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Il mandamento della provincia di Agrigento non ha più un vertice
di Maria Loi - Fotogallery
Agrigento.
“E’ vero, sono Gerlandino Messina”. Sono le prime parole che ha pronunciato il boss poco prima di essere trasferito in carcere. Così è stato arrestato il latitante che aveva preso il posto del boss campobellese Giuseppe Falsone catturato a Marsiglia il 25 giugno scorso.
In uno silenzio impenetrabile si è invece chiuso il fedelissimo del boss, Calogero Bellavia, 24 anni, l'uomo che negli ultimi tre mesi, ogni giorno, portava il cibo a Messina. I carabinieri l'hanno arrestato con l'accusa di favoreggiamento e stanno valutando la posizione di quattro suoi familiari che potrebbero avergli dato il cambio nell'assistenza del latitante.
Calogero Bellavia, segnalato ai militari dell'Arma dai Servizi Segreti come appartenente alla rosa dei possibili fiancheggiatori del capomafia ergastolano,  era pedinato da alcune settimane.
Ieri pomeriggio, come faceva di frequente, è entrato nella palazzina, in via Stati Uniti, a Favara, con alcuni generi alimentari: il pranzo destinato al boss. Per gli investigatori è stata un'ulteriore prova del suo coinvolgimento nella latitanza di Messina. Dopo l'ingresso di Bellavia, nel covo è scattato il blitz: i carabinieri del Gis sono entrati in azione con l'ausilio di alcune cariche microesplosive e di bombe accecanti per impedire al padrino di utilizzare le due pistole che aveva con sé.
Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto della Dda Vittorio Teresi e dal pm Rita Fulantelli sono in pieno svolgimento, anche se è già emerso che la rete di complicità di cui si avvaleva il padrino era molto ampia.
Già a novembre dello scorso anno la polizia aveva scoperto uno dei covi del Messina nel centro urbano di Favara, in una palazzina, all’interno di un garage, dove le forze dell’ordine hanno trovato una stanza nascosta, una specie di bunker attrezzato con tutti i confort dove il boss aveva trascorso alcune settimane.
Inserito nella lista dei trenta latitanti più pericolosi del Ministero dell’Interno, sul suo capo pende anche un ordine di cattura internazionale. I carabinieri lo cercavano dal 1999 quando era riuscito a sfuggire all’operazione antimafia Akragas.
“L'arresto di Gerlandino Messina è una svolta storica”, ha commentato il procuratore di Palermo, capo della Direzione Distrettuale Antimafia, Francesco Messineo, alla conferenza stampa in cui sono stati illustrati i particolari della cattura. “Il mandamento mafioso di Agrigento, uno dei più pericolosi di Cosa Nostra, non ha più un vertice”, ha aggiunto. Un vuoto di potere su un territorio molto vasto come quello agrigentino sul quale potrebbe estendere le sue mire il boss trapanese Matteo Messina Denaro ormai solo a guidare tutta Cosa Nostra.

FOTOGALLERY

Mafia: la resa del boss Gerlandino Messina (© ANSA)


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