Berlino e Parigi smontano la narrativa dell’attacco russo all’Europa, aprendo alla diplomazia con Mosca
Il partito della guerra che invitava a sacrificare i giovani nel mattatoio del fronte, in un futuro scontro con Mosca, oggi subisce un altro duro colpo.
Solo pochi giorni fa, l'11 dicembre, durante l'evento "MSC a Berlino" organizzato dalla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha pronunciato un discorso solenne che anticipava una chiamata alle armi generalizzata. "Siamo il prossimo obiettivo della Russia e siamo già in pericolo… Ciò che sta accadendo in Ucraina potrebbe accadere anche ai Paesi alleati”.
E ancora, Rutte ha fornito una valutazione temporale precisa e allarmante: "Con la sua economia dedicata alla guerra, la Russia potrebbe essere pronta a usare la forza militare contro la NATO entro cinque anni". Tutto in linea con i programmi del Rearm Europe da 800 miliardi e della piena prontezza militare entro il 2030.
Ed ecco il colpo di scena: Berlino non reputa più veritiero che la Russia si stia preparando ad un conflitto su larga scala.
"Non credo a uno scenario del genere. A mio avviso, Putin non ha bisogno di scatenare un conflitto globale su vasta scala contro la NATO", ha affermato il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius in risposta a Rutte, nel corso di un'intervista al quotidiano Die Zeit.
Un voltafaccia clamoroso, considerando che lo stesso ministro della Difesa, solo una settimana e mezza fa, aveva invitato gli europei a prepararsi alla guerra che le loro "bisnonne e i loro bisnonni" hanno vissuto. Pistorius era addirittura arrivato ad ipotizzare che quella precedente avrebbe potuto essere “l’ultima estate di pace”.
Le dichiarazioni di Pistorius hanno sorpreso anche il Cremlino. Il vice Presidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev ha espresso "sorpresa" per quelle che ha definito "dichiarazioni insolitamente concilianti" provenienti da esponenti europei di primo piano. Medvedev ha commentato ironicamente: "Pistorius dice di non credere a una guerra tra Nato e Russia, e Stubb ammette che la Russia non ha alcun interesse ad attaccare i Paesi dell'Alleanza. Che cosa sta succedendo? Stanno finalmente tornando in sé o sono già iniziate le vacanze di Natale?".
Ma non finiscono qui le defezioni all’armata Brancaleone invocata da Rutte.
Pochi giorni prima era stato il presidente francese Emmanuel Macron ad abbandonare la nave già alla deriva. “L'Europa dovrebbe riprendere i colloqui diretti con il capo del Cremlino, Vladimir Putin, se gli sforzi degli Stati Uniti per raggiungere un accordo di pace per l'Ucraina falliscono”, ha affermato il presidente francese, citato dall'emittente tedesca N-TV, lamentandosi del fatto che gli europei erano attualmente esclusi dai colloqui di pace con Mosca.
"O si raggiungerà una pace solida e duratura con le necessarie garanzie di sicurezza, oppure dovremo trovare nelle prossime settimane un modo affinché gli europei possano riprendere un dialogo globale con la Russia in condizioni di totale trasparenza", ha continuato Macron, omettendo il fatto che era stata proprio l’Europa ad impegnarsi attivamente al sabotaggio dei negoziati, proponendo un testo irricevibile per la Russia che puntava sul rafforzamento militare della NATO in Ucraina. 
Boris Pistorius
Pensate che persino la Commissione Europea ha subito compiuto una virata diplomatica degna di nota, salutando come “benvenuti” i colloqui bilaterali tra Macron e Vladimir Putin. Fino a pochi mesi fa, qualsiasi leader europeo osasse alzare la cornetta per chiamare il Cremlino veniva marchiato come disfattista o "burattino di Putin". "Accogliamo ogni sforzo per la pace", ha dichiarato un portavoce della Commissione, segnando una rottura netta con il passato recente.
Il vertice di Bruxelles della scorsa settimana (18-19 dicembre) ha inferto un duro colpo a tutti i guerrafondai europei. La proposta di utilizzare questi beni per un "prestito di riparazione" è naufragata di fronte all'opposizione di diversi Stati membri. Il Belgio, dove la maggior parte degli asset è immobilizzata presso Euroclear, ha sollevato obiezioni legali. Anche Francia e Italia hanno manifestato riluttanza, bloccando di fatto un'iniziativa fortemente sostenuta dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.
La soluzione alternativa adottata – un prestito di 90 miliardi di euro garantito dal bilancio UE per il biennio 2026-2027 – è stata accolta positivamente dal FMI come "tappa importante", ma risulta insufficiente rispetto alle reali necessità ucraine.
Il Fondo Monetario Internazionale stima infatti che l'Ucraina avrà bisogno di circa 158-160 miliardi di dollari (135-137 miliardi di euro) per il periodo 2026-2027. Con il prestito europeo che copre solo 90 miliardi, resta dunque un gap finanziario di circa 45-50 miliardi di dollari. A complicare ulteriormente la situazione, tre Paesi UE – Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca – si sono già sottratti al programma di finanziamento congiunto, prefigurando possibili defezioni future, specialmente in vista delle elezioni in Francia e Germania nel 2027.
