso, vicino a Palermo. Nell'ambito del processo Mori-Obinu i due ex ufficiali dei carabinieri del Ros (il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, ndr) sono accusati di averne protetto la latitanza impedendo la riuscita del blitz. Secondo il pm Nino Di Matteo, che rappresenta la pubblica accusa, questo accadde perché “c’era una trattativa, e negli accordi era previsto che Binnu dovesse rimanere libero”.

Dopo aver manifestato la sua volontà di collaborare, Ilardo uscì dal carcere diventando un confidente infiltrato della Dia con il nome in codice “Oriente”. L'ex boss di Caltanissetta descrisse a Riccio il nuovo sistema mafioso creatosi in seguito all'arresto di Riina. Disse anche al colonnello “che il Provenzano era legato a personaggi appartenenti ad ambienti politico-istituzionali ed imprenditoriali diversi dal Riina, con i quali continuava a 'dialogare'”. Grazie alle sue dichiarazioni vennero arrestati diversi fiancheggiatori di Provenzano e numerosi latitanti appartenenti alle famiglie di Cosa nostra di Agrigento, Caltanissetta, Catania. Ilardo riuscì a scambiare diversi pizzini con Provenzano, tanto da ottenerne l'affetto e la stima. Riuscì perfino a fissare un incontro con “zu Binnu” il 31 ottobre del 1995 al bivio di Mezzojuso. Il Ros però ordinò di non procedere al blitz, in quanto sostenne di non avere i mezzi necessari per dare il via all'operazione.

Da lì in poi gli eventi precipitarono. Ilardo decise di fare il salto e diventare definitivamente collaboratore di giustizia, ma ormai la notizia della sua scelta iniziò a circolare.

Luigi Ilardo venne ammazzato il 10 maggio 1996 di fronte al suo domicilio in via Quintino Sella, a Catania. Due sicari su una motocicletta gli si affiancarono all’improvviso facendo esplodere più colpi dalle loro pistole mentre apriva il portone dell'abitazione. Colto alla sprovvista, Ilardo non ebbe il tempo né di fuggire, né di trovare un riparo.

Nel 2008 il colonnello Riccio, interrogato nell'ambito del processo Mori-Obinu, ne ricostruì le confidenze, secondo le quali “Provenzano aveva stabilito un contatto con un esponente dell’entourage di Berlusconi di Forza Italia per cui c’era l’indirizzo di votare, da lì a poco avrebbero dovuto votare tutti Forza Italia”. Riccio spiegò inoltre che gli venne ordinato “da parte del colonnello Mori di omettere (dal rapporto “Grande Oriente” steso in seguito alla morte di Ilardo, ndr) tutti i nomi dei politici, e di quel personaggio che rappresentava l’entourage di Berlusconi… sarebbero arrivati allo scontro...”. Quel personaggio era di fatto Marcello Dell'Utri, ritenuto dallo stesso Ilardo “un personaggio importantissimo, vicino ai nostri ambienti”.

Da qualche anno la Procura di Catania ha riaperto l'indagine sulla sua morte, riuscendo così a dare un volto ai responsabili. La svolta è arrivata nel 2010 con le dichiarazioni di Eugenio Sturiale, diventato collaboratore di giustizia e testimone oculare dell'attentato, dato che all'epoca abitava in un palazzo non lontano dall'abitazione di Ilardo. La sua versione è stata avallata dalla moglie, Palma Biondi, anche lei collaboratrice di giustizia. Grazie al loro contributo, unito a quello di altri pentiti come Natale Di Raimondo, Calogero Pulci, Giovanni Brusca, Antonino Giuffrè e Carmelo Barbieri, l'indagine, condotta dal procuratore Giovanni Salvi e dai sostituti Pasquale Pacifico e Agata Santonocito, si è arricchita di nuovi dettagli. L'ordine di assassinare Ilardo partì da Piddu Madonia (che si trovava in carcere) e che ne delegò l'organizzazione a Enzo Santapaola, il quale secondo le indagini avrebbe svolto il ruolo di cerniera (il Giudice per le indagini preliminari non ha però accolto la richiesta cautelare nei confronti di Santapaola, in quanto ha ritenuto insufficiente il quadro indiziario. Il rigetto ad ogni modo non incide sulla ricostruzione dei fatti e delle responsabilità degli altri indagati). Sempre in base alle indagini, Maurizio Zuccaro partecipò invece come secondo organizzatore dell'agguato, tanto che fece alcuni sopralluoghi vicino all'abitazione di Ilardo, mentre Cucimano prese parte al gruppo di fuoco.

Dagli interrogatori ai collaboratori di giustizia è inoltre emerso che il piano era inizialmente quello di tendere all'ex capomafia nisseno un'imboscata e successivamente torturarlo per scoprire ciò che aveva raccontato alle forze dell'ordine ma, essendo trapelata la notizia della sua decisione di fare il salto, si è verificata un'accelerazione dei tempi: Ilardo doveva essere ucciso subito.

Nonostante gli ultimi sviluppi, i mandanti occulti sono rimasti ancora senza volto, così come coloro che, dalle istituzioni, hanno permesso la fuga di notizie della collaborazione di Ilardo. Per indagare al riguardo, ed arrivare così alla verità sul suo omicidio, è stato aperto un fascicolo. L'indagine che oggi è sfociata nelle tre ordinanze di custodia cautelare è solo l'inizio di un filone investigativo che porterebbe agli storici legami che uniscono Stato e mafia.

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