Messianismo, Terzo Tempio, Mahdi e Crociate: la dimensione teologica del conflitto Iran-USA-Israele che l'Occidente finge di non vedere
Il 12 marzo 2026, in conferenza stampa — la prima dall'inizio della guerra il 28 febbraio - il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha pronunciato una frase che meriterebbe di stare in apertura di ogni telegiornale del mondo. Ha detto: "Arriveremo al regno. Arriveremo al ritorno del Messia, ma non accadrà giovedì prossimo". Ha poi aggiunto che raggiungere questo obiettivo richiederebbe la ricostruzione del Tempio - il che implica, per chiunque conosca la topografia sacra di Gerusalemme, la distruzione della Moschea di Al-Aqsa e della Cupola della Roccia. Nessun telegiornale occidentale ha aperto con questa frase. Nessun editorialista mainstream l'ha analizzata. Eppure, in quelle parole c'è la chiave di lettura dell'intero conflitto: una guerra che viene presentata come operazione di sicurezza è, nelle parole stesse dei suoi protagonisti, una guerra messianica.
Questo articolo intende fare ciò che il giornalismo mainstream rifiuta sistematicamente di fare: analizzare la dimensione teologica, escatologica e rituale del conflitto in corso, documentando con dati, dichiarazioni e fonti primarie il fatto che i tre attori principali - Israele, gli Stati Uniti evangelici e l'Iran sciita - stanno combattendo, ciascuno a modo suo, una guerra sacra.
Netanyahu e il sionismo messianico: dal Corridoio Filadelfi al Terzo Tempio
Le dichiarazioni messianiche di Netanyahu non sono un'eccentricità retorica. Sono un pattern documentato che risale ad anni prima dell'attuale conflitto e che si è intensificato con la guerra a Gaza.
Il 2 settembre 2024, Netanyahu dichiarò pubblicamente che "l'era del Messia verrà", legando la continuazione della guerra a Gaza alla realizzazione di una promessa escatologica. In quell'occasione definì il Corridoio Filadelfi - la striscia di terra al confine tra Gaza e l'Egitto - come il "percorso divino" che avrebbe salvato Israele da una "minaccia esistenziale". Non una metafora: un inquadramento teologico di un obiettivo militare.
In un'intervista dell'agosto 2025 alla televisione israeliana, Netanyahu affermò di sentirsi "molto" legato alla visione del "Grande Israele" - un concetto biblico che estende i confini dello Stato dalla Mesopotamia all'Egitto. Non è una posizione marginale: nell'ottobre 2023 aveva mostrato all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite una mappa del "Nuovo Medio Oriente" con confini israeliani espansi. Nel febbraio 2026 persino il leader dell'opposizione centrista Yair Lapid dichiarò che "i confini biblici di Israele sono molto chiari". Ma il punto chiave è un altro. Netanyahu ha ripetutamente invocato il versetto di Amalek - 1 Samuele 15:3, che comanda la distruzione totale del nemico, inclusi uomini, donne e bambini - per giustificare le operazioni militari. Nell'ottobre 2023 disse: "Dovete ricordare ciò che Amalek vi ha fatto, dice la nostra Sacra Bibbia." Nel marzo 2026 ha usato lo stesso riferimento nel contesto della guerra all'Iran. Raz Segal, storico israeliano-americano dell'Olocausto e del genocidio, ha definito queste dichiarazioni come prova di intento genocida.
La dichiarazione del 12 marzo 2026 sul Messia e il Tempio porta questa retorica al suo punto culminante. Ciò che Netanyahu sta minacciando potrebbe non essere l'uso di armi nucleari, ma qualcosa di potenzialmente più destabilizzante: la distruzione della Moschea di Al-Aqsa per far posto al Terzo Tempio. 
Benjamin Netanyahu © Imagoeconomica
Il Terzo Tempio: preparativi concreti, non fantasie
Per il lettore occidentale secolarizzato, parlare di Terzo Tempio può sembrare folklore. Non lo è. I preparativi sono concreti, finanziati, sostenuti dal governo israeliano e documentati da organizzazioni indipendenti.
