Il sostituto procuratore nazionale antimafia e Alessandro Di Battista all’evento di ‘Schierarsi’
La separazione delle carriere, la quale, ha spiegato Di Matteo, ha l’obiettivo di “portare alla sottoposizione del PM all’esecutivo”; “è una riforma della magistratura contro i magistrati, mossa da un intento di rivalsa nei confronti della magistratura, non tutta la magistratura, ma quella che nel tempo ha avuto in alcune occasioni il coraggio di esercitare il controllo di legalità veramente a 360 gradi, veramente nei confronti di chiunque, anche nei confronti dei potenti. È una riforma di vendetta e di prevenzione per evitare che certe situazioni, certe inchieste, certi processi che riguardano il modo in cui viene gestito il potere nel nostro Paese possano ripetersi”.
Sono state queste le parole del sostituto procuratore nazionale antimafia e già consigliere togato del CSM, Nino Di Matteo, all’evento dell’associazione ‘Schierarsi’, tenutosi oggi al Centro Congressi Fondazione Capriolo di Milano con Alessandro Di Battista.
Non solo: la separazione delle carriere è stata uno dei punti “di riferimento e uno dei punti cardine del programma della loggia P2, del piano di rinascita democratica di Licio Gelli”, riconosciuto come finanziatore e organizzatore della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Ad aprire l’evento sono stati i membri dell’associazione Luca Di Giuseppe, Giuseppe Salomone – uno dei coordinatori – e i coordinatori nazionali sui temi della giustizia Carlotta Graziani e Angelo Zanfardino. “Noi oggi siamo qui per ribadire con forza il nostro no alla separazione delle carriere – ha detto Carlotta –. Guardate, non è una questione tecnica per addetti ai lavori soltanto. Separare le carriere è letteralmente un pretesto. Le carriere sono di fatto già divise. Questa riforma ha il solo e unico obiettivo di minare l’indipendenza della magistratura. Significa preparare il terreno per una sottomissione del pubblico ministero al potere politico. E noi giovani vogliamo gridare questo no alla politica tutta, perché vorremmo una giustizia uguale per tutti, non una giustizia che risponda solo ai desideri del governo di turno”. Vogliono “farci credere che questa riforma della giustizia e della magistratura possa essere utile a noi, ma in che modo può essere utile a noi? Non c’è traccia di un miglioramento della giustizia, non ci sono investimenti a favore della giustizia, non migliora la macchina della giustizia, non migliora la qualità della giustizia, non c’è un investimento sulla giustizia”, ha detto invece Zanfardino.
Di Battista ha ricordato che “persone coraggiose come Nino Di Matteo che, oltre ad essere una persona estremamente capace, ha sempre avuto il coraggio di prendere posizioni scomode quando è scomodo prenderle. La persona che avete davanti non è stata minacciata di morte da Totò Riina, è stata condannata a morte da Totò Riina, eppure non ha mai, mai neanche per un istante cambiato la sua linea. È stato costretto a cambiare la qualità della sua vita e di quella dei suoi familiari”. “Ne abbiamo parlato diverse volte – ha aggiunto – perché stare da anni sotto scorta come ci sta lui è veramente una galera, è una prigione. Dunque, se una persona del genere si schiera per il no al referendum a questa riforma, ripeto che non è della giustizia ma della magistratura, evidentemente vi sono delle ragioni”. Non solo per i motivi sopraesposti, ma anche per la grande quantità di menzogne che il potere politico sta usando per giustificare la riforma della separazione delle carriere.
Infatti tale propaganda, ha detto Di Matteo, “è fondata su presupposti falsi”: questa riforma non “riguarda il funzionamento della giustizia. Non affronta nessuno dei problemi atavici ed endemici della giustizia italiana. Non sposta di un centimetro in meglio il problema principale dei giudizi penali, la lentezza. Non riguarda le garanzie di indagati e imputati, non riguarda le aspettative sacrosante alla verità processuale delle persone offese dai reati, non riguarda la condizione detentiva dei soggetti condannati”. 
“Altra clamorosa bugia: vi dicono che è necessario separare le carriere di giudici e PM perché oggi, con l’unicità delle carriere, i giudici sarebbero appiattiti sulle richieste dei pubblici ministeri. Questo è un dato facilmente smentibile. Il 48 per cento, forse è meglio dare i numeri, ma dare quelli giusti sulla base delle statistiche elaborate dal Ministero della Giustizia. Ma quello che fa più gridare, secondo me, alla preoccupazione è che si passerà, se questa riforma passa, dalla patologia del correntismo, delle correnti dei magistrati, alla patologia del correntismo politico. E vi spiego perché: per i magistrati è previsto un sorteggio secco, nel senso che i nomi di chi andrà al Consiglio Superiore della Magistratura verranno estratti a sorte tra tutti i magistrati che hanno una certa anzianità; per i componenti laici è previsto che il Parlamento, e quindi soprattutto la maggioranza di turno, li scelga e poi, tra quelli scelti dal Parlamento, si farà il sorteggio. Quindi noi avremo un Consiglio Superiore in cui la parte togata è scelta dalla sorte secca; la parte espressione della politica, invece, sarà comunque frutto di una individuazione da parte della politica, quindi dei partiti di maggioranza”. E poi ancora: “Il Consiglio Superiore della Magistratura sarà sempre più politicizzato attraverso la prevalenza di fatto della componente laica. Sono tutte questioni di cui parlano in pochi, obnubilati come siamo da una propaganda assillante”. 
Di Matteo ha poi ricordato che la “cosiddetta riforma Nordio va chiaramente in una direzione precisa: quella della definitiva consacrazione di una giustizia a due velocità, forte talvolta spietata con i deboli, con le manifestazioni criminali tipiche degli ultimi della società, e assolutamente con le armi spuntate e inadeguata nei confronti dei potenti”.
Foto © Paolo Bassani
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