Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Il ruolo del narcotraffico nell’economia: quando le mafie sono le colonne dello Stato

Sequestri record di cocaina sulle rotte atlantiche e indagini che ridisegnano continuamente la mappa del narcotraffico internazionale: la ‘Ndrangheta, da molti anni, è presente sulla scena come attore dominante, una struttura criminale “globale” che governa traffici miliardari con una efficienza da multinazionale.
Detiene il monopolio del traffico internazionale di cocaina in tutto l’Occidente ed è uno dei pilastri della nostra economia (sia legale che non). È questo il filo conduttore emerso da una serie di dichiarazioni del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, integrate dalle analisi del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che negli ultimi anni hanno scandito l’evoluzione del fenomeno mafioso calabrese. La ‘Ndrangheta, ha ribadito Lombardo in più occasioni, “è la mafia mondiale che in questo momento muove i maggiori carichi di stupefacenti e quindi gestisce le grandi rotte”. Movimenta “circa i due terzi di quello che è il volume d’affari delle grandi componenti mafiose”, con un giro complessivo stimato in “220 miliardi di euro” – una cifra che rende l’organizzazione paragonabile, per dimensioni economiche, a uno Stato sovrano. “Una legge finanziaria dello Stato italiano ammonta a un decimo”, ha sottolineato il magistrato nel 2025 ad un incontro con degli studenti, riferendosi ai circa 24 miliardi di una manovra annuale. “In una sola operazione di polizia giudiziaria noi abbiamo sequestrato 23 tonnellate di cocaina. Noi ne facciamo mediamente 100 all’anno di operazioni di polizia giudiziaria”.

Al grammo la cocaina vale circa 90-100 euro: un carico del genere avrebbe fruttato “due miliardi e mezzo di euro”. “Una sola operazione di polizia giudiziaria avrebbe sostanzialmente fruttato alla ‘Ndrangheta un decimo della manovra finanziaria di cui parlavamo prima. Ma signori, qua stiamo parlando di un volume d’affari che è tipico di uno Stato, non di un’organizzazione criminale”. Questi numeri trovano riscontro tragico nelle cronache recenti. Una doppia offensiva internazionale ha colpito le rotte atlantiche: in Portogallo, al largo delle Azzorre, la polizia giudiziaria ha intercettato un narco-sottomarino con quasi nove tonnellate di cocaina (300 balle totali, 35 perse in mare durante l’affondamento dell’imbarcazione), arrestando quattro uomini (tre colombiani e un venezuelano). L’operazione, coordinata con DEA e NCA britannica, è stata definita dalle autorità di Lisbona “il più grande sequestro di cocaina mai effettuato in Portogallo”, con un valore stimato fino a 600 milioni di euro (alcune fonti parlano di un miliardo).

Parallelamente in Spagna l’operazione contro una vasta rete di narcolance ha portato a 105 arresti, 10.400 chili di cocaina sequestrati, 70 veicoli, 30 imbarcazioni e altro ancora. Il gruppo era responsabile di circa 57 tonnellate introdotte in Europa nell’ultimo anno.
Per gli amanti dei numeri il valore di questa cifra (57 tonnellate) ammonterebbe a circa 5 miliardi di euro. Una cifra da capogiro che finisce direttamente in tasca ai grandi boss della ‘Ndrangheta, quelli che, per intenderci, hanno i conti a Dubai o nei paradisi fiscali dell’America Latina. Lombardo, nel luglio del 2025 durante la conferenza stampa per illustrare alcuni elementi dell’inchiesta “Arangea Bis – Oikos”, ha descritto la ‘Ndrangheta come “la più ricca e potente organizzazione criminale di tipo mafioso che oggi, in questo momento, le autorità giudiziarie italiane sono in grado di investigare e ricostruire”. Ha 400 famiglie, almeno 60.000 affiliati, “non ha spazi territoriali in cui non è presente”. L’unitarietà non è solo interna: è diventata “esterna”, un sistema globale in sinergia con altre strutture criminali. Se si toglie “la ‘Ndrangheta da quel sistema, quel sistema si destabilizza”. Occorre quindi capirne “le dinamiche” e “i ruoli”, individuare “i settori strategici in cui operano in Italia e all’estero”, ma soprattutto “capire le tendenze evolutive che il fenomeno ha, perché è un fenomeno che si trasforma quotidianamente”. In occasione dell’operazione “Millennium” (2025), Lombardo ha posto l’accento sul “carattere strategico” della ‘Ndrangheta nel narcotraffico: strutturata a livello mondiale, governa i traffici “sin dalla partenza della cocaina dalla Colombia, dal Brasile e da Panama”, fino all’arrivo a Gioia Tauro o nei porti di Belgio e Olanda, e allo smistamento in Europa.
Non è quindi un mistero che dietro agli ultimi due sequestri ci sono le lunghe mani delle ‘ndrine. Le quali mantengono “il monopolio relazionale con i produttori”.

