I magistrati nei tribunali: “Ora possiamo respirare”
Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, non usa mezzi termini: “Invito il governo a mandare a casa i vari ministri e sottosegretari che stanno facendo un grande danno d’immagine anche a livello internazionale al Paese. Delmastro non è assolutamente accettabile che sia ancora al suo posto un sottosegretario in affari con la mafia”. Le parole di Conte arrivano durante la conferenza stampa nella sede nazionale del M5S, subito dopo il voto referendario sulla magistratura. Nei tribunali italiani, l’atmosfera è di gioia pura. A Milano, un magistrato esce sorridendo dalla sala affollata dell’Anm: “Ora possiamo cominciare a respirare”, riferendosi sia all’aria viziata della stanza che al risultato referendario. “E’ un buon giorno”, dicono in molti, tra abbracci e lacrime. “La magistratura ‘plotone di esecuzione’? Credevate di essere invincibili, intoccabili, al di sopra della legge. Poi ha parlato il popolo”, tuona sui social la senatrice Ilaria Cucchi (Avs), rivolgendosi direttamente alla presidente Giorgia Meloni e al ministro Carlo Nordio: “È ora che abbassiate la cresta, perché noi non ci stiamo più a farci prendere in giro”. Il leader pentastellato celebra il risultato come “una grandissima partecipazione democratica e una chiara, sonora vittoria del No”, sottolineando che “l’impegno del M5S è stato enorme, in grande compagnia con le altre forze politiche e sociali progressiste del Paese”. E aggiunge: “Ringrazio anche per il grande apporto che hanno dato alcuni campioni dell’antimafia che sono a noi cari: hanno creduto più a de Raho e Scarpinato che in Delmastro e Santanchè”. Dal Palazzo di Giustizia di Napoli, il procuratore Nicola Gratteri traccia un bilancio netto: “La vittoria del No al referendum rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali. È stata una scelta consapevole, in difesa della Costituzione e dell’equilibrio delle istituzioni”. Secondo Gratteri, “non è un rifiuto al cambiamento, ma di un metodo. La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e migliorarne il funzionamento, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie”. Il magistrato, in prima linea nella battaglia referendaria, ricorda che “le riforme sono necessarie, ma vanno costruite con responsabilità e rispetto dei diritti”.
Giuseppe Conte © Imagoeconomica
"Il risultato di Palermo è molto significativo. E' forse dipeso dalla storia di questa città e da cosa ha rappresentato e ancora rappresenta qui la magistratura" ha detto il presidente del tribunale del capoluogo siciliano, Piergiorgio Morosini, tra i principali sostenitori, nella sua categoria, del No al referendum costituzionale: "In questi giorni di campagna referendaria - aggiunge il giudice - abbiamo parlato molto con la gente e con i giovani, soprattutto. Noi che ci siamo spesi per il voto abbiamo avuto la possibilità di capire cosa la gente comune si aspetti da noi, è stato un bagno di realtà che ci ha consentito di comprendere quali siano le attese rispetto alla giustizia". Ai sostenitori del Si', fra i quali ci sono anche molti suoi colleghi e avvocati che Morosini stima e dai quali è stimato, il presidente del tribunale lancia un appello: "Da domani dobbiamo ritrovarci tutti in un modo nuovo di concepire il nostro lavoro e la professione forense, per stare sempre più al servizio dei cittadini. Torniamo a lavorare insieme, mettendo da parte i toni accesi della campagna". Sul significato politico del voto, Morosini da' la sua chiave di lettura: "E' stata la vittoria della Costituzione, della difesa della Costituzione. Che non è immodificabile - conclude l'alto magistrato - ma questa riforma ne avrebbe alterato lo spirito. E poi le riforme si fanno in maniera condivisa, non a colpi di maggioranza". "Non sono stati momenti facili, ma un'affermazione così netta significa che vale ancora la pena fare questo lavoro nel modo in cui lo abbiamo sempre fatto. Da domani ci impegneremo tutti ad evitare che si riverifichino condizioni di questo genere", ha affermato la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, la quale, assieme a decine e decine di magistrati, tra giudici e pm, ha partecipato ai festeggiamenti, con tanto di brindisi nell'Aula Magna del Palazzo di Giustizia milanese.
Piergiorgio Morosini © Paolo Bassani
Sicilia e Sardegna in rivolta: La Vardera lancia la sfida a Schifani
In Sicilia, il trionfo del No supera il 60%, con punte vicine al 70% a Palermo. Ismaele La Vardera, deputato all’Ars e leader di Controcorrente, non nasconde l’entusiasmo: “A metà sezioni scrutinate il No è quasi al 70% a Palermo, un chiaro avviso di sfratto anche all’amministrazione Lagalla. Questo non può che essere un dato prettamente politico più che tecnico. La dimostrazione plastica di come il popolo siciliano, senza voto organizzato, possa ribaltare tutte quelle dinamiche clientelari che solitamente ci sono durante le elezioni”. La Vardera lancia un messaggio diretto alla maggioranza regionale: “Se fossi nella maggioranza di Schifani mi farei due domande e non esiterei ad ammettere la sconfitta, meditando le dimissioni. I siciliani sono stanchi e oggi hanno dimostrato di essere pronti al cambiamento. Serve un candidato presidente che possa parlare a tutti i siciliani. Per questo rilancio con forza la mia candidatura: vincere è possibile, e oggi la Sicilia per bene ha detto chiaramente da che parte sta”. L’europarlamentare del M5S Giuseppe Antoci definisce la vittoria “la più bella”: “Negli ultimi due mesi ho girato l’Italia in lungo e in largo, ho incontrato tanti cittadini che insieme a me si sono impegnati per dire No a questa ingiusta riforma. Da questa esperienza emerge nitido che la parola speranza può albergare nei cuori di tutti”. Antoci esprime “grande soddisfazione per l’esito del voto in Sicilia e Sardegna, dove il No ha trionfato con un grande distacco in tutte le province, a dimostrazione che la legalità è percepita come un valore assoluto”. E annuncia: “Adesso pronti ad approvare giovedì in seduta plenaria l’obbligatorietà dell’abuso d’ufficio previsto nella direttiva anti-corruzione. Per funzionare al meglio, la giustizia ha bisogno di questo provvedimento che rafforza la legalità”. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, annuncia la prossima mossa: “Nei prossimi giorni lanceremo una campagna di raccolta firme su due proposte di legge di iniziativa popolare: una sulla sanità pubblica e l’altra su appalti, subappalti e sfruttamento sul lavoro. Presenteremo le firme affinché già nella prossima manovra si affrontino queste questioni”. 
Maurizio Landini © Paolo Bassani
Il criminologo forense Vincenzo Musacchio chiude con una riflessione: “L’Italia, quando occorre, dimostra responsabilità e senso civico: si possono criticare le maglie del sistema giudiziario senza voler demolire i pilastri della democrazia. La Costituzione ha vinto ancora una volta, insieme alla responsabilità di un popolo che sa tracciare con decisione una linea di confine oltre la quale non si può andare”. E confessa: “Sono particolarmente felice perché anch’io ho contribuito, seppur con un piccolo granello, a questa necessaria difesa della nostra Carta Costituzionale”.
Elaborazione grafica di copertina by Paolo Bassani
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