Il Temple Institute, fondato nel 1987 a Gerusalemme, lavora apertamente alla ricostruzione del Terzo Tempio sul sito dove sorgono la Cupola della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa - il terzo luogo più sacro dell'Islam. L'Istituto ha già preparato gli arredi sacri del Tempio, i paramenti sacerdotali, gli utensili liturgici. Oltre 500 giovani uomini della tribù di Levi sono stati addestrati come sacerdoti del Tempio (Kohanim), pronti a officiare i riti sacrificali.
Nel settembre 2022, il Temple Institute e l'organizzazione evangelica Boneh Israel hanno importato cinque giovenche rosse dal Texas, acquistate per 500mila dollari. Il ministero israeliano dell'Agricoltura ha aggirato i protocolli standard per autorizzare l'importazione - gli Stati Uniti non erano infatti un Paese autorizzatoall'importazione di animali vivi. Il direttore generale del ministero di Gerusalemme e del Patrimonio, Netanel Isaac, ha così rivelato in un discorso alla cerimonia di accoglienza delle giovenche che il governo sta finanziando lo sviluppo dell'area sul Monte degli Ulivi dove gli attivisti del Monte del Tempio intendono eseguire il rituale.
La giovenca rossa (parah adumah) è il cuore del rituale. Secondo il Libro dei Numeri (19:2), una giovenca completamente rossa, senza difetti e che non abbia mai portato un giogo, deve essere sacrificata e bruciata; le sue ceneri, mescolate con acqua di sorgente, sono necessarie per purificare il sito del Tempio e consentire agli ebrei di ascendere al Monte del Tempio. Senza questa purificazione, la halakhah (legge religiosa ebraica) proibisce l'accesso al sito sacro.
Le cinque giovenche originali sono state successivamente dichiarate non idonee dal Temple Institute - una aveva la coda danneggiata, un'altra presentava difetti nel colore. Ma nel 2025, il Temple Institute ha chiarito che il programma di allevamento continua, con almeno una dozzina di candidate in attesa. Ha anche condotto una simulazione del rituale di incenerimento sulle montagne della Samaria, per "migliorare la preparazione alla produzione delle ceneri".
L'ONG israeliana Ir Amim ha documentato che un lotto di terra sul Monte degli Ulivi - originariamente di proprietà palestinese - è stato acquistato da un'azienda sconosciuta per eseguire il sacrificio della giovenca rossa con vista diretta sulla Spianata delle Moschee, come richiesto dalla tradizione. La Jerusalem Development Authority sta costruendo una passeggiata che conduce esattamente a quel punto.
Haaretz, in un'inchiesta dell'agosto 2024, ha titolato: "Ora al potere, l'estrema destra messianica di Israele è mortalmente seria sulla ricostruzione del Tempio." L'articolo documentava un piano in tre fasi: primo, ottenere il diritto di preghiera ebraica sulla Spianata; secondo, stabilire una sinagoga sul sito; terzo, demolire Al-Aqsa e costruire il Terzo Tempio.
Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale di Israele, ha condotto ripetute incursioni provocatorie nella Spianata delle Moschee. Nell'estate 2024 è salito sul Monte del Tempio a Tisha B'Av danzando, cantando e pregando - un atto senza precedenti che ha segnato un'accelerazione nella violazione dello status quo. Ben Gvir ha dichiarato: "Non chiedo l'uguaglianza sul Monte del Tempio. È nostro e solo nostro." Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, usa la stessa retorica biblica per sostenere l'espansione dei confini di Israele.
Il sionismo cristiano: la teologia che arma i bombardieri
Se il sionismo messianico ebraico fornisce la destinazione, il sionismo cristiano evangelico fornisce il carburante - politico, finanziario e militare. Ed è dentro il Pentagono. Dal 28 febbraio 2026 - giorno dell'inizio dell'Operazione Epic Fury - la Military Religious Freedom Foundation (MRFF), organizzazione di vigilanza sui diritti dei militari, ha ricevuto oltre 200 denunce da parte di soldati americani. Le segnalazioni, provenienti da oltre 40 unità militari in almeno 30 installazioni, riferiscono che comandanti hanno detto alle truppe che la guerra con l'Iran è parte del piano divino e della profezia biblica degli "ultimi tempi". Un comandante di unità avrebbe detto ai suoi soldati: "Il presidente Trump è stato unto da Gesù per accendere il fuoco in Iran, provocare l'Armageddon e segnare il suo ritorno sulla Terra". 