La finanza criminale padrona del mondo

Il narcotraffico che gonfia artificiosamente il Pil italiano: quando la ricchezza legale nasconde quella “sporca”, nel 2017, durante un’intervista esclusiva pubblicata su questo giornale, il procuratore Gratteri spiegava con chiarezza il pericolo rappresentato dai proventi del traffico di stupefacenti; “La questione è semplice ed è una questione che riguarda tanto il Sud America quanto il mondo Occidentale. Il traffico di droga crea un problema non solo sul piano della salute ma anche sul piano economico. Se io immetto miliardi di euro sul mercato legale è ovvio che altero le regole del libero mercato e allo stesso modo posso drogare le regole di una libera democrazia fino a farla saltare. Io posso comprare alberghi, ristoranti e pizzerie ma se compro pezzi di giornale e televisioni io acquisisco potere perché posso cambiare il pensiero della gente”. Quelle parole fotografano una realtà che tocca da vicino l’Italia, Paese che rimane tra le principali economie mondiali ma che sconta da decenni una pesante infiltrazione mafiosa, soprattutto in settori finanziari di alto livello. Le organizzazioni criminali, in particolare quelle legate al narcotraffico, generano profitti enormi che finiscono per condizionare non solo l’economia reale ma anche le istituzioni democratiche.

Dal 2014, in base alle regole del sistema di contabilità europea Sec 2010, alcune attività illegali che producono reddito – tra cui il traffico di droga, lo sfruttamento della prostituzione e il contrabbando di alcol e sigarette – sono state incluse nel calcolo del Prodotto interno lordo. In questo modo il Pil tradizionale si è trasformato, per alcuni osservatori critici, in quello che è stato ribattezzato “Pill” (Prodotto interno lordo lercio). Eurostat ha definito criteri uniformi affinché i diversi Paesi membri potessero stimare in modo comparabile questi flussi economici “sommersi” dal punto di vista penale, mettendoli sullo stesso piano di settori leciti come ricerca, cultura o istruzione. Non è escluso che in futuro altre fonti di guadagno criminale – dalle estorsioni al traffico di armi, dal commercio di esseri umani ai farmaci contraffatti – vengano a loro volta conteggiate. In ogni caso, appare ormai evidente che l’economia illegale incide in misura significativa sulle statistiche ufficiali della ricchezza nazionale. Per le mafie, in primis quelle che traggono i maggiori introiti dallo spaccio internazionale di stupefacenti, si tratta di un paradosso amaro: i loro traffici non solo inquinano il tessuto sociale e le istituzioni, ma contribuiscono indirettamente a migliorare i numeri macroeconomici del Paese.

