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Nell’ambito delle indagini scaturite dall’operazione “Grande mandamento” che nel gennaio 2005 ha portato all’arresto di 50 uomini d’onore fiancheggiatori del boss Bernardo Provenzano, gli inquirenti ascoltano i giovani rampolli della cosca di Villabate, Nicola Mandalà e Ezio Fontana mentre commentano il comizio tenuto dall’onorevole Beppe Lumia alla Festa dell’Unità che si è tenuta in Paese.
In quella occasione il politico non aveva temuto di denunciare le infiltrazioni mafiose nel paese infatti, secondo la relazione dei carabinieri il deputato “nell’evidenziare la gravità dell’esistenza di un comune per ben due volte sciolto in breve tempo per presunti condizionamenti mafiosi, aveva fatto esplicito riferimento a Mandalà Antonino definendolo: mafioso; soggetto che oltre ad arrecare nocumento a Villabate con il suo ‘veleno’, non si espone in prima persona, mandando avanti i suoi scagnozzi, i suoi sgherri e i trentenni (facendo verosimilmente riferimento a suo figlio Nicola e a Fontana Ignazio), e soffoca la gente onesta chiedendo il pizzo”.
Qualche giorno più tardi Nicola Mandalà e Ezio Fontana, registrato dalle cimici piazzate nella sua BMW x3 nera, avvicinano Salvatore Tesauro (esponente locale dei DS) e facendo esplicito riferimento al discorso dell’on. Lumia minacciano di “non sapere cosa potrebbe accadere qualora dovesse ripetersi una analoga situazione”.

Nicola Mandalà: “Senti Salvatore, mi hanno riferito cosa ha detto Lumia domenica scorsa. Non mi pare un modo corretto di fare politica. Tu sai che mio padre è ancora sotto processo. Uscite del genere possono danneggiarlo. E questa è una responsabilità vostra, perché non potete permettere a Lumia di venire qui a parlare con quei toni”.

Salvatore Tesauro: “Ma guarda Lumia è un deputato nazionale, non è che concorda gli interventi. E poi ciascuno di noi si prende la responsabilità di quello che dice…”

Nicola Mandalà: “No, Salvatore, tu non capisci. Perché non provi a farti un giro per Villabate e vedere se davvero, come dice il signor Lumia, ci sono gli sgherri trentenni che chiedono il pizzo. Prova a farti un giro. Bisogna verificare le cose prima di parlare. Ricordatelo. Comunque, Salvatore, voi siete fortunati: mio padre è un buono, è uno che non ha mai fatto male a una mosca. Io no, io non ho mai fatto parte della schiera dei buoni. Davvero non so che cosa potrebbe accadere se si dovesse ripetere una situazione come quella di domenica…”.

ANTIMAFIADuemila N°43

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