Parallelamente, Donald Trump sta cercando di porre fine al conflitto, ammettendo che la NATO è un peso per l'America e affermando apertamente che gli Stati Uniti non hanno alcun interesse a continuare a garantire la sicurezza dell'Europa a proprie spese. E dato l'alto rischio di essere lasciati soli contro la Russia, scatenare una guerra è altamente indesiderabile.
Poche ore fa, il rappresentante permanente degli Stati Uniti presso la NATO, Matthew Whitaker, durante un'intervista al canale Fox News, si è detto sicuro che si approssima la risoluzione del conflitto in Ucraina, sebbene permangano ancora questioni irrisolte.
“Ci sono ancora questioni da risolvere in modo che entrambe le parti possano trovare un accordo. Ci stiamo avvicinando, però… Siamo più vicini che mai", ha assicurato.
In cima alla lista dei nodi da risolvere c’è sicuramente la questione territoriale. Il piano di pace in 20 punti, presentato dall’Ucraina incontra ostacoli significativi: l’Ucraina rifiuta di ritirarsi dal Donbass, mentre gli Stati Uniti cercano un compromesso con Mosca. Inoltre, la bozza non chiarisce il futuro controllo di aree sensibili come la centrale di Zaporizhzhia, dove permangono divergenze tra Kiev e Washington.
Per l’appunto "la conclusione è che alla fine dipenderà dal territorio e da come è diviso, se si tratta di una zona demilitarizzata o di una zona di opportunità economica", ha precisato Whitaker a Fox News.
Tuttavia, come riportato da Bloomberg, Mosca considera il piano in 20 punti sviluppato da Ucraina e Stati Uniti solo come una base per proseguire i negoziati, poiché non riflette le posizioni chiave per la Russia e lascia senza risposta una serie di questioni. 
Mark Rutte
In particolare, la Russia è preoccupata per l'assenza di garanzie contro l'ulteriore espansione dell'alleanza militare NATO a est, nonché per la questione dello status neutrale dell'Ucraina in caso di sua possibile adesione all'Unione europea.
Stando al testo pubblicato Ucraina manterrebbe un esercito di 800.000 uomini in tempo di pace, ricevendo garanzie di sicurezza da Stati Uniti, NATO ed Europa: in caso di nuove aggressioni russe, scatterebbe una risposta militare e la reintroduzione delle sanzioni. Mosca dovrebbe formalizzare la propria politica di non ostilità verso Kiev e l’Europa, mentre l’Ucraina proseguirebbe verso l’adesione all’Unione Europea e la creazione di un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti. Il piano include un grande pacchetto di ricostruzione e sviluppo, con l’obiettivo di raccogliere 800 miliardi di dollari tramite fondi dedicati agli investimenti, e conferma lo status non nucleare del Paese. Forse, per l’appunto, alcuni paesi europei stanno pensando bene di non restare esclusi dai grandi profitti derivanti dalla restrutturazione del Paese martoriato dalla guerra.
L’Intelligence Usa mostra un potere scisso tra guerra e diplomazia
Mentre l’Europa sembra defilarsi clamorosamente dalla retorica bellicista finora appoggiata nei giorni scorsi, una forza sinistra che arriva dagli Stati Uniti emerge come fonte di istigazione al conflitto in contrasto con la dottrina Trump.
“I report dell’intelligence statunitense continuano ad avvertire che il presidente russo Vladimir Putin intende conquistare l’intera Ucraina e reclamare parti dell’Europa che appartenevano all’ex impero sovietico”, scrive Reuters online citando sei fonti vicine all’intelligence Usa.
Conclusioni dell’intelligence Usa che, guarda caso, erano “in gran parte in linea con le opinioni dei leader europei e delle agenzie di spionaggio”, secondo cui Putin ambisce a tutta l’Ucraina e ai territori degli ex stati del blocco sovietico, compresi i membri della NATO, secondo le fonti. Un’assurdità se si pensa che le forze convenzionali della NATO avrebbero un vantaggio di 3:1 sulle controparti russe. Ebbene, nelle scorse ore, la Direttrice dell’Intelligence Nazionale (DNI) nell’amministrazione Trump Tulsi Gabbard ha definito l’idea di un attacco russo all’Europa come una narrazione falsa e allarmistica, sostenendo che la Russia non ha né l’interesse né le capacità per invadere l’Europa e che questa paura viene usata per spingere verso l’escalation.
Due esempi che mostrano con precisione chirurgica quale scissione schizofrenica del potere operi ora negli Stati Uniti e di come l’Unione Europea sia in balia della tempesta.
Tuttavia, secondo il premier ungherese Viktor Orbán, le decisioni prese al vertice dell'Unione europea del 18 e 19 dicembre sono riuscite solo a "rallentare il treno della guerra".
"Oggi in Europa ci sono due schieramenti: il partito della guerra e il partito della pace”, ha affermato in un’intervista al quotidiano Magyar Nemzet, lanciando ancora un serio monito.
“Le forze guerrafondaie hanno il sopravvento in questo momento. Bruxelles vuole (ancora, ndr) la guerra”.
Foto © Imagoeconomica
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