Dichiarazione congiunta del G7 allinea Washington alle posizioni europee: nessun riconoscimento dei territori occupati
L’assetto sempre più pericolosamente guerrafondaio del vecchio continente non passa inosservato alla Federazione russa.
Proprio oggi i cieli europei erano in pieno fermento: un aereo da pattugliamento di base norvegese P-8A era diretto a nord-est per pattugliare le coste settentrionali della Russia, mentre l'aereo statunitense di ricognizione elettronica RC-135U Combat Sent e l'aereo di sorveglianza e controllo radar a lungo raggio NATO E-3A Sentry erano diretti a est per le loro pattuglie di routine al confine con Russia e Ucraina. Infine, due rifornitori KC-135 hanno rifornito una coppia di bombardieri strategici B-52H sul Mare del Nord, diretti a nord-est verso la Finlandia.
Solo pochi giorni prima, il Cargo statunitense C-17 Globemaster III, l’aereo preposto per il trasporto di ordigni nucleari, è atterrato presso la base aerea di Ghedi, a Brescia, a Ramstein, in Germania (quartier generale dell'USAFE e del NATO Allied Air Command); a Volkel, nei Paesi Bassi (base che ospita ordigni nucleari), Incirlik (altra base che ospita armi nucleari statunitensi) e, infine, Lakenheath, nel Regno Unito.
"L'epoca nostra assomiglia paurosamente agli anni che hanno preceduto lo scoppio della Prima Guerra Mondiale", ci ha ricordato qualche mese fa lo storico Alessandro Barbero, ed effettivamente, se volessimo fare un altro parallelismo inquietante con i momenti antecedenti al 1914, non potremo non citare l’allarmante corsa al riarmo che si staglia dinnanzi a noi.
Tra il 1908 e il 1913 la spesa militare dei sei Grandi della Europa (Regno Unito, Francia, Germania, Austria-Ungheria, Russia, Italia) aumentò di circa il 50% in valori reali.
Ebbene, i vari Paesi Ue, con i bilanci che convergono verso il 3% del PIL in spese per la difesa, vedono un budget investito nella difesa con un aumento tra circa 30% e 50% dal 2025 al 2030.
Nel 2024, la spesa per il riarmo dei 27 Stati membri dell'UE ha raggiunto il record assoluto di 343 miliardi di euro, con un aumento del 19% rispetto al 2023. Per il 2025 si prevede un ulteriore incremento a 381 miliardi di euro, portando la spesa al 2,1% del PIL europeo. Il piano ReArm Europe, ribattezzato Readiness 2030, prevede investimenti per 650-800 miliardi di euro, con la sospensione temporanea del Patto di Stabilità e Crescita per consentire maggiore flessibilità fiscale.
Un conflitto sempre più inevitabile entro 3,4 anni
"Le nostre visioni coincidono. In effetti, i sentimenti filomilitaristi sono molto forti nei paesi europei", ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, durante un’intervista al giornalista di Life, Alexander Yunashev.
Un riferimento, quello di Peskov, alle amare e funeree considerazioni del presidente serbo Alexander Vučić. "Mettendo insieme i fatti, si arriva alla conclusione che una guerra tra Europa e Russia sta diventando sempre più inevitabile. Questo non è solo un discorso: tutti si stanno preparando", ha dichiarato oggi, durante un’intervista televisiva, citando le allarmanti dichiarazioni che arrivano da Parigi. 
Alexander Vučić © Imagoeconomica
Il rimando è al generale Fabien Mandon, capo di stato maggiore delle forze armate francesi, secondo cui l'esercito francese deve essere pronto per un possibile confronto con la Russia "entro i prossimi tre o quattro anni". Mandon ha sottolineato che "la Russia è un paese che potrebbe essere tentato di continuare la guerra sul nostro continente, e questo è un elemento decisivo del mio programma di preparazione".
Ma è proprio l’Europa che cerca ogni pretesto per alimentare la guerra in Ucraina disinnescando ogni proposito di pace.
