Dal monologo record sullo stato dell’Unione ai piani per un cambio di regime a Teheran che è pronta ad acquistare i missili antinave dalla Cina
Nei solenni altari dell’impero è andata in onda a reti unificate il discorso che dovrebbe riunire la nazione con la promessa di una nuova età dell’oro.
È stato il monologo più lungo della storia, quello di Donald Trump sullo stato dell'Unione, durato 1 ora e 48 minuti che ha affrontato una serie di questioni politiche riguardanti l'economia, la criminalità, il commercio, l'immigrazione e la politica estera degli Stati Uniti.
"La nostra nazione è tornata: più grande, migliore, più ricca e più forte che mai", ha esordito il tycoon all'inizio del suo discorso, concludendo che "il nostro futuro sarà più grande, migliore, più luminoso, più audace e più glorioso che mai".
Ha promosso in particolare la sua gestione dell'economia statunitense, concentrandosi, ovviamente, sull’aspetto finanziario con al centro la continua forza di Wall Street, sorvolando sulla crescita nel 2025, più lenta del previsto. Sebbene l'inflazione sia leggermente diminuita, non è del tutto "crollata", come ha detto Trump. Ad esempio, i dati di gennaio del Bureau of Labor Statistics hanno mostrato che i prezzi dei prodotti alimentari erano ancora superiori del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Un sondaggio Reuters/Ipsos ha rilevato che solo il 36% degli americani approva la sua gestione dell'economia.
Ma il capitolo più dirompente e infuocato è certamente stato quello della questione iraniana. Nessuna promessa di un’intesa per i negoziati a Ginevra che si terranno oggi e Trump ha fatto ben poco per spiegare al pubblico americano perché potrebbe guidare gli Stati Uniti verso l'azione più aggressiva contro la Repubblica islamica dalla rivoluzione del 1979.
In ogni caso, ha fatto buon uso della propaganda da sempre adoperata da Washington per giustificare ogni aggressione, sottolineando come il sostegno di Teheran ai gruppi militanti, l'uccisione di manifestanti e i programmi missilistici e nucleari del Paese rappresentino minacce per la regione e per gli Stati Uniti.
Ovviamente il buon presidente Usa ha dimenticato di rammentare come lo stesso segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, in un'audizione pubblica del senato, ha parlato di una deliberata carenza di dollari statunitensi in Iran per alimentare l'inflazione influenzando i mezzi di sussistenza del popolo iraniano con l'obiettivo di provocare disordini pubblici. Senza contare delle numerose cellule armate del Mossad dispiegate nel Paese anche attraverso le milizie dl Pjak dalle regioni del Kurdistan iracheno.
Ora siamo sull’orlo del precipizio. Fonti dell’amministrazione americana citate da Axios hanno precisato che la proposta presentata da Teheran non mostra variazioni significative rispetto ai negoziati precedenti. Parallelamente, il Capo di Stato Maggiore congiunto Dan Kaine avrebbe predisposto una serie di piani militari concernenti l’Iran, compresi scenari estremi come un possibile rovesciamento del regime.
Da parte sua, Israel Hayom sottolinea come la leadership iraniana abbia espresso disponibilità ad ampliare il livello di supervisione internazionale sulle proprie strutture nucleari, ma senza concedere aperture sostanziali sulla principale richiesta di Washington: la cessazione totale delle attività di arricchimento dell’uranio sul territorio nazionale.
"Il regime (iraniano) e i suoi assassini non hanno diffuso altro che terrorismo, morte e odio", ha affermato il presidente repubblicano, esprimendo la sua frustrazione per l'incapacità dei negoziatori di raggiungere un accordo. "Vogliono raggiungere un accordo, ma non abbiamo sentito quelle parole segrete: 'Non avremo mai un'arma nucleare'", ha continuato Trump, facendo credere che la questione iraniana sia circoscritta alla proliferazione nucleare. Un enorme inganno. Il dossier atomico è solo il pretesto per creare le condizioni di un cambio di regime. Solo questa condizione concederà agli Stati Uniti il potere di controllare i flussi petroliferi verso la Cina che riceve il 50–55% delle importazioni di greggio totali dal golfo Persico. 
Tel Aviv, che gioca un ruolo di primo piano, vuole portare avanti il progetto del grande Israele, dunque con un Iran indebolito e balcanizzato la strada sarà spalancata a questo obiettivo esistenziale.
Cosa farà Trump? Se è vero quanto riportato dagli Epstein files pubblicati il 30 gennaio, il presidente americano è totalmente compromesso da Israele e il suo genero Jared Kushner è il vero "cervello" dietro la sua organizzazione e presidenza, le cose potrebbero mettersi molto male per gli Stati Uniti nel prossimo futuro.
Effettivamente, il tycoon non sarebbe realmente interessato ad attaccare con i sondaggi che mostrano gli americani diffidenti nei confronti dei conflitti all'estero. Uno spoglio AP‑NORC di gennaio 2026 rileva che il 56% degli adulti americani pensa che Trump sia andato “troppo oltre” nell’uso della forza militare all’estero, con forti critiche tra democratici e indipendenti.
Nel frattempo Washington ha ammassato nel raggio d’azione iraniano due gruppi da battaglia di portaerei, guidati dalla USS Abraham Lincoln e dalla USS Gerald R. Ford, che insieme possono imbarcare migliaia di militari e circa 150 velivoli, in preparazione a operazioni potenzialmente prolungate contro l’ex impero persiano.
La carenza di missili statunitensi potrebbe costringere gli Usa a fare i conti con la realtà
La questione dell’offensiva militare per un cambio di regime è tuttavia una via impervia dagli esiti tutt’altro che scontati. L’ambita svolta di Trump in Iran "sembra estremamente problematica", afferma l'analista militare britannico Alexander Mercouris, sottolineando "carenze critiche" sia di missili offensivi che di difesa aerea, e un serio bombardamento di droni e missili iraniani in Medio Oriente potrebbe esaurire rapidamente le scorte statunitensi.
"A quanto pare c'è stato un certo incremento nella produzione di missili THAAD. Ma nessuno immagina seriamente che siano minimamente in grado di soddisfare le esigenze nel caso in cui si verificasse un'offensiva prolungata di droni e missili iraniani contro obiettivi in tutto il Medio Oriente e nello stesso Israele", ha osservato, aggiungendo che il tentativo di annientare gli Houthi lo scorso anno "ha fatto uso di molti missili Tomahawk". 
"Tuttavia, molti missili Tomahawk che gli Stati Uniti lanceranno contro questo enorme paese [l'Iran] non saranno mai sufficienti per ottenere un risultato decisivo, ma saranno più che sufficienti per prosciugare i restanti arsenali di missili Tomahawk, di cui gli Stati Uniti hanno un disperato bisogno".
Vicino l’accordo di Teheran per l’acquisto di missili antinave supersonici dalla Cina
Nel frattempo l’Iran non sta a guardare ed è vicino a concludere un accordo con la Cina per l’acquisto di missili da crociera antinave supersonici CM‑302, in un momento in cui gli Stati Uniti concentrano una potente forza navale nelle vicinanze delle coste iraniane in vista di possibili operazioni militari. Secondo sei fonti a conoscenza dei negoziati, l’intesa per i CM‑302 è nella fase finale, anche se non è stata ancora fissata una data di consegna né sono noti il numero di missili coinvolti o i termini economici dell’operazione. Questi missili, sviluppati dalla statale cinese CASIC, hanno una gittata di circa 290 chilometri, volano a velocità supersonica a bassa quota per eludere le difese navali e sono pubblicizzati come in grado di affondare navi di grande valore come portaerei e cacciatorpediniere, oltre a poter colpire bersagli terrestri.
I colloqui tra Teheran e Pechino per l’acquisizione di sistemi missilistici risalgono almeno a due anni fa, ma hanno subito una forte accelerazione dopo la guerra di 12 giorni tra Iran e Israele dello scorso giugno, che ha consumato parte significativa dell’arsenale iraniano. Nella fase conclusiva dei negoziati, alti funzionari militari e governativi di Teheran – tra cui il viceministro della Difesa Massoud Oraei – si sono recati in Cina per colloqui diretti, una visita che non era stata resa nota in precedenza. Per Pieter Wezeman, ricercatore senior del SIPRI, l’ingresso dei CM‑302 rappresenterebbe un salto di qualità per un arsenale indebolito dal conflitto, mentre l’ex ufficiale dell’intelligence israeliana Danny Citrinowicz definisce “un vero punto di svolta” l’eventuale capacità iraniana di colpire con missili supersonici le navi nella regione, armi che sarebbero “molto difficili da intercettare”.
L’eventuale trasferimento dei CM‑302 sarebbe tra i più avanzati sistemi d’arma forniti dalla Cina all’Iran dagli anni Ottanta e si porrebbe in aperta sfida all’embargo sulle armi delle Nazioni Unite, reintrodotto nel settembre 2025 dopo la sospensione legata all’accordo nucleare del 2015.
Il Medio Oriente è forse pronto a vivere divampate le fiamme più violente degli ultimi decenni.
Foto di copertina © Imagoeconomica
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