A difendere il senatore davanti ai giudici costituzionali anche Franco Coppi
Il senatore del Movimento Cinque Stelle Roberto Scarpinato, costantemente finito nel mirino della maggioranza di Governo, che vorrebbero estrometterlo dalla Commissione Parlamentare Antimafia, ha deciso di rivolgersi alla Consulta per chiedere una pronuncia sulla correttezza dell’operato della presidente della stessa Commissione Antimafia, Chiara Colosimo. A scriverlo per primo è Il Fatto Quotidiano.
Il prossimo 4 maggio, la Corte Costituzionale sarà chiamata in camera di consiglio a valutare l’ammissibilità del ricorso presentato dall’ex magistrato.
A rappresentarlo saranno due nomi di grandissimo peso: il costituzionalista Antonio Saitta e soprattutto Franco Coppi, figura storica del diritto penale italiano e già “avversario” di Scarpinato ai tempi del processo al sette volte Presidente del Consiglio Giulio Andreotti.
La decisione di rivolgersi direttamente alla Consulta arriva dopo lo stop del Senato. Palazzo Madama, su impulso della maggioranza di centrodestra, aveva infatti respinto la richiesta di sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Una scelta che Scarpinato contesta nel merito e nel principio.
Il nodo è giuridico ma anche politico: secondo il senatore M5S, sono state violate le prerogative parlamentari, poiché intercettazioni che lo riguardavano - pur non essendo indagato e pur ritenute penalmente irrilevanti - sono state acquisite e utilizzate senza autorizzazione. Un paradosso, sottolinea, perché quelle stesse garanzie vengono solitamente invocate con forza proprio dai partiti che in questo caso le hanno negate.
Il punto centrale di questo nuovo conflitto tra poteri presentato dall’ex magistrato è l’utilizzazione delle intercettazioni telefoniche tra lui (che non è indagato) e l'amico ed ex collega Gioacchino Natoli, finito sotto indagine dalla Procura di Caltanissetta con l'accusa di favoreggiamento a Cosa nostra legato al presunto insabbiamento dell'inchiesta "mafia e appalti" degli anni '90 riguardante le infiltrazioni di Cosa nostra nelle aziende del Gruppo Ferruzzi.
Il senatore Roberto Scarpinato © Paolo Bassani
Quelle intercettazioni furono trasmesse il 5 settembre 2024 dalla Procura nissena alla presidente Colosimo, documenti relativi a un filone d’indagine sulla strage di via d'Amelio, in cui morirono Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta.
Quindi furono “offerte in visione ai componenti della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie (l’Antimafia, ndr) in assenza d’autorizzazione del Senato”.
Ed è proprio questo l'oggetto del ricorso alla Corte Costituzionale, con l'intento di chiarire la correttezza o meno di quell'azione.
Nel ricorso viene citata in particolare una nota del 17 febbraio 2025, con cui Colosimo riferisce al Presidente del Senato sul regime di segretezza degli atti. Un elemento che amplia il perimetro dello scontro: nel conflitto di attribuzione vengono chiamati in causa non solo la presidente dell’Antimafia e i membri della Commissione, ma anche Senato e Camera.
La diffusione sulla stampa del contenuto di quelle conversazioni ha avuto conseguenze politiche immediate. La maggioranza ha utilizzato la vicenda per attaccare Scarpinato, arrivando a metterne in discussione proprio la permanenza del senatore nella Commissione Antimafia.
L'operazione appare come un vero e proprio regolamento dei conti, non solo in qualità di oppositore politico, ma soprattutto per il suo ruolo "scomodo" all'interno della Commissione.
Scarpinato, infatti, è colui che con 57 pagine di documento ha messo in evidenza tutti i buchi neri delle stragi ed indicato alcune piste da seguire per giungere ad una verità, anche su depistaggi, concorrenti e mandanti esterni. Non è dato sapere se il ricorso sarà ammesso o meno. Ora la parola passa alla Corte costituzionale. Il relatore del caso sarà Francesco Saverio Marini, indicato in passato da Fratelli d’Italia e già consulente giuridico del governo guidato da Giorgia Meloni. Ma per Scarpinato, la scelta è chiara: “Non lasciare nulla di intentato” ed avere giustizia di fronte ad un caso che ha aperto un vero e proprio paradosso istituzionale.
Foto di copertina © Imagoeconomica
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