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Intervista al Procuratore aggiunto di Catania 

La figura del boss di Catania Nitto Santapaola, morto ieri all'età di 87 anni, nel reparto carcerario dell'ospedale San Paolo di Milano,  presenta "le caratteristiche di soggetto abituato ad avere rapporti con le istituzioni, con l’economia e col mondo che conta hanno dato vita ad una modalità di azione dei gruppi mafiosi che si riconoscono in questo tipo di realtà criminale. Una realtà criminale quindi che non affronta direttamente lo Stato, che non si fa autrice di aggressioni nei confronti degli esponenti delle forze dell'ordine, ma che preferisce agire sottobanco, intrecciando rapporti in una tela oscura nella quale rimangono imbrigliati molti. E Santapaola è uno che di questa linea è stato il principale esponente". A dirlo è il procuratore aggiunto di Catania, Sebastiano Ardita. Il magistrato mette in evidenza il ruolo del boss capace di andare anche oltre le mura del carcere. "Lui invia ai suoi accoliti un modello che è il suo modello diciamo di esperienza criminale molto più pericoloso per certi versi di quello della mafia che affronta militarmente l'avversario. Santapaola è per certi versi un restauratore e per altri versi un innovatore. Un restauratore di una mafia, di una Cosa nostra che nasce per mediare grandi conflitti sociali tra soggetti appunto, che in qualche modo pretendono di attirare a sé tutte le attenzioni. Quindi la vecchia mafia mediatrice dei conflitti, che crea una sponda col mondo istituzionale ma per certi versi è un innovatore quando si trova di fronte a una realtà che cambia, di una Cosa nostra che per un periodo si trasforma in un'entità aggressiva quasi eversiva. E lui riprende subito le fila del discorso perché riporta la mafia, con quello che per la verità è un suo modo di agire che non è mai cambiato, su una posizione di dialogo con le istituzioni e quindi una posizione molto più subdola, molto più insinuante, molto meno visibile". "Questo - conclude Ardita - è quello che rimane oggi della figura di Santapaola che però è anche, non dimentichiamocelo, un killer, un autore di eventi gravi e rapine. È una persona capace di insinuarsi all'interno del tessuto politico istituzionale ponendo una minaccia molto più forte e molto più dall'interno. Questo è oggi quello che rimane della sua esperienza criminale”. 

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