Il direttore di ANTIMAFIADuemila: vogliono cancellare la verità delle stragi e la pace
Un dialogo che apre uno squarcio sulle verità indicibili della strategia stragista che ha cambiato le sorti del nostro Paese e sui sinistri piani - ampiamente documentati e rievocati dai leader occidentali - che preparano il terreno per la Terza Guerra Mondiale. Uno sguardo oltre il velo di Maya della piatta informazione mainstream accondiscendente con il degenerare dello status quo. Con questo intento divulgativo si è tenuta l’intervista al direttore di ANTIMAFIADuemila, Giorgio Bongiovanni interpellato dal nostro redattore Francesco Ciotti presso il Centro Culturale Delle Grazie, Udine.
“Nel nostro Paese questo governo, ma anche i precedenti, vogliono rimuovere o cancellare o depistare la storia delle verità sulle stragi”, esordisce Giorgio commentando il recente ddl sicurezza 1660 che nell’articolo 31, estende la non punibilità agli agenti dei servizi segreti di dirigere o organizzare associazioni con finalità di terrorismo.
“I servizi segreti italiani sulla carta devono tutelare, proteggere il nostro paese Nei fatti non hanno nessun potere. I servizi segreti italiani sono la CIA”, ha proseguito, citando il caso più emblematico: “il rapimento di Abu Omar”, con la procura della Repubblica di Milano che “ha cercato di processare gli agenti della CIA che hanno perpetrato questo reato e non l'ha potuto fare”. 
Parlando della separazione delle carriere, Bongiovanni ha parlato di un “attacco preventivo” studiato a tavolino per impedire a magistrati "scomodi" e non controllabili - citando espressamente figure come Nino Di Matteo, Nicola Gratteri, Sebastiano Ardita e Luca Tescaroli - di accedere ai vertici delle procure più importanti d'Italia. “Il potere ha paura che alcuni magistrati, tuttora in carriera, che non guardano in faccia a nessuno... possano arrivare ad avere incarichi di potere”, ha affermato.
Spostando lo sguardo sull'attualità internazionale e in particolare su Gaza, il direttore di ANTIMAFIADuemila, condannando l'attacco del 7 ottobre come opera di “personaggi criminali”, ha messo in luce tutta l’illogica barbarie della rappresaglia genocida israeliana. “Se ci sono 5.000 terroristi mafiosi in Sicilia”, ha argomentato, “che facciamo? Radiamo al suolo tutta la Sicilia per arrestare i 5.000 terroristi mafiosi?”. Un genocidio dove in realtà si nascondono cinici interessi economici. Commentando i piani di pace che prevedono zone economiche speciali, ha ipotizzato che l'obiettivo finale sia “schiavizzare il popolo palestinese” per costruire resort di lusso, in una logica dove “il valore assoluto di questo pianeta sono i soldi”. 
Volgendo lo sguardo sull’Europa il quadro è ancora più allarmante e apocalittico, con leader come Macron o il cancelliere tedesco Merz, apparentemente “ignoranti” o addirittura affetti da una “patologia psichiatrica”, fermi nella loro convinzione di poter sconfiggere militarmente la Russia. “Non si può battere mai”, ha avvertito, ricordando l'immenso arsenale nucleare di Mosca che, se messa alle strette, non esiterebbe certo ad adoperare. “Chi è quel paese che ha 10.000 testate atomiche e pur di non usarle perde la guerra? È una follia”. 
Elena Forgiarini
Secondo la ricostruzione di Bongiovanni, la spinta verso il conflitto nasce dalla necessità degli Stati Uniti di salvare la propria economia e i l dollaro attraverso l'industria bellica, l'unico settore in grado di evitare un default previsto per il prossimo futuro. “La guerra la devi fare con la Russia”, ha spiegato, “perché, per vendere 800 miliardi di euro devi farla con potenze dove queste armi le puoi consumare.” In questo scenario apocalittico, l'unica speranza paradossale verrebbe dalla Cina e da figure come Elon Musk, che starebbero cercando di spostare la competizione mondiale sul piano dell'elettronica e dell'intelligenza artificiale per evitare l'estinzione nucleare.
“Musk ha fatto un passo indietro perché tutto il potere che rappresenta… ha visto che il concorrente economico, cioè l'industria bellica, vuole fare le scarpe al futuro del mercato mondiale, che è l'elettronica”, ha spiegato. 
Chiara Lautieri
In conclusione, Bongiovanni ha fatto un appello accorato alla mobilitazione civile. Di fronte a governanti “malati di mente” e pronti a sacrificare le nuove generazioni, l'unica via d'uscita è la creazione di un fronte politico trasversale che unisca la lotta per la pace a quella per la verità e la giustizia sociale. “Noi dobbiamo scendere nelle piazze. Dobbiamo protestare come abbiamo fatto con la Palestina. Protestare sempre a favore dei nostri fratelli, ma anche contro la guerra in Europa”, ha esortato, invitando gli italiani a riscoprire l'orgoglio di appartenere a un Paese che, per ricchezza privata e patrimonio culturale, potrebbe dettare condizioni invece di essere prono ai voleri esteri. “Svegliamoci, uniamoci e conquistiamo con la pace il mondo”. 
Foto © Fabio Baccello
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