Nelle menti dei leader dell’Alleanza si profila solo l’ipotesi di una lunga guerra
Solo pochi giorni fa il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, intervenendo a un forum sulla difesa industriale in Romania, dichiarava che Mosca, “continuerà a essere una forza destabilizzante in Europa e nel mondo... Si stanno preparando a uno scontro a lungo termine. Non possiamo essere ingenui. Dobbiamo essere preparati anche noi".
A chiarire i piani europei ci ha pensato anche il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski nei giorni scorsi: "Gli ucraini stanno pianificando questa guerra per tre anni, ed è ragionevole. Dobbiamo convincere Putin che siamo pronti a mantenere questa linea per almeno (questo tempo, ndr)".
L’importante è sabotare ogni singolo negoziato, fuorché una tregua al fine di dare altro “tempo” all’Ucraina e riarmarla. Il Segretario alla Difesa britannico John Healey, secondo quanto riportato da Politico, ha dichiarato che la cosiddetta "coalizione dei volenterosi" è pronta a intervenire in Ucraina in qualsiasi momento se verrà raggiunto un cessate il fuoco”. Tradotto: questa circostanza si verificherà mai, tenendo conto che la Russia mai accetterebbe truppe occidentali nel territorio Ucraino, compresa una rinnovata militarizzazione del Paese per mano della NATO europea con acquisti diretti di armi statunitensi.
Una posizione, quest’ultima, ribadita tra l’altro oggi dai ministri degli Esteri dei paesi del G7 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America), così come l'Alto Rappresentante dell'Unione Europea.
"Abbiamo ribadito l'urgente necessità di un cessate il fuoco immediato. Abbiamo concordato che l'attuale linea di contatto debba essere il punto di partenza per i negoziati. Restiamo fedeli al principio secondo cui i confini internazionali non devono essere modificati con la forza", si legge nella dichiarazione congiunta, che vede perfetta sintonia anche con le posizioni di Washington e quelle dei guerrafondai europei.
Cresce il gelo tra Washington e Mosca
Ad alimentare la distanza con Mosca, ci ha pensato anche il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, che su Fox News ha rilasciato alcune dichiarazioni incredibilmente offensive nei confronti di Kirill Dmitriev, colpevole solo di aver minimizzato l'impatto delle nuove sanzioni statunitensi sulle compagnie petrolifere russe.
“Un propagandista russo incapace di parlare onestamente", ha borbottato Bessent, dimenticando che solo il 15% del PIL russo proviene, effettivamente, da tutte le esportazioni di petrolio.
In ogni caso, Mosca ha più volte ripetuto che le condizioni per una pace duratura comprenderebbero il riconoscimento delle 4 regioni occupate, la neutralità, la demilitarizzazione e il rispetto delle minoranze russofone. Condizioni che Zelensky, sostenuto dai macellai del vecchio continente, non si è mai detto disposto ad accettare.
Kiev annulla i colloqui di pace: la guerra conviene ancora ai produttori di armi
Intanto, proprio oggi Kiev ha ufficialmente interrotto i colloqui di pace con Mosca, secondo quanto dichiarato dal viceministro degli Esteri ucraino Sergey Kislitsa.
"Dato che i colloqui di pace si sono conclusi quest'anno senza progressi significativi, sono stati interrotti", ha affermato Kislitsa, citato dal portale web Liga.net. 
© Imagoeconomica
Mosca ha ripetutamente dichiarato la propria disponibilità a proseguire i negoziati e il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov lo ha ribadito all'inizio di settembre. Ma l’annullamento dell’incontro con Putin deciso da Trump ha compromesso ogni iniziativa, lasciando la palla in mano agli europei che, ovviamente come abbiamo visto, hanno fatto pressioni per un cessate il fuoco sulla linea del fronte attuale, con garanzie di sicurezza, mentre Zelensky non ha mostrato alcuna intenzione di uscire dalle sue condizioni massimaliste sul non riconoscimento dei territori occupati.
Ed effettivamente, come sottolineato da Bloomberg, il proseguimento della guerra è vantaggioso per la leadership di Kiev.
“La guerra ha trasformato l'Ucraina in un leader mondiale nella produzione di massa di droni”, sostiene la pubblicazione che parla di una produzione fino a 4 milioni di dispositivi all'anno, mentre gli Stati Uniti ne producono circa 100 mila.