© Imagoeconomica
Il fondatore della MRFF, Mikey Weinstein, veterano dell'Air Force, ha dichiarato al Guardian che la retorica di Hegseth dà al mondo musulmano l'impressione che gli Stati Uniti stiano lanciando una propria crociata.
Il termine non è casuale. Pete Hegseth, Segretario alla Difesa degli Stati Uniti - l'uomo che supervisiona la più potente macchina militare del mondo - porta tatuata sul petto una Croce di Gerusalemme, simbolo del Regno crociato di Gerusalemme fondato nel 1099. Sul braccio ha la scritta "Deus Vult" - "Dio lo vuole" - il grido di battaglia della Prima Crociata del 1096. Sul suo avambraccio, la parola araba "Kafir" (infedele). Il suo libro del 2020 si intitola "American Crusade" e vi si legge: "Il nostro momento presente è molto simile all'XI secolo. Non vogliamo combattere, ma... dobbiamo."
Nel 2018, durante un discorso a Gerusalemme organizzato dalla destra israeliana (Arutz Sheva/Israel National News), Hegseth dichiarò che la ricostruzione del Tempio biblico è un "miracolo" che potrebbe accadere durante la nostra vita. Disse che "un passo in quel processo" è il riconoscimento della sovranità israeliana su Giudea e Samaria. Si dichiarò contrario alla soluzione dei due Stati e favorevole alla sovranità israeliana esclusiva sulla Terra Santa.
Durante l'udienza di conferma al Senato, il senatore Tom Cotton gli chiese se si considerasse un sionista cristiano. Hegseth rispose: "Sono un cristiano e sostengo vigorosamente lo Stato di Israele e la sua difesa esistenziale."
In un'intervista alla CBS trasmessa il 9 marzo 2026, Hegseth ha inquadrato la guerra in termini esplicitamente teologici: "Le nostre capacità sono migliori. La nostra volontà è migliore. Le nostre truppe sono migliori. La provvidenza del nostro Dio onnipotente è lì a proteggere quelle truppe, e siamo impegnati in questa missione."
Ma Hegseth è solo la punta dell'iceberg. La struttura teologica che sostiene il conflitto è il dispensazionalismo - una dottrina protestante secondo cui la storia umana è divisa in "dispensazioni" che si svolgono secondo il piano di Dio per il mondo. Le chiese che abbracciano questa teologia, prevalentemente evangeliche, credono che la dispensazione attuale stia per finire. Ma questa fine può essere inaugurata solo da una grande sofferenza - un periodo noto come "le tribolazioni di Giacobbe". Israele è il luogo dove queste tribolazioni inizieranno e culmineranno nel Secondo Avvento di Gesù.
Dopo la guerra del 1967, questa teologia si concentrò su uno scenario specifico: il governo dello Stato ebraico ricostruisce il Tempio antico a Gerusalemme, ponendo le basi per la fine dei tempi. Con il ritorno di Gesù, la missione storica del popolo ebraico si compie. Molti ebrei perirebbero; i sopravvissuti diventerebbero l'avanguardia dei credenti in Gesù. Questo scenario, un tempo promosso da piccoli gruppi all'interno di alcune denominazioni protestanti, negli anni '90 era già ampiamente diffuso nella cultura popolare americana, soprattutto attraverso la serie di romanzi "Left Behind" di Tim LaHaye e Jerry Jenkins.
John Hagee, pastore televangista e fondatore di Christians United for Israel (CUFI) - un'organizzazione che dichiara oltre 10 milioni di membri - è il principale architetto della traduzione politica di questa teologia. In un sermone del 1° marzo 2026 - tre giorni dopo l'inizio della guerra - Hagee ha dichiarato: "Profeticamente, siamo proprio in orario." Ha poi pregato affinché "Dio Onnipotente scenda sul campo di battaglia e i nemici di Sion e degli Stati Uniti vengano distrutti davanti ai nostri occhi."
Il sermone, intitolato "End of Days: Operation Epic Fury", è stato tenuto a San Antonio alla presenza del senatore John Cornyn, presentato come "uno dei più grandi amici di Israele". Nel suo libro del 2006 "Jerusalem Countdown", Hagee aveva immaginato uno scenario in cui un attacco americano o israeliano all'Iran avrebbe scatenato un "inferno che sarebbe esploso in tutto il Medio Oriente, trascinando il mondo verso l'Armageddon."
