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Intervista a Guido Bonini: "A mio padre direi di collaborare veramente. Perché c'è bisogno di verità" 

"Mario Mori? Mio padre mi disse che era un altro sporco. Un altro del quale non ci si può fidare". "Cossiga? Mio padre me ne parlava come un fratello. Disse che era legato da un patto di sangue perché entrambi facevano parte di Gladio". "Andreotti? Un traditore". "Le stragi? Credo più a Brusca che a mio padre. Può averle suggerite lui". 
Sono queste alcune delle dichiarazioni rilasciate alle nostre telecamere da Guido Bonini, figlio dell'ex primula nera Paolo Bellini.
Nel 2023 ha pubblicato un libro, "Il figlio del Male. Vi racconto mio padre: Paolo Bellini" (disponibile solo su Amazon). Un ulteriore passo, dopo la scelta di usare il cognome della madre, per prendere distanza da un uomo che è stato al centro di fatti e misfatti della storia del nostro Paese. 
Bellini è stato esponente di spicco della destra eversiva legata ad Avanguardia Nazionale, ladro di mobili antichi, truffatore, killer al soldo della ‘Ndrangheta, coinvolto nelle vicende legate alle bombe del '93, a quelle della trattativa Stato-Mafia e soprattutto in quelle della strage di Bologna, del 2 agosto 1980, per cui è stato condannato all’ergastolo in via definitiva lo scorso giugno. 
E in questi anni ha lanciato tanti messaggi, dentro e fuori dal processo. "Lui sa molte cose. Ma è ora di dire la verità - racconta Guido Bonini - Vorrei costringerlo ad uscire allo scoperto gli direi di pentirsi davvero una volta per tutte perché ha fatto del male ed ha fatto soffrire troppe persone". 
La strage di Bologna e le immagini che ritraggono il padre alla stazione furono un terremoto in famiglia. "All'inizio non volevo accettare il fatto che potesse essere lui quello nel filmato. Però dico anche che io mio padre non l'ho mai conosciuto. Cioè quando io avevo un anno non posso ricordare il volto di mio padre. Tra l'altro ha poi fatto un intervento di chirurgia dove ha ritoccato il volto, il naso e quindi ci sono delle cose. Io me lo ricordo com'era quando avevo non so dieci, dodici, tredici anni. Per questo in un primo momento litigai con mia madre. Ma ad un certo punto lei si incavola davvero e mi dice seriamente che era lui. A quel punto io non potevo che credere a lei. E poi è venuto fuori quello che mio padre ha detto contro di noi, contro di lei".".
Nel corso del tempo Bonini ha raccolto i ricordi nella speranza che quelle frasi ascoltate da ragazzino possano offrire spunto anche per ulteriori indagini. "Io so che era in Sicilia negli anni Novanta. So che il 'recupero crediti' era una copertura. Anche quando uccideva persone aveva una copertura". Bonini ha capito di essere stato usato, nel corso del tempo. E si rammarica di non aver avuto la forza di scrivere prima certe cose: 'Di cose ne ho sentite tante. Alcune non sono riuscito a metterle nel libro. Forse mio padre mi ha usato un po' come una valvola di sfogo, magari pensando che comunque avevo il terrore di lui e quindi non avrei mai parlato con nessuno. E difatti così è stato. Perché di una cosa si può essere sicuri: lui fa paura ed ha fatto paura. Ora non ce l'ho più questa paura. E vorrei anche incontrarlo a confronto in un tribunale”.  

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