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Gaspare Giudice (Canicattì, 4 marzo 1943 – Palermo, 28 aprile 2009) è stato un deputato di Forza Italia. Uno degli uomini chiamati negli anni Novanta da Gianfranco Micciché per organizzare il partito in Sicilia.
Già direttore di banca, entra nel movimento di Berlusconi nel 1995 approdando alla Camera dei deputati nella XIII legislatura, eletto nel collegio di Bagheria.
Nel giugno del 1998, su richiesta della Procura di Palermo, il gip Renato Grillo emette contro di lui un'ordinanza di custodia cautelare nella quale sono riportati elementi di prova tali da far credere al giudice che il politico fosse inserito a “pieno titolo” in Cosa Nostra. Non in quanto “uomo d'onore”, ma perché soggetto strutturalmente funzionale all'organizzazione criminale.
Nel 2007, dopo un lungo processo per associazione mafiosa, bancarotta fraudolenta, riciclaggio ed estorsione Giudice viene assolto perché “il fatto non sussiste” per i reati di partecipazione a Cosa Nostra, bancarotta e riciclaggio. Mentre viene prescritta una delle accuse di bancarotta.
Diverse intercettazioni però hanno lasciato più di un'ombra sulla sua vicenda giudiziaria e su quei contatti con pericolosi boss della malavita.

Nel 1997 Antonino Mandalà, già all'epoca considerato “esponente emergente della nuova leadership di Cosa Nostra facente capo a Bernardo Provenzano”, aveva intrattenuto una serie di contatti telefonici, intercettati, con uomini politici ai quali si rivolgeva con una sintomatica autorità.
Tra questi Ugo Grimaldi, nel periodo in cui costui rivestiva la carica di Assessore Regionale al Territorio ed all'Ambiente e, appunto, Gaspare Giudice:

Mandalà: “…non dimentichiamoci Gaspare che tu hai dei doveri nei confronti del tuo collegio… può darsi che mi sbagli e che tu abbia dato impulso alle cose che io non conosco però le cose che ci interessano, nelle quali siamo coinvolti noi purtroppo, non vedo segnali e tu lo sai a cosa mi riferisco… e c’è gente che aspetta dei segnali ben precisi, gente che aspetta da noi di sapere che effettivamente (incomprensibile) e lo voglio vedere con dati alla mano, con dati di fatto se no non se ne parlerà più, perché se no siamo fritti, ce ne possiamo dimenticare Gaspare… Lo Meo lo dobbiamo togliere in modo che diamo segnali che certi signori aspettano per fare andare avanti questa cosa…”.

Il 15 aprile del 1997 Mandalà parla con Pietro Seminara (rappresentante legale dell'impresa Romagnoli in Sicilia). Nel corso della conversazione, scrive il gip Grillo, “è possibile cogliere diversi ed inequivoci riferimenti all’On. Giudice (al quale, in altre conversazioni, il Mandalà fa usualmente riferimento chiamandolo “Gaspare”)” in merito ad un suo tentativo di interferire in un procedimento amministrativo per favorire l’impresa CGP COSTRUZIONE nell’aggiudicazione di un appalto.

S (SEMINARA)
M (MANDALA')

S: Volevo dirle che passerò anche la....la sua diciamo offerta no, per il nostro...socio.
M: Si.
S: Noi abbiamo un socio a Reggio che opera proprio in quel campo di...scavi eccetera
M: Si benissimo
S: Va bene?
M: La ringrazio.
S: Poi...sarà mia...cura dirle...ditta, nominativo, eccetera
M: So di essere in buone mani!
S: La ringrazio.
M: Io stamattina mi sono visto con GASPARINO
S: Eeeh?
M: Mmmh...mi ha chiesto ma vi siete visti....
S: Ma l'Onorevole quando verrà a Catania?
M: So che verrà Giovedì
S: A Catania?
M: Ameno stamattina...ha ricevuto alcune telefonate di catanesi..ai quali diceva che Giovedì sarà a Catania.
S: Quindi..
M: Cert...
S: Va bene avvocato
M: Lei ..c'è l'ha u' numero di telefono no?
S: Si, si
M: Eventualmente lo chiama...lo chiama lì...quando viene a...quando viene a Palermo...almeno con un giorno di anticipo mi avverta che...eventualmente.....
S: Senz'altro andiamo insieme là
M: Va bene
S: In Assessorato...va bene?"

ANTIMAFIADuemila N°15


Ed è ancora il Mandalà, il 4 aprile del 1997, a parlare con un politico di Villabate, Giuseppe Navetta riferendosi all’on. Giudice:

Mandalà: “Caro Giuseppe purtroppo noi abbiamo bisogno di questo signore perché almeno… per quelle cose le abbiamo affidato… almeno ummh… ummh… purtroppo non ne possiamo fare a meno… va bene?”.

Infine, e non certo per importanza, ricordiamo che uomini della cosca mafiosa di Caccamo, i quali si vantavano di averlo fatto eleggere, avrebbero telefonato al cellulare di Gaspare Giudice fin dentro il palazzo di Montecitorio per ricordargli quale fosse il suo rapporto di dipendenza e quali fossero i suoi doveri.

Uomo d'onore: “Onorevole, devi tornare subito a Palermo...”.
Giudice: “Non posso, sono stanco...”
Uomo d'onore: “Noi ti abbiamo messo lì e noi ti vogliamo ora a Palermo”.

In seguito alla telefonata Gaspare Giudice avrebbe lasciato Montecitorio per Fiumicino e sarebbe salito sull'ultimo volo per Palermo. Per incontrare, in un locale, Giuseppe Panzeca, braccio destro dell'allora boss di Caccamo Nino Giuffré (oggi pentito), Nino Mandalà e Giorgio Ciaccio.
Con questi e con altri indagati dell'epoca l'onorevole avrebbe intrattenuto molte altre conversazioni telefoniche, mai utilizzate a processo perché la Camera dei deputati non ha concesso la necessaria autorizzazione parlamentare: è il 16 luglio 1998 quando, in seguito alle richieste del gip, impedisce l’uso dei tabulati Telecom (287 voti a 239, con 3 astenuti) e boccia la richiesta d’arresto (303 voti a 210, con 13 astenuti).

In quanto a Ugo Grimaldi, di particolare interesse l'intercettazione del 9 agosto 1997, tra lo stesso Grimaldi (G) e Mandalà (M):

M: Ugo, tu che mi devi mettere nelle condizioni che ti faccia chiamare da qualcuno, che ti fa venire subito? Io non voglio arrivare a questo punto, ma io sono nelle condizioni di farlo e tu lo sai, e non mi sto riferendo a Gaspare, mi stò riferendo anche ad altri.
G: Scusa un momento no, io in questo momento sono quà chiuso in Assessorato, in Aula e in Giunta, quindi non possiamo.
M: Ugo, quando io sono stato chiamato, ho risposto alla grande.
G: Sì, sì, lo sò Ninù, vabbè poi ora te lo dico quando vengo, questo te l’ho già detto, motivo ti ho telefonato, va bene!, niente vedi come posso fare, per farti avere questa nota.
M: Io gliel’ho già detto come devi fare.".


ANTIMAFIADuemila N°21

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