L'ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee - pastore battista e sionista cristiano di lunga data - ha guidato per anni "tour della Terra Santa" in Israele. Non riconosce l'esistenza della Cisgiordania come entità separata da Israele.
L'escatologia sciita: il Mahdi, l'Imam Nascosto e l'esercito-in-attesa
Se il lato americano-israeliano combatte per accelerare il ritorno del Messia/Cristo attraverso la ricostruzione del Tempio e la distruzione dei nemici di Sion, l'Iran combatte dentro un quadro escatologico simmetrico e speculare: quello del ritorno del Dodicesimo Imam, il Mahdi.
Lo sciismo duodecimano - la religione ufficiale della Repubblica Islamica - crede che la leadership legittima del mondo musulmano appartenga esclusivamente alla discendenza del Profeta Muhammad attraverso Ali e una linea di 12 imam infallibili. Il dodicesimo, Muhammad ibn Hasan - noto come Muhammad al-Mahdi - è ritenuto essere entrato in "occultamento" (ghayba) nell'874 d.C. Non è morto: è vivo, nascosto per volontà divina, e tornerà alla fine dei tempi per stabilire la giustizia universale, sconfiggere la tirannia e governare il mondo sotto la legge islamica. 
Per secoli, questa credenza fu quietista: il Mahdi sarebbe tornato nel tempo stabilito da Dio, e gli esseri umani potevano solo attendere. La trasformazione avvenne nel 1979. L'Ayatollah Khomeini designò l'Iran "Avanguardia del Mahdi" e dichiarò che la nazione aveva una missione speciale nel preparare la via per il suo ritorno. Khomeini formulò la dottrina del Velayat-e Faqih - la tutela del giureconsulto - secondo cui un giurisperito qualificato deve governare come vicario dell'Imam Nascosto fino al suo ritorno. L'escatologia cessò di essere teologica e divenne politica.
Nessuna istituzione incarna questa fusione di teologia e statecraft più dei Pasdaran (IRGC - Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica). A differenza di un esercito nazionale convenzionale, l'IRGC è costituzionalmente definito come un "esercito ideologico", incaricato non solo di difendere i confini ma di salvaguardare ed esportare la rivoluzione. Secondo Hojatoleslam Ali Saeedi, rappresentante della Guida Suprema presso l'IRGC (2012): "L'IRGC è uno degli strumenti per preparare la via all'apparizione dell'Imam dell'Epoca nel campo del risveglio regionale e internazionale."
Un rapporto del Middle East Institute del 2022, intitolato "Iran's Revolutionary Guard and the Rising Cult of Mahdism", ha documentato come la distruzione di Israele venga inquadrata all'interno delle Guardie non semplicemente come un obiettivo geopolitico, ma come un obbligo religioso legato all'attesa escatologica. Il rapporto avvertiva che mahdisti devoti potrebbero salire a posizioni di comando nell’IRGC - Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, portando sotto il loro controllo i tre pilastri della proiezione di potenza iraniana: milizie regionali, forze missilistiche balistiche e il programma nucleare.
La nomina di Mojtaba Khamenei - figlio dell'Ayatollah Ali Khamenei, ucciso nei bombardamenti del 28 febbraio - come nuova Guida Suprema rappresenta, secondo un rapporto MEMRI del 14 marzo 2026, il trionfo della corrente messianico-apocalittica all'interno dell'establishment iraniano. Mojtaba, strettamente affiliato all'IRGC da anni, è sostenuto da figure come l'Ayatollah Mahdi Mirbagheri - che insegna che combattere e sconfiggere gli infedeli è un prerequisito per il ritorno dell'Imam Nascosto - e da politici del Fronte di Stabilità della Rivoluzione Islamica (Jebhe-ye Paydari).
Un elemento chiave: i sostenitori di Mojtaba gli attribuiscono il titolo di "Al-Khorasani" - una figura mitica nella tradizione sciita che emergerà dalla regione del Khorasan (nell'Iran orientale - il luogo di nascita sia di Mojtaba che di suo padre) portando stendardi neri, sconfiggerà i nemici dell'Islam e passerà la bandiera del governo al Mahdi. Se Mojtaba è Al-Khorasani, ogni sua direttiva diventa parte di un piano divino che non può essere messo in discussione - anche se conduce a uno scontro totale con Israele e gli Stati Uniti.
