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Il maresciallo dei Carabinieri Antonio Borzacchelli «la mafia vuole che non si tocca». È una parte della conversazione intercettata in un'automobile tra l'imprenditore Sebastiano Iuculano, papà della pentita Carmela e un'amica, Maria Costanza. Sebastiano è un "galoppino" del deputato regionale dell'Udc Salvatore Cintola, Assessore al Bilancio e uomo dell'allora Presidente della Regione Salvatore Cuffaro. Captato dalle cimici del Ros di Palermo il 10 agosto del 2001, l'imprenditore racconta all'interno della sua Mercedes quello che Cintola, quasi in lacrime, gli avrebbe riferito. «Bastiano, mi stanno arrestando, a mia, a tia, a tutti». Ad avvertire Cintola di un imminente arresto (però mai avvenuto) sarebbe stato il maresciallo dei carabinieri Antonio Borzacchelli, l'ex deputato all'Ars condannato in primo grado a 10 anni per concussione e rivelazione di segreto d'ufficio per aver avuto un ruolo determinante nella veicolazione di notizie segrete investigative che portarono il capomandamento di Brancaccio Giuseppe Guttadauro a scoprire le microspie del Ros nel suo salotto. Il pentito Francesco Campanella, ex presidente del consiglio comunale di Villabate, autore della falsificazione della carta d'identità di Provenzano, disse di aver appreso da Cuffaro che Borzacchelli era stato da lui candidato alle Regionali del 2001 in una lista satellite del Cdu, il "Biancofiore", in modo da facilitarne l'elezione. Una volta all'Ars il maresciallo avrebbe così protetto Cuffaro informandolo sull'andamento delle indagini antimafia che da lì a poco lo avrebbero coinvolto per via dei suoi rapporti con soggetti legati a Cosa Nostra. Per esempio quelli che lo legavano a Domenico Miceli, vicino al boss Guttadauro, a Francesco Campanella, politico di Villabate legato alla cosca dei Mandalà e a Michele Aiello, il manager della clinica oncologica di Bagheria, legato a doppio filo con Provenzano e condannato in primo e secondo grado per associazione mafiosa.

Secondo Juculano dunque il maresciallo che si atteggiava a "colonnello" doveva rendere un servizio alla mafia e per farlo sarebbe stato protetto da personaggi delle istituzioni. "Gli sbirri" lo avrebbero "messo là" con la consapevolezza di "aiutare la mafia" aveva detto. "Totò ora basta - aveva replicato l'amica - Tu gli devi dire una cosa (a Borzacchelli, ndr): sei tu il delinquente, sei stato finanziato da Aiello, la mafia ti ha fatto il "Biancofiore", e fa votare anche altri solo per farti scattare il seggio».

Commentava così Iuculano nell'auto, «siccome sanno che Borzacchelli è un elemento proprio di quelli giusti, che la mafia del resto finalmente u' caperu (lo hanno capito), la mafia vuole che non si tocca e ... gli sbirri lo hanno messo là ... per fare tutte queste cose, perché aiuta la mafia». «Tutti si chiedono chi lo protegge, perché comanda, comanda, comanda. Lui è maresciallo ma è come se fosse un colonnello. Hanno gente del Sisde, gente del Ministero dell'Interno, gente di politica grossa, c'è da diventare pazzi con questo».

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