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riina-salvatore-bigSecondo l'anonimo “Il covo fu perquisito e le carte nascoste in caserma”
di AMDuemila - 4 gennaio 2013
La lettera anonima recapitata lo scorso settembre al pm Di Matteo, il sostituto procuratore che sta indagando sulla trattativa Stato-mafia, ha aperto degli scenari davvero inquietanti non solo sull'indagine ma anche su capitoli del passato come la cattura di Totà Riina.
L'anonimo infatti rivela che “Il covo del latitante fu subito perquisito e l'archivio del capomafia venne inizialmente nascosto in una caserma dei carabinieri”.

“Si tratta di carte scabrose” aggiunge nella lettera, quindi indica anche una stanza di una caserma in cui queste sarebbero state nascoste anche se “lì le carte sono rimaste poco, poi sono state portate via”. Gli investigatori stanno cercando riscontri a questi nuovi dettagli. Dalle 12 pagine emerge un profilo di un addetto ai lavori, probabilmente un carabiniere che ha vissuto quel periodo in prima persona. Nomi, cognomi, soprannomi di militari ed ufficiali sono inseriti all'interno del documento, a testimoniare la validità degli indizi. Ma è ovvio procedere con la massima delicatezza anche perché il timore per un nuovo depistaggio resta forte. La lettera è stata allegata ad un fascicolo giudiziario iscritto a modello 46, quello per gli anonimi, ed ora la Dia di Palermo e di Roma, stanno compiendo tutte le verifiche. l procuratore aggiunto Vittorio Teresi, che coordina l'inchiesta sulla trattativa, si limita a dire: “Abbiamo delegato accertamenti alla polizia giudiziaria”. “Su alcuni fatti l’anonimo fornisce dettagli inediti – conferma il procuratore di Palermo, Francesco Messineo – si tratta di vedere ora se sono informazioni vere. Stiamo cercando i riscontri. Non posso citare i dettagli indicati nè la loro relazione con i casi giudiziari di cui si sono ampiamente occupate le cronache. Posso solo dire che è stata data alla polizia giudiziaria una delega di indagine per trovare eventuali riscontri ai fatti descritti dall’anonimo”. Anche il pm Nino Di Matteo ha commentato: “Abbiamo sempre avuto e continuiamo ad avere la consapevolezza della delicatezza e dell’importanza dell’indagine sulla trattativa tra Stato e mafia, quindi non trascuriamo nessuna ipotesi. Continuiamo a lavorare in un momento particolarmente delicato dello svolgimento dell’indagine e del processo Mori”. Il procuratore Francesco Messineo aggiunge: "Su alcuni fatti, l'anonimo fornisce dettagli inediti. Stiamo cercando i riscontri". I magistrati non escludono neanche l'ipotesi che dietro l'anonimo ci possano essere più persone, magari ex appartenenti a uno stesso reparto. Dell'anonimo ovviamente si occupano anche i magistrati di Caltanissetta, non solo per il riferimento nella missiva all'agenda rossa del giudice Borsellino, ma anche per l'avviso di “essere spiati” lanciato ai magistrati di Palermo. Non solo. Nella lettera si parla anche di “un magistrato della procura” di cui i pm della trattativa “non dovrebbero fidarsi”. Ma l'aspetto più inquiteante è la certezza che l'anonimo fornisce: “La trattativa con la mafia c'è stata ed è tuttora in corso”.

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