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L’analisi dell’ex pm nel suo nuovo saggio "Attuare la Costituzione"

Luigi de Magistris denuncia un progetto preciso: rendere la giustizia "inoffensiva" e utilizzare la "legalità come strumento per coprire gli abusi del potere”. Per raggiungere questo obiettivo, ha scritto de Magistris nel suo nuovo volume “Attuare la Costituzione. Oltre gli ostacoli e gli abusi del potere” (edito da PaperFirst), occorre "limitare l’autonomia e l’indipendenza del pubblico ministero ed eliminare l’obbligatorietà dell’azione penale" in modo tale che "non tutti i reati debbano essere perseguiti, e non potrà che essere a questo punto l’autorità politica, legislatore ed esecutivo, a decidere quali reati perseguire".
L’ex sostituto procuratore pone al centro della sua riflessione la questione della giustizia, la ricerca della verità sulle stragi compiute dallo Stato in complicità con terroristi e mafia, e la degenerazione della classe dirigente che intende modificare la Costituzione per garantirsi l’impunità attraverso leggi sempre più di classe. Con una legge ordinaria potrà stabilire priorità investigative sui reati commessi da "rom e immigrati, ladri di necessità, piccoli spacciatori, truffatori", mentre non agirà sui "reati di Stato" né sui "reati contro la pubblica amministrazione – soprattutto corruzione, concussione" commessi da "predatori del denaro pubblico, massomafiosi e borghesia mafiosa", poiché saranno considerati "delitti non prioritari". 
Per conseguire tali risultati, ha spiegato l’autore, è necessario recidere il collegamento del pm con l’ordine giudiziario, rendendolo "sempre più soggetto di accusa e non di giustizia, cioè non un magistrato che cerca a ogni costo la verità ma che deve invece accusare solamente". In questo modo il pubblico ministero diventerebbe una sorta di avvocato della polizia e burocrate alle dipendenze del ministero della Giustizia.
In che modo? 
Attraverso la separazione delle carriere; il cui unico obbiettivo è "porre il pm alle dipendenze del potere politico", un punto "cardine del disegno eversivo della loggia occulta P2 guidata da Licio Gelli". L’ex magistrato invita a immaginare "che ne sarebbe della nostra democrazia con i pubblici ministeri sottomessi al potere esecutivo": "Non avremmo mai saputo dei depistaggi su piazza Fontana, delle stragi di piazza della Loggia a Brescia e Bologna; meglio non parlarne, Tangentopoli non sarebbe nemmeno esplosa, di Capaci e via d’Amelio e delle bombe del 1993. Il governo non avrebbe mai consentito di indagare sul governo, sui politici, sui Servizi, sugli apparati sporchi di sangue dello Stato". Oltre a questo la maggioranza politica destroide ha già messo nel cassetto il progetto di togliere al pm il potere di dirigere la polizia giudiziaria e di spaccare in tre il Consiglio superiore della magistratura (Csm), organo che dovrebbe garantire l’indipendenza della magistratura.
Luigi de Magistris, va precisato, non difende a ‘spada tratta’ l’organo di autogoverno: “Nella storia degli ultimi quarant’anni – ha scritto - soprattutto gli ultimi Csm non di rado hanno tradito la loro missione costituzionale", citando casi in cui "pezzi di magistratura, quelli più politicizzati e organizzati in correnti, piccoli partitini interni all’Associazione nazionale magistrati, sono andati a braccetto con la politica e con altri poteri, tradendo i principi di autonomia e indipendenza della magistratura".


attuare costituzione

Tra gli esempi portati da de Magistris figurano il suo trasferimento dalla Calabria disposto dal Csm "all’unanimità, con il plauso dei capi corrente e l’avallo dei vertici dell’Anm", motivato da "incompatibilità ambientale e funzionale" dopo indagini su un "sistema criminale che arrivava fino al cuore dello Stato"; la messa in stato di accusa disciplinare “del sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo per aver intercettato il vicepresidente del Csm Nicola Mancino in conversazione con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell’ambito delle indagini sulla trattativa Stato-mafia”; e lo "scandalo Palamara". Per l’ex pm tutto ciò configura un "tradimento che comporta ulteriore effetto devastante": diventa "sempre più difficile difendere la Costituzione quando viene tradita da chi dovrebbe difenderla”. 

L’isolamento dei magistrati che hanno cercato la verità

La Costituzione, definita da de Magistris "la più bella del mondo e ancora oggi tra le più avanzate", resta "inattuata", a volte per negligenza ma molte volte con intenzione. L’autore si chiede: "Può dirsi una repubblica in cui la maggior parte dei principali diritti costituzionali non sono garantiti?" e "si può parlare di democrazia se la nostra Repubblica non ha avuto la capacità, la volontà e il coraggio di cercare la verità e giustizia fino in fondo sulle stragi e gli assassinii che hanno pesantemente condizionato la vita della stessa Repubblica?". Gli esempi citati includono le stragi fasciste di piazza Fontana, Brescia e Bologna, i tentativi di golpe, il piano eversivo della loggia P2 tutt’oggi in corso e le stragi Stato-mafia degli anni Novanta (Capaci, via d’Amelio e quelle del 1993 contro il patrimonio artistico). L’ex sindaco di Napoli sottolinea che il compito di far luce su questi fatti è stato delegato alla magistratura, ma quei pochi e coraggiosi pm che hanno insistito nella ricerca della verità scomoda sono stati attaccati "con il tritolo" oppure, negli ultimi anni, "con i proiettili istituzionali perché hanno voluto applicare con forza il principio di uguaglianza".


Le riforme del Potere contro la magistratura e il tradimento dell’Anm

L’ex magistrato denuncia riforme di vari ministri della Giustizia (Mastella, Cartabia, Nordio) che rafforzano la gerarchizzazione e il verticismo della magistratura, creando un controllo più ramificato sul pm attraverso un "rapporto sempre più organico e tossico" tra correnti, Anm e Csm.
L’attentato all’indipendenza della magistratura si è configurato, per de Magistris, come un "golpe senza sangue".
L’autore critica anche lo svuotamento del ruolo del Parlamento attraverso leggi elettorali "truffa e incostituzionali" che favoriscono una casta politica. "Prendersela solo con i fascisti che ancora sono vivi e vegeti è facile e scontato", scrive de Magistris: "Chiedere ogni giorno alla Meloni e a La Russa di dichiararsi antifascisti è come consegnare il sangue a Dracula e raccomandarsi che lo custodisca con cura". Per questo i veri responsabili della deriva, secondo lui, sono "i tantissimi governanti a vari livelli che hanno, per colpa o dolo, non attuato la Costituzione"; una categoria di persone ai vertici delle istituzioni che "non tollera di essere sottoposta al controllo di legalità": sono gli stessi che spendono miliardi di euro in armi e accettano di essere complici del genocidio della popolazione di Gaza.
Costoro sono oggi gli alfieri di "un vero e proprio cancro politico" e sono spalleggiati dai "poteri occulti": "massomafie, destra neofascista, Servizi, apparati corrotti dello Stato". Ad arginare tutto questo resta la Costituzione del 1948, pochi coraggiosi magistrati e un pezzo di società civile combattente; quando la Carta viene tradita e "vilipesa", conclude de Magistris, spetta a noi rimuovere gli ostacoli "con le armi della Costituzione stessa".

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by Paolo Bassani 

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