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Trump e Netanyahu celebrano l’“assassinio”. Teheran: "Oggi colpiremo gli Stati Uniti e Israele con una forza che non hanno mai sperimentato prima".

In Medio Oriente la situazione sta deflagrando minuto per minuto in un’escalation senza ritorno che cambierà il volto del mondo intero, dopo che gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato ieri mattina un'offensiva militare congiunta su larga scala contro l'Iran, colpendo 24 delle 32 province iraniane.

A Teheran sono stati colpiti il distretto governativo di Pasteur e il quartiere Narmak, interessando il palazzo presidenziale, ministeri e il compound di Khamenei. Attacchi hanno poi coinvolto Tabriz, Isfahan, Kermanshah e Shiraz contro basi e infrastrutture militari. Nel sud, esplosioni a Minab, Jask e Lamerd hanno danneggiato edifici civili, mentre altre detonazioni sono state segnalate in Qom, Urmia, Zanjan, Ilam, Lorestan, Karaj e Chabahar.

La Mezzaluna Rossa iraniana ha comunicato che gli attacchi USA-israeliani hanno colpito 24 delle 32 province dell'Iran, uccidendo almeno 201 persone e ferendone 747. Oltre 220 squadre della Mezzaluna Rossa sono state dispiegate sui siti colpiti. La sola provincia di Hormozgan ha registrato almeno 70 morti e oltre 90 feriti. L'attacco alla scuola elementare femminile di Minab ha raggiunto un bilancio di 108 vittime.
Le conseguenze di queste azioni saranno devastanti, ma ancora di difficile comprensione da parte dei loro fautori che ora rivendicano quasi la vittoria totale, annunciando la morte del leader supremo. “La guida suprema iraniana, Ali Khamenei, è stato ucciso e il suo corpo è stato recuperato dalle rovine del suo palazzo”, ha riferito un funzionario israeliano al Times of Israel.


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Donald Trump mentre monitora l’operazione militare “Epic Fury” contro l’Iran


In un nuovo messaggio tronfio e trionfale, Donald Trump cercando ergersi al podio di un’operazione di successo nel mezzo del caos generale, ha rivendicato il raggiungimento del principale obiettivo della campagna.

“Khamenei, uno degli individui più malvagi della Storia, è morto. Questa non è solo giustizia per il popolo iraniano, ma per tutti i grandi americani e per tutte quelle persone di molti Paesi in tutto il mondo che sono state uccise o mutilate da Khamenei e dalla sua banda di SANGUINARI DELINQUENTI”, ha scritto il tycoon sul social Truth, promettendo che i bombardamenti pesanti e mirati “continueranno ininterrottamente per tutta la settimana o finché sarà necessario per raggiungere il nostro obiettivo di PACE IN TUTTO IL MEDIO ORIENTE E, IN REALTÀ, NEL MONDO!".

Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è glorificato di un successo militare schiacciante, riconfermando la prosecuzione della campagna militare.

Oggi, nel corso del primo attacco, abbiamo colpito il luogo in cui si trovava Khamenei, quel tiranno che ha diffuso il terrorismo in tutto il mondo ed è stato l’architetto del piano per distruggere Israele.  Questo piano è stato completamente annientato. Il destino di questo tiranno è segnato. Ci sono forti indicazioni che non sia più vivo”, ha dichiarato Netanyahu, ergendosi a difensore del popolo iraniano e chiedendo a tutti di unirsi in questo momento storico. “È la vostra occasione per rovesciare questo regime”, esorta il primo ministro israeliano con mefistofelico tono paterno.

Dopo innumerevoli smentite, alla fine anche la Tv di Stato iraniana ha confermato la morte del leader supremo. In suo onore, il Paese ha annunciato 40 giorni di lutto nazionale e 7 giorni di festività pubblica. Secondo le ultime indiscrezioni, l’ayatollah Alireza Arafi, già guida dei seminari dell’Iran e imam del venerdì di Qom, è stato scelto dal Consiglio per il Discernimento dell’Interesse del Sistema per svolgere temporaneamente le funzioni di Guida Suprema insieme al Presidente e al Capo della Magistratura.

Secondo il New York Times, la CIA ha contribuito a individuare il luogo dell’incontro tra i vertici della leadership iraniana: gli Stati Uniti hanno monitorato per mesi gli spostamenti e le abitudini della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, per poi trasmettere a Israele informazioni di intelligence “ad alta fedeltà” sulla sua posizione in vista dell’attacco. Poco prima dell’operazione congiunta USA-Israele contro l’Iran, l'intelligence Usa è riuscita a determinare con precisione la posizione dell’obiettivo principale, dopo averne seguito con continuità i movimenti. L’agenzia ha appreso che sabato mattina si sarebbe tenuta una riunione di alti funzionari politici e militari iraniani in un complesso di comando nel centro di Teheran, alla quale era prevista anche la presenza della Guida Suprema; queste informazioni hanno portato Washington e Israele a modificare l’orario di inizio dell’attacco per sfruttare la finestra offerta dall’incontro.

Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso le sue condoglianze al presidente iraniano Pazhekian, definendo la morte dell'ayatollah un assassinio cinico, che viola tutte le norme della morale umana e del diritto internazionale.

Un lutto che, tuttavia, poco ha a che vedere con la vittoria totale rivendicata da Trump e Netanyahu.


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Marco Rubio e Benjamin Netanyahu


Basti pensare che la Costituzione della Repubblica Islamica dell'Iran è stata progettata specificamente per garantire la continuità del sistema anche in caso di morte improvvisa della Guida Suprema. L'Articolo 111 prevede un meccanismo di successione in due fasi: un Consiglio di Leadership temporaneo assume immediatamente i poteri, mentre l'Assemblea degli Esperti (88 membri) seleziona il nuovo leader nel più breve tempo possibile. In pratica, però, il vero kingmaker sarà il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), la forza militare, economica e politica più potente del Paese.
Il presupposto di fondo dei falchi anti‑Iran era che bastassero pochi colpi devastanti per far crollare la Repubblica Islamica come un castello di carte. Ma nella realtà, gli iraniani in tutto il Paese si stanno mobilitando e compattano in segno di sfida contro gli aggressori stranieri e Teheran è passato quasi subito al contrattacco martellando le basi USA in Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Kuwait.

In Qatar, con un solo drone, è stato colpito il radar di allerta precoce AN/FPS‑132 nella base Al Udeid Air Base: una struttura costata 1,1 miliardi di dollari con una copertura a lungo raggio (fino a circa 5.000 km) progettata per individuare e tracciare missili balistici e altri bersagli aerospaziali con grande anticipo.
In Bahrain, attacchi con droni hanno raggiunto la base della 5ª Flotta USA e vari edifici residenziali a Manama e Juffair. Nel Kuwait, i missili diretti contro la base Ali al‑Salem e l’aeroporto internazionale sono stati in gran parte intercettati, ma un drone ha causato lievi danni.
Negli Emirati Arabi Uniti, sono stati colpiti obiettivi ad Abu Dhabi e Dubai, inclusi la base di Al‑Dhafra, il Fairmont Hotel a Palm Jumeirah e l’aeroporto di Dubai, con danni e almeno una vittima segnalata.  Un altro raid ha colpito anche il Burj Al-Arab, provocando un incendio. Nelle ultime ore, un drone kamikaze iraniano ha persino colpito l'edificio più alto del mondo, il grattacielo Burj Khalifa a Dubai, con l'evidente obiettivo di stroncare gli interessi economici statunitensi nella regione. Il canale israeliano 12 ha anche confermato un attacco alla sede della CIA nella città emiratina. La nomea di metropoli sicura e attrattiva per l'alta società finanziaria occidentale è ormai un lontano ricordo.

Al contempo, l'esercito israeliano ha annunciato, pochi minuti fa, un attacco contro la sede del governo iraniano e testimanianze filmate mostrano deflagrazioni che hanno praticamente raso al suolo gli edifici governativi.


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Ali Khamenei, guida suprema dell'Iran ed ex Presidente della Repubblica Islamica


Altri missili balistici e droni sono stati diretti in particolare verso l’area di Tel Aviv e altri centri del Paese. In città si registrano almeno alcuni impatti confermati, con crateri di grandi dimensioni in zone urbane e danni significativi a edifici e infrastrutture civili; fonti israeliane parlano di almeno due israeliani uccisi nella più recente ondata di missili e vari feriti da schegge.

Sembra solo l'incipit di una guerra ancora più devastante. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) dell'Iran ha affermato che tutti gli obiettivi militari israeliani e statunitensi in Medio Oriente sono stati colpiti "dai potenti colpi dei missili iraniani".
"Questa operazione continuerà senza sosta finché il nemico non sarà definitivamente sconfitto", ha affermato, specificando che tutte le risorse statunitensi nella regione sono considerate obiettivi legittimi per l'esercito iraniano.
E ci sono in gioco terreni ancora inesplorati che fanno presagire il peggio.
Abbiamo lanciato i peggiori missili contro Israele e gli Stati Uniti, missili ‘dal fondo del magazzino’, presto Trump vedrà e sentirà la nostra arma, che il mondo non ha ancora visto!”, ha promesso il comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica Ebrahim Jabbari.

Nel merito, Ali Larijani, Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano e de facto nuovo capo della nazione iraniana ha annunciato che "oggi colpiremo gli Stati Uniti e Israele con una forza che non hanno mai sperimentato prima".
Di tutta risposta, Trump ha lanciato un duro avvertimento sul social Trurh, replicando i toni apocalittici della leadership iraniana: "È meglio che l'Iran non lanci un attacco potente, perché altrimenti lo colpiremo con una forza che il mondo non ha mai visto prima".

Nel frattempo, in silenzio, La Cina sta trasferendo a Teheran immagini satellitari e dati di intelligence elettronica in tempo reale, incluse le coordinate precise delle navi e delle basi americane, come confermato dall'analisi delle orbite dei satelliti Yaogan e Jilin. Il CGRI è passato quasi completamente al sistema di navigazione cinese BeiDou per guidare missili e droni, rendendoli resistenti alle interferenze elettroniche statunitensi.

L’arma del giorno del giudizio per l’economia, il blocco dello stretto di Hormuz

C’è tuttavia un altro temibile strumento che ha in serbo l’Iran, in grado di mettere in ginocchio l’intero Occidente oltre che se-stesso in caso di guerra prolungata.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno inviato messaggi radio VHF alle navi nella regione dichiarando che "nessuna nave è autorizzata a transitare nello Stretto di Hormuz". L'agenzia britannica UKMTO ha confermato di aver ricevuto molteplici segnalazioni da navi operative nel Golfo, ma ha precisato che non è in grado di verificare indipendentemente i rapporti e che i messaggi VHF "non costituiscono una restrizione legalmente vincolante sulla navigazione".
Poche ore dopo, l’ex comandante del CGR e segretario del Consiglio per la determinazione dell’opportunità politica, il generale Mohsen Rezai, ha dichiarato aperto lo Stretto  alle petroliere "fino a nuovo avviso", specificando che le navi militari statunitensi presenti nella regione sono considerate «obiettivi legittimi» per eventuali attacchi iraniani. Tuttavia regna già un caos che non può che compromettere irrimediabilmente il commercio internazionale che passa per l'aerea: una petroliera battente bandiera di Palau è stata attaccata al largo delle coste dell’Oman: secondo il Centro di sicurezza marittima dell’Oman, quattro membri dell’equipaggio sono rimasti feriti, su un totale di 20 persone a bordo.

Circa un terzo delle esportazioni di petrolio via mare e il 20% delle esportazioni di gas naturale liquido passano attraverso lo stretto e sono dirette principalmente a grandi economie asiatiche come la Cina che riceve il 50-55%.


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Flotta da combattimento della Israeli Air Force (IAF)


Secondo Bob McNally, ex consigliere per l’energia della Casa Bianca e presidente di Rapidan Energy, “il mercato sta sottovalutando la minaccia che una ritorsione iraniana potrebbe rappresentare per il mercato petrolifero globale”. McNally prevede un aumento dei prezzi di 5-7 dollari al barile all’apertura delle contrattazioni, mentre avverte che “una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz è una recessione globale garantita”. L’analista ha inoltre aggiunto che, rendendo lo Stretto “non sicuro per il traffico commerciale”, l’Iran farebbe schizzare i prezzi sopra i 100 dollari al barile, grazie a una dotazione di mine e missili a corto raggio capaci di bloccare le rotte navali.


L’Onu e la fine della diplomazia e del diritto internazionale

Nel frattempo, al consiglio di Sicurezza dell’Onu si cercano tra i frammenti deflagrati di un diritto internazionale che oramai sembra l’ombra del passato.
"Stiamo assistendo a una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali. L'azione militare comporta il rischio di innescare una catena di eventi che nessuno può controllare, nella regione più instabile del mondo". Il segretario generale ha espresso "profondo rammarico" perché l'opportunità diplomatica mediata dall'Oman con l'Iran sia stata vanificata”, ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.
L’azione militare americana è stata effettivamente uno spregio vergognoso ad ogni principio diplomatico, un colpo basso lanciato proprio mentre gli ultimi risultati dei negoziati avevano prodotto progressi sostanziali per la questione nucleare iraniana.


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JD Vance durante l’operazione militare “Epic Fry” contro l’Iran


Il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Al Busaid, ieri, a seguito di un incontro tra il suo massimo diplomatico e il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, aveva segnalato importanti punti raggiunti che avrebbero aperto la strada ad una storica intesa.
“L’Iran rinuncerebbe al materiale arricchito. Non sarà in grado di accumulare quel materiale che gli permetterebbe di costruire una bomba. Non ci sarà alcuna accumulazione. Ci sarà zero accumulazione, zero immagazzinamento e piena verifica. Questo è anche un risultato altrettanto importante, credo: una verifica piena e comprensiva da parte dell’AIEA. Gli attuali stock che ancora esistono – penso che ora ci sia un accordo sul fatto che saranno diluiti al livello più basso possibile, a un livello neutro, naturale, e convertiti in combustibile. E quel combustibile sarà irreversibile.

E penso che su questo abbiamo un accordo, dal mio punto di vista”, ha dichiarato Al Busaid, mentre tutti i suoi omologhi hanno subito orecchie da mercante.
Ma Trump ha subito detto di non essere soddisfatto dell’esito degli accordi di Ginevra, mosso dell’entità neocon sionista che, evidentemente lo ha obbligato all’azione militare. Il resto è storia.

Foto © Imagoeconomica

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