Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Trump vende la “Cupola” su Hormuz, ma missili e pedaggi iraniani stringono il mondo alla gola

Lo show di Hollywood che tenta di mascherare il disastro del Golfo Persico continua a dominare in mondovisione.
Dopo che Il 3 maggio il presidente Donald Trump ha annunciato l’avvio di Project Freedom, con l’obiettivo dichiarato di “ripristinare la libertà di navigazione per le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz”, l’Iran ha risposto prontamente lanciando due missili contro i cacciatorpedinieri  USS Truxtun e USS Mason della Marina statunitense; un drone ha colpito la Petroliera Adnoc dell’Abu Dhabi National Oil Compan; è stata poi colpita una nave sudcoreana; infine, un altro attacco con droni ha colpito la zona industriale petrolifera di Fujairah, unico terminale logistico degli Emirati che poteva eludere lo Stretto di Hormuz.
Tutti i segnali di una rottura del cessate il fuoco conclamata, ma ecco che il Tycoon minimizza e rivendica che è tutto sotto controllo.

“Ci ​​troviamo in una situazione in cui abbiamo il controllo totale. Come sapete, il blocco è stato straordinario; è come un blocco d'acciaio. Nessuno oserà sfidarlo e penso che stia funzionando molto bene”, ha assicurato il vate dal ciuffo biondo.
Gli ha fatto eco il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, che ha subito respinto l’idea che la tregua sia già collassata. “No, il cessate il fuoco non è finito. In definitiva, questo è un progetto separato e distinto”, ha dichiarato di fronte ai reporter, insistendo di “non cercare lo scontro” e che “al momento il cessate il fuoco regge, ma continueremo a monitorare la situazione con molta, molta attenzione”.

Hegseth ha dunque rivendicato che lo Stretto di Hormuz è “libero per il transito” e che l’Iran è stato “umiliato”, evocando un livello di sicurezza, raggiunto nello Stretto, da primato.

“Come dono al mondo, gli Stati Uniti hanno creato una potente Cupola Rossa, Bianca e Blu sullo Stretto di Hormuz. I cacciatorpediniere americani, supportati da centinaia di aerei da combattimento, elicotteri e droni, forniscono sorveglianza 24 ore su 24 per garantire il transito pacifico”. L’idea è di un ombrello difensivo permanente, una sorta di “Iron Dome” marittimo a stelle e strisce.
La Casa Bianca vuole  dunque presentare gli Stati Uniti come garanti dell’ordine e della libertà di navigazione, contrapponendoli a Teheran, indicata come responsabile dell’escalation e delle minacce ai traffici commerciali.
Al contempo, riguardo all'attacco di ieri alla nave sudcoreana, Trump ha poi minimizzato, sostenendo che è stata bersagliata da colpi d'arma da fuoco, ma che navigava da sola e non faceva parte delle navi scortate dagli Stati Uniti.

"L'Iran vuole raggiungere un accordo. Quello che non mi piace dell'Iran è che mi parlano con grande rispetto, e poi vanno in televisione a dire: 'Non abbiamo parlato con il presidente'", ha proseguito, evocando probabilmente interlocutori immaginari.

Successivamente, si è augurato con speranza del crollo dell’economia iraniana.
"Sta fallendo. Abbiamo imposto loro delle sanzioni, sanzioni enormi. Il Segretario del Tesoro Scott Bessent ha fatto un ottimo lavoro. Abbiamo imposto sanzioni che nessuno ha mai visto prima", ha detto Trump, aggiungendo che la valuta iraniana era ormai "senza valore”, sostenendo che i livelli di inflazione erano "probabilmente del 150 per cento".

Un bel copione per il prossimo colossal della Marvell, ma resta una sceneggiatura totalmente fuori dalla realtà. Le belle pose maciste per i giornalisti nascondono un evidente nervosismo.
Secondo quanto riportato da Axios, infatti, gli Stati Uniti potrebbero riprendere le azioni militari contro l'Iran questa settimana.
"Alcuni funzionari americani e israeliani ritengono che il presidente Trump potrebbe ordinare la ripresa della guerra entro la fine di questa settimana se lo stallo diplomatico dovesse persistere", si legge nella pubblicazione.