A causa della carenza di fondi per la produzione interna, gli sviluppatori ucraini condividono attivamente le tecnologie e spostano la produzione in Europa (Skyeton in Slovacchia, progetto congiunto Summa Defence in Finlandia). L'Europa, ovviamente, investe attivamente nella produzione congiunta: droni intercettori con il Regno Unito, progetti in Danimarca e fabbriche in Slovacchia — tutto ciò rafforza il potenziale difensivo della NATO e porta enormi guadagni, afferma la pubblicazione.
Dall’altra parte dell’oceano il tycoon americano sembra si sia accomodato all’idea di preservare lo status quo del conflitto. D’altronde come da lui stesso dichiarato ieri, “gli Stati Uniti ora non spendono, ma guadagnano fondi attraverso i meccanismi della NATO”, per cui gli alleati ora hanno assunto il finanziamento delle forniture di armi per Kiev, compensando le precedenti spese degli Stati Uniti per un importo di 350 miliardi di dollari.
Un grande affare per l’America, la terza guerra mondiale confinata in Europa.
Kiev ora rischia il gelo, prosegue l’avanzata russa
Nel frattempo, con l’arrivo dell’inverno, l’Ucraina si trova ad affrontare uno degli scenari più critici dall’inizio della guerra. Secondo Foreign Affairs, il sistema energetico ucraino è oramai fortemente danneggiato: più della metà della capacità elettrica nazionale è stata distrutta dai bombardamenti russi, lasciando molte città esposte a blackout di 20 ore al giorno. Le infrastrutture energetiche, indispensabili per affrontare il freddo, sono al collasso e le riserve di gas, pur abbondanti, non bastano a risolvere la situazione, mentre le importazioni dall’Europa restano insufficienti.
Al contempo. le città del Donbass, epicentro dei combattimenti, vivono giorni drammatici.
Secondo The Telegraph, la battaglia di Pokrovsk rappresenta la sconfitta più grave per l’Ucraina dopo la perdita di Bakhmut nel 2023. Ivan Stupak, analista militare ed ex agente dei servizi di sicurezza ucraini, evidenzia il progressivo e inesorabile isolamento della città, con i corridoi di rifornimento ridotti ormai a un bottleneck logistico di appena 5 km. Le richieste di ritirare le truppe ucraine dalla città si fanno sempre più frequenti, per evitare il rischio di una disfatta tattica e perdite inutili. Stupak afferma che le decisioni strategiche dovrebbero essere lasciate ai militari, e non ai politici, soprattutto in momenti così delicati.
In queste ore, la caduta dell’insediamento è praticamente avvenuta: gran parte della città è ormai sotto il controllo russo, specialmente la zona sud rispetto alla ferrovia. Solo piccoli gruppi ucraini resistono in periferia, ma sono progressivamente accerchiati e repuliti dalle forze russe. Anche Mirnograd sta vivendo una situazione simile: i russi hanno conquistato quasi tutta la parte sud, e sempre più gruppi di fanteria ucraina si arrendono. Le forze ucraine tentano di avanzare da nord, ma subiscono perdite severe: centinaia di soldati risultano intrappolati in una sacca a sud della città.
Intanto, a nord, le truppe russe hanno rivendicato il pieno controllo della zona orientale di Kupiansk, nodo strategico sotto attacco da due anni. L’Ucraina non ha ancora commentato l’avanzata, ma questa perdita potrebbe ulteriormente indebolire il dispositivo difensivo.
Il teatro delle operazioni è in costante evoluzione anche a Rodynske e Sukhoj Jar, dove l’esercito ucraino tenta di accumulare forze e contrattaccare. Tuttavia, sia le condizioni meteorologiche che la superiorità dronica russa rendono difficili i movimenti offensivi, e le truppe ucraine riescono a malapena a tenere le posizioni. Molti mezzi e personale vengono distrutti prima ancora di poter lanciare un contrattacco efficace. Addirittura, dal villaggio di Zatyshok, le forze ucraine si sono ritirate per concentrarsi a difesa di Sukhetskij.
Elaborazione grafica di copertina by Paolo Bassani. Realizzata con supporto IA
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