di Aaron Pettinari
"Quale credibilità può avere una Commissione antimafia la cui maggioranza sin dal suo insediamento si è pervicacemente opposta a qualsiasi indagine conoscitiva su tutti i gravi depistaggi protratti nel tempo sino a epoca recente, che hanno compromesso l’esito delle indagini sui mandanti e complici a volto coperto delle stragi del 1992 e del 1993? Che si oppone a qualsiasi indagine sulla comprovata partecipazione di soggetti esterni alle fasi esecutive delle stragi?". Erano queste alcune delle domande poste pochi giorni fa dal senatore del Movimento Cinque stelle Roberto Scarpinato, in un lungo articolo pubblicato sulle pagine de Il Fatto Quotidiano commentando l'apertura della presidente Chiara Colosimo ad aprire un nuovo filone di inchiesta sulle infiltrazioni della mafia nella politica.
Un ragionamento articolato con cui, di fatto, chiedeva lo scioglimento della stessa Commissione parlamentare antimafia "prendendo atto dell’assoluta inidoneità della sua maggioranza a trattare tale nevralgico tema".
Una presa di posizione che deve aver colpito nel segno nel momento in cui, a pochi giorni di distanza, i componenti di maggioranza, accompagnati dalla solita "stampa di regime", hanno riavviato la propaganda di delegittimazione per far fuori dalla Commissione parlamentare l'ex Procuratore generale di Palermo.
A dare il là, alla sequela di vergognosi attacchi, l'audizione del Procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca che ancora una volta, senza chiedere mai la secretazione dell'audizione, non si è limitato ad esporre gli elementi di sviluppo investigativo, ma ha di fatto prospettato le proprie conclusioni investigative rispetto all'inchiesta sul presunto insabbiamento dell'indagine su "mafia e appalti".
Chiara Colosimo © Imagoeconomica
E' noto che sono indagati per favoreggiamento alla mafia, l'ex procuratore aggiunto di Palermo, poi procuratore a Reggio Calabria e a Roma, Giuseppe Pignatone; l'ex sostituto procuratore a Palermo, Gioacchino Natoli e il generale della Guardia di Finanza Stefano Screpanti.
In maniera del tutto irrituale, nel suo intervento in Commissione, entrambi i magistrati sono stati chiamati in causa in questa requisitoria anticipata. E ciò avviene ancor prima che le stesse indagini si siano tradotte in un atto giudiziario (sia esso una richiesta di rinvio a giudizio o un'archiviazione).
De Luca ha parlato di false indagini, piene di anomalie. Non solo. Il magistrato è arrivato a definire "apparente" l'inchiesta condotta da Natoli parlando di un fascicolo inspiegabilmente tenuto segreto anche ai vertici dell'ufficio inquirente, di deleghe inspiegabilmente assegnate alla Finanza e non al Ros, di intercettazioni ignorate che avrebbero potuto portare a importanti piste investigative, di bobine di intercettazioni smagnetizzate e di "patto implicito per non fare indagini".
Quindi De Luca è andato anche oltre, puntando il dito contro Scarpinato, asserendo che "le dichiarazioni di Natoli davanti a questa Commissione sono inattendibili perché concordate, alla fine è come se fossero a doppia firma Natoli-Scarpinato”.
Il senatore del Movimento Cinque Stelle, assente durante l’audizione, ha risposto a stretto giro: “La maggioranza di centrodestra e il procuratore di Caltanissetta hanno stravolto il ruolo della Commissione Antimafia, trasformandola in un luogo in cui svolgere processi paralleli al di fuori delle aule di giustizia, senza il vaglio preventivo di alcun giudice e senza le garanzie minime di contraddittorio per indagati che, in totale spregio della presunzione di innocenza, vengono additati alla pubblica opinione come colpevoli di fatti gravissimi, cogliendo l’occasione per tentare di screditare altri magistrati mai indagati”.
Giuseppe Pignatone © Imagoeconomica
E poi ancora: "De Luca sa o dovrebbe sapere benissimo che non ho concordato proprio nulla con Natoli che, come risulta inequivocabilmente dalle intercettazioni, ha sempre protestato con me la propria radicale innocenza in ordine ai fatti contestatigli e che ho esortato a riferire alla commissione Antimafia gli stessi fatti che aveva riferito a me documentandoli rigorosamente, dopo che di sua iniziativa aveva chiesto di essere audito". "In tale contesto - ha ricordato - l'ho esortato a ripetere anche un fatto vero di cui era stato testimone e che mi aveva riferito in precedenza, cioè di essere stato presente alla riunione in procura del 14 luglio 1992 e che anche lui ricordava, così come aveva già riferito in commissione il magistrato Patronaggio, che in quella riunione si era parlato di un'archiviazione che riguardava alcuni indagati. Fa riflettere che De Luca quando mi ha sentito come persona informata non mi abbia per nulla contestato quanto affermato oggi in commissione né mi abbia chiesto spiegazioni".
Ad arricchire lo strumentale attacco contro Scarpinato vi è poi un ulteriore dettaglio sulle famose intercettazioni tra Natoli ed il senatore, come noto trasmesse alla Commissione antimafia dalla stessa Procura di Caltanissetta prima della chiusura delle indagini.
Nella richiesta di archiviazione del fascicolo madre sulla gestione dell’inchiesta Mafia e appalti da parte della Procura di Palermo nei primi anni 90 (iscritto senza indagati), presentata nei giorni scorsi, viene spiegato dalla Procura di Caltanissetta che quelle conversazioni erano "occasionali" e per questo motivo sono state utilizzate, senza chiedere l’autorizzazione a Palazzo Madama. 
Gioacchino Natoli © Paolo Bassani
Gli ascolti sul telefono di Natoli, come spiegato nel documento, cominciano il 13 dicembre 2022, ma la prima conversazione con Scarpinato risale al 5 febbraio 2023 ed in totale tra i due ex colleghi sono state registrate 33 conversazioni su 10.836, “ossia in percentuale lo 0,3%”.
In questo modo è stato scavalcato l'articolo 68 della Costituzione, che impone all'autorità giudiziaria di chiedere al Senato l'uso delle intercettazioni. Ed ora le stesse vengono usate come grimaldello per allontanare Scarpinato dalla Commissione parlamentare antimafia.
Guarda caso proprio colui che con 57 pagine di documento ha messo in evidenza tutti i buchi neri delle stragi ed indicato alcune piste da seguire per giungere ad una verità, anche su depistaggi, concorrenti e mandanti esterni.
Argomenti che alla Commissione parlamentare antimafia, come ha scritto Saverio Lodato "altro non hanno fatto che ridursi ad essere un monocolo con fuoco sempre più stretto sulla sola strage di Via d'Amelio, ingigantendo il nodo mafia-appalti" facendo scomparire tutto il resto, non interessano affatto.
Alla faccia del bicarbonato di sodio, direbbe Totò.
Povera Italia.
Foto di copertina © Paolo Bassani
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