Nella letteratura hadith sciita, il periodo prima del ritorno del Mahdi è descritto come segnato da grave ingiustizia, violenti sconvolgimenti e spargimenti di sangue su larga scala. Molte narrazioni parlano di un conflitto in Medio Oriente e di uno scontro drammatico prima dell'instaurazione della giustizia globale. Tra i segni profetizzati: l'ascesa di un leader tirannico e brutale a Damasco (il Sufyani), l’invasione dell'Iraq, un leader giusto (il Yamani) che emerge nello Yemen a sostegno del Mahdi.
L'IRGC ha intensificato negli anni i programmi di addestramento interni incentrati sui temi mahdisti. L'instabilità viene inquadrata come preludio. Il conflitto come purificazione. La resistenza sotto pressione come partecipazione alla storia sacra.
La simmetria escatologica: tre messianismi in guerra
Quello che l'analisi convenzionale non coglie è la struttura a specchio del conflitto. Non si tratta di una guerra tra razionalità geopolitica e fanatismo religioso. Si tratta di tre escatologie in competizione, ciascuna con il proprio messia, il proprio tempio, il proprio Armageddon.
Il sionismo messianico ebraico attende il Mashiach - il re finale dalla stirpe di Davide - che ricostruirà il Tempio, stabilirà il Regno di Dio e governerà da Gerusalemme. I movimenti redentivi (il Temple Institute, i seguaci di Ben Gvir, la corrente di Smotrich) credono che il mondo debba raggiungere il limite di una grande guerra perché "il Messia scenda e lo salvi". Per questo incoraggiano la continuazione e l'espansione del conflitto.
Il dispensazionalismo cristiano attende il ritorno di Cristo, che sarà preceduto dalla ricostruzione del Tempio a Gerusalemme e da un periodo di "grande tribolazione". In questo schema, gli ebrei hanno un ruolo strumentale: devono tornare in Israele, ricostruire il Tempio e poi, al ritorno di Cristo, convertirsi al cristianesimo o perire. I cristiani sionisti non sono amici degli ebrei in senso proprio: trattano il popolo ebraico come pedina in un dramma cosmico che culmina nella loro redenzione.
Lo sciismo duodecimano attende il ritorno del Dodicesimo Imam/Mahdi, che emergerà dall'occultamento quando il mondo sarà pieno di ingiustizia e oppressione, per stabilire la giustizia universale. La distruzione di Israele e la sconfitta delle potenze occidentali sono prerequisiti teologici per il suo ritorno. Nella tradizione sciita, Gesù (Isa) tornerà e pregherà dietro il Mahdi - sottomettendosi alla sua leadership - e insieme sconfiggeranno il Dajjal (l'Anticristo). Per molti musulmani, la figura attesa come Messia ebraico - che porta potere mondano - è di fatto il Dajjal stesso.
Le tre escatologie convergono su un unico punto geografico: Gerusalemme, la Spianata delle Moschee, il Monte del Tempio. Tutte e tre richiedono un conflitto apocalittico come precondizione per la realizzazione della promessa divina. Tutte e tre vedono il presente come il tempo del compimento. 
La guerra in corso non è una coincidenza di calendario. L'Operazione Epic Fury è stata lanciata il 28 febbraio 2026 - a pochi giorni da Purim (14 Adar, caduto il 5-6 marzo 2026), la festività ebraica che celebra la salvezza del popolo ebraico dalla distruzione pianificata nella Persia antica. L'antica Persia è l'Iran moderno. I paralleli non sono sfuggiti a nessuno.
