Nel silenzio generale dei principali media di informazione, i piani più mostruosi dell’élite europea scavano lentamente nell’inconscio collettivo di un popolo distratto, senza che si inneschi quel minimo senso di indignazione, o almeno l’istinto di sopravvivenza rispetto ad un futuro consegnato agli orrori della guerra.
Ebbene, lo scorso 18 novembre il capo di Stato Maggiore della Difesa francese, Generale Fabien Mandon, durante il Congresso dei Sindaci francesi a Parigi, ha tenuto un discorso solenne che evocava senza vergogna gli scenari più cinici e crudeli.
"Se il nostro Paese sussulta perché non è disposto ad accettare di perdere i propri figli, perché soffre economicamente, perché la priorità andrà alla produzione della difesa, allora siamo a rischio", ha affermato Mandon, spiegando che "abbiamo tutta la conoscenza, tutta la forza economica e demografica per dissuadere il regime di Mosca dal tentare la fortuna altrove. Ciò che ci manca è la forza d'animo per accettare il dolore di proteggere ciò che siamo".
Tradotto: armiamoci e partite e accettate che i vostri figli vengono massacrati in trincea per la guerra che si sta prospettando nel prossimo futuro. Questi discorsi, non a caso, seguono l'avvertimento rivolto dallo stesso capo di Stato Maggiore ai parlamentari in ottobre, secondo cui l'esercito francese stava pianificando uno "scontro con Mosca entro tre o quattro anni".
Qualche sentore di indignazione si è respirato all’interno dell’arco parlamentare francese. Fabien Roussel, segretario nazionale del Partito Comunista Francese, ha definito l'intervento "pericoloso", denunciando: "No ai discorsi bellici intollerabili. Nel bilancio 2026, 7 miliardi in più per le forze armate e 7 miliardi in meno per le autorità locali. Scegliamo la pace e rifiutiamo la logica di guerra".
Ma è proprio questo lo scenario che si sta preparando. Mentre è in ballo un piano di pace che potrebbe in pochi giorni spegnere il conflitto russo-ucraino, giovedì scorso il governo francese ha pubblicato una guida intitolata "Tous responsables" (Tutti Responsabili) progettata per preparare il pubblico francese "ad affrontare una crisi importante, qualunque sia la sua origine", menzionando il rischio di "una minaccia legata a un importante impegno delle nostre forze armate fuori dal territorio nazionale".
Ma la strada è stata già segnata da tempo. La Revisione Strategica Nazionale pubblicata dal governo francese il 14 luglio ha identificato la Russia come "la minaccia più diretta oggi e negli anni a venire agli interessi della Francia, a quelli dei suoi partner e alleati, e alla stabilità stessa del continente europeo e dell'area euro-atlantica".
Sempre a luglio arriva un altro segnale inquietante. Il Ministero della Salute francese ha emesso una circolare ufficiale a tutte le agenzie sanitarie regionali. Il documento ordina a tutti gli ospedali, sia civili che militari, di essere pronti entro marzo 2026 a ricevere fino a 15.000 soldati feriti in caso di guerra. Un piano che prevede picchi operativi di 100 pazienti al giorno per 60 giorni consecutivi, e ondate fino a 250 vittime al giorno per almeno tre giorni consecutivi. Secondo il documento, gli ospedali francesi potrebbero dover accogliere tra 10.000 e 50.000 membri delle forze armate feriti in periodi che vanno da 10 a 180 giorni.
Ma non si tratta solo della Francia, è il vecchio continente che questa guerra con la Russia la vuole a tutti i costi. Non stupisce che, come riportato da Bloomberg nelle ultime ore, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer hanno respinto i punti chiave del piano di pace di Trump, durante una telefonata con il presidente ucraino. Un testo che in sintesi offre garanzie di sicurezza reciproche tra Russia e Ucraina, prevede la non ulteriore espansione della NATO, limita le forze armate ucraine a 600.000, escludendo ogni presenza di truppe straniere. Crimea, Luhansk e Donetsk saranno riconosciute come russe, mentre Kherson e Zaporizhia resteranno sulla linea di contatto; le nuove frontiere non potranno essere modificate con la forza.
Un piano di cui il tycoon ha bisogno per salvare la faccia da un’imminente sconfitta militare, con i russi che hanno già occupato quasi totalmente Pokrovsk e Kupyansk, avanzando senza sosta e incontrando una resistenza sempre più debole.
È chiaro che i leader europei hanno ormai investito tutto su una guerra a lungo termine. La Commissione Europea ha proposto nel marzo 2025 un piano strategico per mobilitare fino a 800 miliardi di euro destinati al rafforzamento delle capacità di difesa dell’UE.
La Germania è in un certo senso la capofila di questa nuova dottrina. Anche i vertici militari tedeschi hanno effettivamente lanciato ripetuti allarmi sulla possibilità di un attacco russo alla NATO entro un arco temporale di 3-4 anni, in particolare il General Carsten Breuer, Capo di Stato Maggiore della Bundeswehr. "Abbiamo sempre detto che questo potrebbe accadere dal 2029 in poi... tuttavia, ci sono altri che dicono che questo è possibile già dal 2028, e alcuni storici militari credono addirittura che l'estate passata sia stata l'ultima estate di pace", ha addirittura affermato il Ministro della Difesa Boris Pistorius.
Il Tenente Generale Alexander Sollfrank, capo del Comando Operativo della Bundeswehr e del Comando di Supporto e Dispiegamento Congiunto della NATO (JSEC), ha spiegato che "in caso di conflitto, la Germania diventerà il trampolino centrale dell’Alleanza. Nel più breve tempo possibile, fino a 800.000 truppe e i loro equipaggiamenti provenienti da diversi paesi NATO potrebbero essere trasferiti attraverso la Germania verso il fianco orientale".
Berlino ha preparato un piano di approvvigionamenti colossale da circa 377 miliardi di euro per ricostruire le sue forze armate. Tra i principali contratti di procurement figurano l’acquisizione di fino a 3.000 veicoli blindati 8×8 Boxer, in un programma da 10 miliardi di euro realizzato da Rheinmetall e KNDS, e l’acquisto di circa 3.500 veicoli da combattimento Patria 6×6, per un valore di 7 miliardi di euro. È previsto inoltre l’ampliamento della flotta con circa 20 caccia multiruolo Eurofighter, stimati tra 4 e 5 miliardi di euro. Per la difesa aerea, il piano comprende sistemi IRIS-T e 561 Skyranger 30 destinati a contrastare droni e minacce a bassa quota. Sul fronte dei veicoli da ricognizione e combattimento, sono stati programmati 424 nuovi mezzi ruotati per quasi 7 miliardi di euro, tra cui un contratto quadro con General Dynamics per 274 veicoli da ricognizione del valore di 3,5 miliardi e 150 veicoli da combattimento “Schakal” per 3,4 miliardi. È previsto anche un investimento da 1,98 miliardi di euro destinato alla digitalizzazione dell’equipaggiamento di comando e controllo di circa 10.000 veicoli della Bundeswehr, da completare entro la fine del 2030.
“Dobbiamo prepararci a sacrificare i nostri figli”. Questo è il futuro dell’Europa scritto nero su bianco dall’élite criminale europea.
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- Francesco Ciotti