lancio missili dep 872273210
  

L’impasse strategica statunitense

Nei fatti, Washington ha avviato Project Freedom senza definire un chiaro concetto operativo nonostante il coinvolgimento dichiarato di cacciatorpediniere lanciamissili, oltre 100 velivoli e 15.000 militari. La missione, invece di prevedere una scorta militare strutturata, si appoggia a un coordinamento fra compagnie di navigazione e assicurazioni, dando l’impressione di una mossa più simbolica e comunicativa che realmente militare, concepita per mostrare agli elettori e ai mercati che gli Stati Uniti “controllano” la crisi nello stretto da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale e una quota simile del gas naturale liquefatto.
Nel frattempo, il cessate il fuoco di circa un mese con l’Iran è stato sfruttato da tutte le parti per riorganizzarsi: gli Stati Uniti hanno fatto affluire munizioni e carburante in Medio Oriente, ma hanno anche bruciato in circa 40 giorni di guerra più di 1.100 missili JASSM, 1.000 Tomahawk (pari a circa dieci anni di produzione) e oltre 1.200 intercettori Patriot da oltre 4 milioni di dollari l’uno, prosciugando le scorte per anni.
Questo logoramento materiale si combina con un logoramento politico‑strategico: gli Stati Uniti non sono riusciti né a “mettere in ginocchio” l’Iran né a chiudere rapidamente il conflitto, mentre Teheran ha potuto rafforzare difese, targeting missilistico e legami con Russia e Cina, aumentando la propria capacità di colpire basi, infrastrutture energetiche e monarchie del Golfo che sostengono Washington. Sul piano geopolitico l’Iran, controllando di fatto il passaggio da cui dipende circa un quinto delle forniture energetiche globali, acquisisce una leva petrolifera enorme e, in tandem con la Russia che detiene circa l’11% delle riserve di idrocarburi mondiali, arriva a influenzare intorno a un terzo del potenziale energetico globale, rafforzando lo scenario di “superpotenza energetica” ostile all’Occidente descritto da vari analisti.

Checche ne dica Trump sul crollo dell’Iran, di fatto, controllando il bottleneck energetico più importante del mondo, detiene un potere negoziale che nessun paese con un'economia collassata possiede. Secondo gli analisti del Discovery Alert, Teheran può sostenere perdite di ricavi del 70-80% per 12-18 mesi prima di raggiungere un vero punto di rottura strutturale.

Nel frattempo, il prezzo della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto il livello più alto degli ultimi quattro anni, superando il record registrato nel luglio 2022, secondo l'American Automobile Association. La benzina Regular costa 4,483 dollari al gallone (1,18 dollari al litro), con un aumento di 3 centesimi nelle ultime 24 ore e di oltre 30 centesimi nell'ultima settimana. La benzina più costosa si trova in California: 6,131 dollari al gallone. Supera i 5 dollari anche a Washington, in Oregon, in Nevada, in Alaska e alle Hawaii. Costi che difficilmente saranno sostenibili per gli americani nel lungo periodo.
 

hormuz dep 872868874
 

Teheran: “Non abbiamo nemmeno iniziato”

Da parte iraniano non c’è nessuna intenzione di prostrarsi ai diktat americani e poche ore fa ha annunciato la creazione della “Persian Gulf Strait Authority”, un nuovo quadro giuridico per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.

Secondo questo framework, le navi potranno ottenere l’autorizzazione al transito dall’Iran dopo aver contattato l’Autorità e pagato dei pedaggi. “Le navi che intendono attraversare lo Stretto di Hormuz possono ricevere le normative sul transito scrivendo all’indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.”, afferma il comunicato che definisce un quadro normativo in cui lo Stretto di Hormuz viene ulteriormente riaffermato come territorio sovrano iraniano.
Il presidente del parlamento Mohammad Baqer Qalibaf ha rivendicato che “le violazioni del cessate il fuoco da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati hanno messo in pericolo la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz”.  Ha fatto dunque un avvertimento lapidario:

Sappiamo bene che il protrarsi della situazione attuale è insopportabile per gli Stati Uniti, e non abbiamo ancora nemmeno iniziato”. Teheran affigge così un cartello di “riserva di escalation”, facendo capire di avere margini militari e politici ancora non utilizzati e di non considerare chiusa la partita sul controllo della via d’acqua.
Le autorità iraniane vanno oltre, pubblicando una mappa di quella che definiscono una zona marittima ampliata sotto il loro controllo, che si estende oltre lo stretto fino a lunghi tratti della costa emiratina. In questa visione, l’Iran non si limita a difendere il proprio perimetro, ma ambisce a modellare l’intero equilibrio di sicurezza nel Golfo dell’Oman.

Al tempo stesso, il ministro degli Esteri Abbas Araqchi denuncia l’illusione di una soluzione puramente militare alla crisi. Gli eventi di lunedì, sostiene, dimostrano che “non esiste una soluzione militare” e che l’unica via è quella negoziale, resa possibile anche dalla mediazione del Pakistan e dalla sponda diplomatica della Cina, dove si reca per colloqui con il suo omologo.

ARTICOLI CORRELATI

Tregua Ko: Washington tenta di sfondare Hormuz e l’Iran lancia i missili

Iran: “probabile” ripresa del conflitto con gli Usa

‘Arrendetevi’: Trump minaccia Teheran, ma la guerra sta logorando Washington
  

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos