Vittoria non dei partiti, ma dei partigiani. Ora il messaggio è chiaro: la Carta va attuata, non tradita
"Uno degli attacchi più subdoli e gravi del dopoguerra", così l’ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato ha definito il tentativo di riforma della magistratura appena respinto dal voto popolare. Secondo Scarpinato, dietro la proposta si nascondeva un disegno ben più ampio: "scardinare l’indipendenza della magistratura mettendola sotto il controllo del governo", per poi "preparare il terreno alla riforma del premierato e mettere anche il Parlamento sotto il controllo dell’esecutivo". Scarpinato ha parlato di "tasselli di una guerra a pezzi alla Costituzione", finalizzata a costruire "una società fondata sulla disuguaglianza, sui privilegi di casta, su una giustizia disuguale: forte con i deboli e debole con i forti". Una battaglia, la sua, che ha voluto dedicare "alla memoria dei nostri padri costituenti, che fondarono la democrazia dopo il fascismo, e a tutti coloro che hanno difeso la democrazia contro i suoi nemici, sacrificando la propria vita". Per Luigi De Magistris, già magistrato ed ex sindaco di Napoli, il risultato referendario rappresenta "una bellissima vittoria del No", dove "ha vinto la Costituzione, ha vinto il popolo, il popolo sovrano". De Magistris ha tenuto a precisare che "non è una vittoria di una parte politica, non è la vittoria della magistratura sul governo", bensì "il popolo che ha voluto difendere la Costituzione". Il messaggio lanciato dagli elettori, secondo l’ex pm, è netto: "La Costituzione deve essere attuata". Un monito che, ha aggiunto, "respinge l’attacco finale alla Costituzione da parte del governo" e si rivolge anche "a chi negli anni, a livello politico, ha tradito la Costituzione", senza risparmiare critiche a "una parte della magistratura che ha tradito la Costituzione". Concludendo con entusiasmo, De Magistris ha esclamato: "La Costituzione è viva! La Costituzione, il battito cardiaco della democrazia". Sulla stessa linea anche Antonio Ingroia, altro volto storico della magistratura italiana; ha sottolineato come il voto abbia sancito "la vittoria del no a questa controriforma Meloni-Nordio, il no alla separazione delle carriere, il no a questo sfregio della Costituzione in nome di Licio Gelli". Ma chi ha davvero vinto? "Non la sinistra contro la destra, non l’opposizione contro il governo Meloni", ha chiarito Ingroia. "Hanno vinto i cittadini, ha vinto la Costituzione". Il magistrato ha descritto gli elettori come "cittadini partigiani della Costituzione", che "per difendere la Costituzione sono scesi in campo". Un fenomeno, il suo, che segna una rottura con il passato: "Finalmente sono usciti dal popolo dell’astensionismo", ha detto, spiegando che "non credono nei partiti tradizionali, maggioranza e opposizione", ma hanno comunque "deciso che vale la pena votare". Il loro "no", ha concluso Ingroia, "significa: io sono partigiano della Costituzione, io questa Costituzione la difendo e difendo i miei diritti attraverso la Costituzione".
Elaborazione grafica by Paolo Bassani
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