In un contesto di finanze pubbliche in affanno, l’immissione di denaro illecito nel circuito economico legale può produrre quel piccolo incremento del Pil – magari uno zero virgola percentuale – che offre un po’ di respiro a una politica spesso impotente o connivente. Il mercato delle sostanze stupefacenti continua a registrare una domanda sostenuta e non mostra segni di indebolimento nel medio periodo.  Secondo il rapporto del 2017 della Commissione Giovannini (istituita con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 28 aprile 2016 ed intitolata all’ex presidente dell’Istat), tale economia sommersa ammontava a 107,7 miliardi di euro. Anche in quel caso, l’effetto è stato una riduzione del rapporto debito/Pil (che alla fine del 2017 si attestava intorno al 133%) e la possibilità di utilizzare risorse altrimenti indisponibili. Un Paese che vede una parte della propria ricchezza ufficiale derivare anche dal narcotraffico solleva interrogativi etici profondi. Non è fantascienza immaginare che, in un futuro non troppo lontano, qualche figura di vertice della criminalità organizzata – attiva nel traffico di droga o nello sfruttamento sessuale – possa ricevere riconoscimenti istituzionali per aver “contribuito” alla crescita economica nazionale. Gratteri, autore con Antonio Nicaso del libro Il Grifone (Mondadori), ha completato il quadro. “La ‘Ndrangheta - ha detto a Milano nel maggio 2023 - è in giro per il mondo, soprattutto nel mondo occidentale, perché c’è una grande richiesta di cocaina ed essa è leader nel mondo per l’importazione di cocaina in Europa e con questi soldi sta comprando tutto nei paesi più ricchi, soprattutto in Germania perché è il Paese più ricco d’Europa ed è quello a più alta densità ‘ndranghetistica rispetto agli altri stati”. Il grande problema resta il riciclaggio: “I cartelli sudamericani preferiscono fare in Europa il riciclaggio dei soldi provenienti dal traffico di droga, e questo si aggiunge alle mafie italiane e a quelle dell’Est. L’Europa è ormai la piattaforma dove fare shopping”. La ‘Ndrangheta è “come un grifone, sa come mutare pelle e rapportarsi col potere”. Gratteri ha anche segnalato segnali di ripresa per altre mafie: “La mafia siciliana ha ripreso i contatti con i produttori di droga dopo il delirio stragista dei Corleonesi. Non è ancora tornata ai fasti del traffico di eroina, ma alcuni recenti sequestri di cocaina in Sicilia fanno pensare a una ripresa dei vecchi rapporti. La ‘Ndrangheta spesso acquista anche per loro e per la Camorra”. La mafia calabrese quindi non può rimanere fuori dalle indagini che derivano dai grandi sequestri di cocaina: ci auspichiamo che la Spagna, così come tutta l’Europa, prendano esempio dai nostri magistrati che ogni giorno rischiano la vita nella lotta alle mafie e che inizino ad adottare le nostre normative antimafia.

Elaborazione grafica by Paolo Bassani. Generata con supporto IA

ARTICOLI CORRELATI

Italia: un narco-Stato-mafia?

Gratteri: ''I miliardi del narcotraffico possono alterare una democrazia''

Il ''Pill'' (''Prodotto interno lordo lercio'') con gli stupefacenti

La Finanza Criminale padrona del mondo

Lombardo: 'Ndrangheta è una multinazionale del crimine ed ha giro d'affari di uno Stato

Blitz Millennium, 97 arresti. Lombardo: '''Ndrangheta strutturata a livello mondiale''

L'Ecuador sfida i narcotrafficanti, Gratteri: ''Ora i narcos hanno paura''

Gratteri e Nicaso: la 'Ndrangheta è componente strutturale del capitalismo globale

Gratteri e la 'Ndrangheta fuori dai confini: ''In Europa sta arrivando una nuova cocaina''

Gratteri: ''La 'Ndrangheta è come un grifone, sa come mutare pelle e rapportarsi col potere''

Lombardo: ''La 'Ndrangheta è la mafia più potente che le autorità italiane possono investigare''

Il pm Lombardo: ''Mafie grave minaccia per sistema economico mondiale. Alterano gli equilibri del mercato''

   

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos