di Giorgio Bongiovanni
Il Congresso “Diritto alla Verità”: le mani americane dietro mezzo secolo di sangue
È ormai evidente che le stragi nel nostro paese sono legate da un unico 'filo nero' che intreccia mafia, servizi segreti americani (o Cia), fascisti e servitori infedeli dello stato.
Sentenze provenienti dai tribunali più importanti d’Italia hanno certificato la presenza in tutte le stragi italiane dal dopoguerra a oggi, iniziando da Portella della Ginestra, di manovalanza criminale di basso rango (picciotti o camerati neofascisti) e di manovratori esterni (servizi segreti ed alti referenti politici).
La più emblematica è certamente la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto del 1980: un dramma che ha spezzato la vita a 85 persone e provocato oltre 200 feriti. Dopo anni di depistaggi orditi dalla componente più marcia del potere si è riusciti ad arrivare, grazie allo sforzo sovrumano dei familiari delle vittime (rappresentati da Paolo Bolognesi), a delle condanne che distruggono la favoletta dello ‘spontaneismo’ armato dei neofascisti.
Nessuno di loro ha mai agito motu proprio: la Cia ha deciso o dato grandi aiuti per realizzare questa e altre stragi.
È un dato dal quale non si può sfuggire ed è contenuto nelle sentenze passate in giudicato.
Oggi si è iniziato il Congresso nazionale sul tema “Il Diritto alla Verità”, organizzato da Salvatore Borsellino e Movimento Agende Rosse, con il patrocinio del Comune di Bologna e con la collaborazione di questo giornale. Per due giorni docenti universitari, magistrati, avvocati, storici, intellettuali, giornalisti, politici e familiari delle vittime di stragi e attentati si confronteranno in distinti tavoli di lavoro.
Un’ottima occasione per trattare argomenti che non siano solamente di superficie.
Si parlerà della CIA, dei servizi segreti, di chi ha messo la bomba, dei padroni di Licio Gelli?
Si parlerà delle ingerenze del governo americano nelle politiche italiane?
Del fatto che i manovratori di molte stragi avevano le spalle coperte da Washington?
Si parlerà del fatto che tale potere ha utilizzato i neofascisti, le brigate rosse, Cosa nostra e la ‘Ndrangheta per fare le stragi?
Si parlerà della vera funzione di Paolo Bellini e di Gladio?
Gli eredi dello stragismo sono al governo
I fatti narrano di una saldatura fra ambienti diversi il cui scopo è riscrivere la storia a favore dei carnefici, consegnando all'oblio le verità che con tanta fatica sono state conquistate. Una saldatura descritta con dovizia nel libro dello storico avvocato Luigi Li Gotti e del giornalista e scrittore Saverio Lodato, “Stragi d’Italia. Il caso Almasri e tutto quello che Giorgia Meloni e il governo non vogliono ammettere” (ed. Fuoriscena).
Lodato scrive che "nello stragismo italiano si avverte – e sono gli storici innanzitutto a segnalarla da tempo – una ‘matrice nera’. Un filo nero il cui principio risale alla Repubblica sociale di Salò e che, in maniera carsica, è arrivato sino ai nostri giorni. Matrice non unica, certo. Comprimaria spesso di altre matrici, di diversi orientamenti, alimentati da interessi di Paesi stranieri e di servizi segreti deviati di casa nostra". Senza contare che il nostro Paese "fa la guerra ai magistrati e non ai mafiosi. Solo in alcune autocrazie chi sta in alto pretende di riformare il funzionamento della giustizia, entrando in rotta di collisione proprio con gli operatori del diritto.
Quanto più il magistrato indaga, cerca la verità, intende provare eventuali responsabilità dei cosiddetti ‘colletti bianchi’, tanto più risulta indigesto. Il tutto, ricordiamolo ancora una volta, all’insegna di quella regola cui si faceva riferimento all’inizio: lasciare il minor numero di tracce possibili. Anche su tutti questi aspetti l’avvocato Li Gotti, nel libro, esprime il suo duro punto di vista".
In nome dell’anticomunismo e della fedeltà atlantica sono stati commessi nel nostro Paese crimini inconfessabili con cui è difficile fare i conti ancora oggi.
Anche perché l’attuale classe politica al Governo filo fascista ha più volte strizzato l'occhio agli stragisti. Il pantheon di Giorgia Meloni ospita “padri” come Giorgio Almirante, leader di quel Msi che è stato il partito che ha dato ospitalità e seggi in Parlamento a tanti protagonisti dei servizi segreti e della strategia della tensione (alcuni iscritti anche alla P2), da Junio Valerio Borghese a Sandro Saccucci, da Giovanni De Lorenzo a Vito Miceli, da Gino Birindelli a Mario Tedeschi. Almirante è lo stesso che fa arrivare 34.650 dollari, attraverso l’avvocato missino Eno Pascoli, a Carlo Cicuttini, uno dei responsabili della strage di Peteano (tre carabinieri uccisi) per finanziare e proteggere la sua latitanza in Spagna.
Il presente non è meno ‘nero’ del passato: alla presidenza della commissione antimafia è stata eletta la onorevole Chiara Colosimo, fotografata con un busto di Mussolini in bella vista e amica dell'assassino del giudice Mario Amato e responsabile della strage del 2 agosto stragista Luigi Ciavardini; affinità dimostrata con tanto di foto postata su Facebook.
Chiara Colosimo e Luigi Ciavardini
La stessa presidente della Commissione Antimafia aveva chiesto ‘perdono’ quando il giornalista Paolo Borrometi — presente tra i relatori del congresso — la mise pubblicamente di fronte alle sue responsabilità. Resta però una domanda: quelle scuse significano che un giorno abbandonerà la poltrona, oppure dovremo assistere, con indignazione, alla sua permanenza sullo scranno più alto della Commissione Antimafia?
Vedremo. Ma d’altronde cosa ci si può aspettare da un governo che ha nominato come sottosegretario al ministero della difesa la figlia di Pino Rauti, cioè uno dei principali strateghi della strategia della tensione; e ad agosto 2023, il ministro della giustizia Carlo Nordio ha dato un assist agli stragisti in Parlamento, dichiarando falsamente che esisteva una sentenza della Cassazione che avrebbe potuto dare il via libera all’annullamento della condanna per Ciavardini per la strage di Bologna.
E poi nella sala capitolare del Senato è stato commemorato il piduista, depistatore e latitante Generale Maletti, condannato con sentenza definitiva per il depistaggio delle stragi di Piazza Fontana. Convegno che fu organizzato meno di un anno fa dall'onorevole Federico Mollicone, figlio dell'esponente di Ordine Nuovo Nazzareno Mollicone. Il deputato, tra le altre cose, è firmatario di una interpellanza al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e il Guardasigilli Carlo Nordio con il quale quale si prefigge lo sfacciato tentativo di addossare altrove le responsabilità del massacro del 2 agosto 1980: la cosiddetta “pista palestinese”, l’ennesima grande balla sonoramente bocciata da diverse inchieste, come ha tenuto a ricordare anche il sostituto procuratore generale bolognese Nicola Proto nella sua requisitoria nel processo d’appello sull’attentato a carico dell’ex Nar Gilberto Cavallini.
Si tratta, in altre parole, dell’ennesimo tentativo di deviare la responsabilità dai neofascisti e di mettere i bastoni tra le ruote a chi vorrebbe trovare la vera regia esterna. Una spallata arrivò a suo tempo anche dalla magistratura in quanto è fatto noto che la procura generale di Bologna, guidata all’epoca da Giuseppe “Gimmi” Amato, avocò le indagini su sollecitazione dei familiari delle vittime di quella strage nel maggio 2020 per poi richiedere l’archiviazione poi respinta dal giudice.
Giorgia Meloni e Carlo Nordio © Imagoeconomica
Nomi e cognomi
In attesa della chiusura dei lavori diamo uno sguardo ai nomi per comprendere: per gli esecutori materiali sono stati condannati i neofascisti Paolo Bellini, Gilberto Cavallini, Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. Per il reato di depistaggio le sentenze hanno toccato uomini ai vertici dei servizi segreti - il generale Pietro Musumeci e il colonnello Giuseppe Belmonte - che per questo motivo sono stati condannati con sentenze definitive unitamente a Francesco Pazienza, altro importane agente segreto collegato con i servizi americani. E poi l’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia, ex amministratore del condominio dei misteri in via Gradoli, per false informazioni al pm al fine di sviare le indagini.
Inoltre per essere stati gli organizzatori e finanziatori sono stati condannati l’ex capo della Loggia P2 Licio Gelli, Umberto Ortolani, ex braccio destro di Gelli, Federico Umberto D'Amato, potente capo dell’Ufficio Affari Riservati al Ministero dell’Interno e uomo della Cia in Italia e Mario Tedeschi, ex piduista e senatore del MSI, individuati quali mandanti, finanziatori o organizzatori dell’attentato, foraggiato grazie ai soldi del Banco Ambrosiano.
Gelli e D’Amato, secondo l’ultima sentenza, utilizzavano come killer anche Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini ed altri esponenti della destra eversiva garantendo loro denaro e impunità.
Il vero nervo scoperto quindi è il rapporto che c’è tra la componente Cia in Italia e le strutture che dettano gli ordini ai bombaroli, quale la già citata loggia massonica P2. Non è un segreto tutto questo: innumerevoli documenti dell’Fbi desecretati a luglio di quest’anno grazie al Freedom of Information Act (Foia) descrivono la figura di Gelli, la sua loggia massonica ed i rapporti che hanno avuto in particolare con gli Stati Uniti d'America. Vero è che molte parti sono ancora coperte da segreto ma ciò che abbiamo visto e letto basta e avanza.
Paolo Bellini
Del resto è un fatto storico che funzionari dei servizi segreti Usa portarono via dagli uffici di Gelli a Montevideo, in Uruguay, l’archivio uruguaiano della P2 mentre pochi giorni prima i magistrati Giuliano Turone e Gherardo Colombo scoprivano e sequestravano a Castiglion Fibocchi gli elenchi degli iscritti alla P2. Inoltre Bellini, esponente di Avanguardia Nazionale, collegato da decenni ai servizi segreti e protetto dagli stessi, si recò in Sicilia 30 volte nel periodo cruciale delle stragi, interloquendo direttamente con Antonino Gioè, mafioso a sua volta legato ai servizi ed esecutore della strage di Capaci.
Bellini, come riferito da vari collaboratori di giustizia tra cui Giovanni Brusca, suggerì ai mafiosi di alzare la posta eseguendo gli attentati contro i beni artistici nazionali che vengono effettivamente eseguiti nel 1993. La stessa strategia che era stata messa a punto dalla destra neofascista negli anni ’70. È inquietante, come è stato accertato nei processi, che gli ex vertici dei carabinieri appoggiati dall’attuale maggioranza (tra cui Mario Mori), venuti a conoscenza che Bellini stava interloquendo con gli esecutori della strage di Capaci, non solo siano rimasti assolutamente inerti ma per di più non scrissero alcuna relazione di servizio e distrussero documenti importanti che costituivano corpi di reato.
Il passato non passa, dunque. Lo stragismo resta un tema di scottante attualità politica e oggi chi detiene il bastone del comando vuole utilizzare questo bastone per riscrivere la storia.
Basta girarci intorno. Se davvero si vuole arrivare alla verità, tutta la verità, serve il coraggio di guardare anche oltre l’oceano. Da anni – e l’ho ribadito più volte – autorevoli inquirenti, storici e diverse sentenze hanno indicato come le grandi stragi italiane, da Portella della Ginestra fino alla stagione del terrore di Roma, Firenze e Milano, si siano consumate in un quadro internazionale opaco, in cui hanno agito forze esterne e gli apparati dell’intelligence americana appartenenti alla Cia, vale a dire agenti sotto il comando del governo degli Stati Uniti d’America.
Rielaborazioni grafiche by Paolo Bassani
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