Deus Vult: quando il Pentagono diventa una chiesa
Il dato più inquietante è la penetrazione del linguaggio teologico nelle istituzioni militari americane. Pete Hegseth non è un predicatore di periferia. È il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, responsabile operativo della più grande forza armata del pianeta. Un uomo con tatuaggi crociati sul corpo che guida una guerra in Medio Oriente. Un uomo che ha scritto "il nostro momento presente è molto simile all'XI secolo" e che chiude il suo libro con "Deus Vult" - la stessa frase con cui i crociati del 1096 marciarono su Gerusalemme massacrando musulmani ed ebrei. In un discorso del 2018 a Gerusalemme, Hegseth parlò di "miracoli" - 1917 (la Dichiarazione Balfour), 1948 (la fondazione di Israele), 1967 (la conquista di Gerusalemme Est) - e suggerì che il prossimo miracolo potrebbe essere la ricostruzione del Terzo Tempio. Un segretario alla Difesa che crede nei miracoli biblici e li proietta sulla politica estera non è una curiosità biografica. È un dato strutturale. Le oltre 200 denunce ricevute dalla MRFF in meno di tre settimane di guerra non provengono da attivisti pacifisti: provengono da soldati americani in servizio attivo che riferiscono che i loro comandanti presentano la guerra come compimento della profezia biblica. Denunce da oltre 40 unità in oltre 30 installazioni. Il Military Religious Freedom Foundation, un'organizzazione apartitica fondata da un ex procuratore dell'Air Force, ha definito la situazione senza precedenti. I deputati democratici hanno chiesto un'indagine formale. Ma l'indagine richiederebbe di ammettere ciò che l'establishment preferisce negare: che la più potente democrazia del mondo sta conducendo una guerra che i suoi stessi comandanti militari descrivono come un evento escatologico.
L'Europa assente: spettatrice di una guerra sacra su cui non ha voce
L'Europa - l'unico attore che potrebbe porre la questione in termini laici e razionali - è completamente assente dal dibattito. Non perché non sia coinvolta: è interessata nei costi energetici (diesel oltre i 2 euro al litro, gas naturale raddoppiato in una settimana), nelle conseguenze economiche (recessione stagflazionaria in arrivo), e soprattutto nelle basi militari americane sul proprio territorio.
L'Italia ospita Aviano, Sigonella, Camp Darby, Vicenza, la base navale di Napoli. Da queste basi si proiettano operazioni in Medio Oriente. Se il conflitto si espande - e i segnali sono tutti in quella direzione - l'Italia non è uno spettatore. È un'infrastruttura logistica della guerra. Una guerra che, nelle parole dei suoi stessi protagonisti, è una guerra sacra.
Ma l'Europa non pone la domanda fondamentale: è legittimo partecipare - anche indirettamente - a un conflitto la cui motivazione dichiarata, dalla bocca del primo ministro israeliano, è il ritorno del Messia? È accettabile che il Segretario alla Difesa della superpotenza alleata descriva la guerra come sostenuta dalla "provvidenza del nostro Dio onnipotente"? È tollerabile che comandanti militari americani dicano ai loro soldati che il loro presidente è stato "unto da Gesù per provocare l'Armageddon"?
Se Marco Rubio, Segretario di Stato americano, può definire i leader iraniani "chierici sciiti radicali" che prendono decisioni geopolitiche basate sulla "pura teologia", qualcuno dovrebbe avere il coraggio intellettuale di applicare lo stesso standard ai leader americani e israeliani.
Epilogo: la guerra degli dèi
Siamo di fronte a qualcosa che il lessico geopolitico convenzionale non riesce a catturare. Non è una guerra per il petrolio - anche se il petrolio ne è il carburante economico. Non è una guerra per la non-proliferazione - anche se il nucleare ne è il pretesto. È una guerra in cui un primo ministro parla di Messia e Tempio, un segretario alla Difesa ha la croce dei crociati sul petto, e il nuovo leader supremo iraniano è considerato dai suoi sostenitori il precursore profetico del Mahdi. Tre tradizioni abramitiche. Tre messianismi armati. Un unico punto di convergenza: Gerusalemme. La tragedia è che nessuno dei popoli coinvolti - israeliani, americani, iraniani - ha scelto questa guerra. Le popolazioni civili di Teheran, Tel Aviv e delle città del Golfo non stanno combattendo per l'Armageddon. Stanno cercando di sopravvivere a leader che credono - o fingono di credere - di avere un mandato divino.
Il giornalismo ha il dovere di nominare ciò che vede. E ciò che vede, documentato da fonti primarie e dichiarazioni pubbliche, è una guerra santa combattuta con armi moderne, presentata come operazione di sicurezza e finanziata da contribuenti che non hanno mai votato per l'Apocalisse. E questo la rende più pericolosa di qualsiasi altra guerra.
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