La testimonianza dell'ex compangna di Giovanni Peluso
Peluso, nell’estate del 1997, "mi portò a Capaci per vedere dove è stata fatta la strage. Mi ha descritto come avevano messo il tritolo nello scolo e mi disse la punta dove era partito il telecomando".
“Mi disse che il telecomando non l’aveva premuto Brusca ma bensì i servizi segreti, loro".
Così l’ex compagna di Giovanni Peluso (difeso da Boris Pastorello), Marianna Castro, ha testimoniato dinanzi al tribunale di Caltanissetta – presieduto da Francesco D'Arrigo – nel processo per depistaggio delle indagini sulla strage di Capaci a carico di due generali dei carabinieri, Angiolo Pellegrini (difeso da Oriana Muti) e Alberto Tersigni (difeso da Basilio Milio e Cristina Marasà), ormai in pensione.
Peluso, ex poliziotto, è anch’egli imputato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
“Con 'loro' intende il Peluso stesso?" ha chiesto il pm Pasquale Pacifico.
"Eh, loro. Poi io lì ho detto: ma che hai ammazzato la gente qua? E lui stava zitto, non rispondeva”.
La testimone ha raccontato di aver conosciuto Peluso in Procura a Roma nel 1990, quando lui era un agente di polizia. "Abbiamo intrapreso un'amicizia, poi abbiamo intrapreso una relazione, finché poi ci siamo uniti e abbiamo fatto il primo figlio”; il periodo era tra "settembre del '90 fino al 17 febbraio 2001".
La teste ha raccontato in aula che, quando lo ha conosciuto, "mi ha detto che faceva un lavoro particolare, che era stato al Sismi, poi negava, poi diceva che comunque faceva dei lavori particolari. Dopo un mese che è venuto a casa, mi sono ritrovata la mattina con degli ordigni dentro la sua macchina, una Lancia Thema" colore blu, messi "dietro, involucrati dietro al cofano". Questi esplosivi, ha detto Castro al pm Pasquale Pacifico, non si sa che fine abbiano fatto.
Peluso “ha detto che stava facendo un lavoro particolare, delle indagini particolari e stava in contatto con delle persone particolari e faceva parte del Sismi all'epoca" – ha ribadito – aggiungendo che collaborava con Vincenzo Parisi, l'allora capo della Polizia di Stato, per alcune "indagini giù a Palermo". Nello specifico, "lavori particolari come per i servizi".
Mentre era a Palermo ci fu la strage di Capaci e, due giorni dopo, tornò a casa: "Mi sembra strano che tu sei sceso e c'è stata la strage, sei tornato con una strage in atto, dico proprio quel periodo, glielo chiesi" – ha detto, sottolineando che Peluso le rispose che "era sceso per delle indagini a Palermo ed era capitata questa strage". Peluso fu assente dal venerdì antecedente alla strage di Capaci, ha ripetuto il pubblico ministero.
Castro ha confermato specificando di averlo rivisto "lunedì sera a casa", dopo un'assenza di tre giorni. La spiegazione data all’epoca era che Peluso aveva dovuto portare a Roma dei documenti da Palermo in relazione alla strage di Capaci.
La telefonata di 'Gotti' dall’America
La testimone ha parlato anche dei giorni antecedenti e successivi alla strage di Capaci, periodo in cui la donna lavorava al Consiglio Superiore della Magistratura.
"Nel '92 c'è stata la strage di Capaci io mi trovavo in servizio" presso "il Consiglio Superiore della Magistratura. Ero distaccata dalla Procura al Consiglio Superiore" – ha detto ricordando che il sabato della strage del 23 maggio 1992 aveva ricevuto una telefonata al Csm da un certo ‘Gotti’, che la chiamava dall’America. 
Giovanni Falcone © Archivio Letizia Battaglia
"Il venerdì Peluso e Giovanni stavano facendo un corso a Nettuno, però già il venerdì pomeriggio lui se n'era andato e io poi ho provato a chiamarlo perché aveva due utenze e non rispondeva. Poi il sabato sono andata a lavorare e la mattina mi chiamarono dall’America al Csm, spacciandosi per Gotti. Io ho detto: ma chi è? Dice: no, la volevamo salutare e sapere come stava. Dico: io non vi conosco. Ho preso e ho chiuso. Ho chiamato il centralino sotto per vedere: signore, era una chiamata diretta a lei. Dice: non sono passati per il centralino".
Sempre il lunedì mattina "mi fecero un'altra telefonata, salutandomi e ringraziandomi, e io ho chiesto di che cosa mi dovevano ringraziare. Quando lui, (Peluso ndr), è venuto, ha detto che aveva degli amici americani, e gli ho detto: io non li conosco, chi sono questi? Mi chiamano a me direttamente, ringraziandomi di che cosa?".
Lui le diede una qualche spiegazione rispetto a questa vicenda? Ha chiesto il pm. "Ha detto che faceva parte di questa gente che fa parte della mafia italo-americana, della Pizza Connection." E lei praticamente chiese come mai lui conoscesse queste persone?
"Io glielo chiesi, e ha detto che erano persone che conosceva perché loro facevano delle indagini e avevano contatti" – ha risposto Castro.
L’arresto di Peluso e l’agente della Cia
Giovanni Peluso venne arrestato nel 1998. Dopo la sua scarcerazione raccontò che aveva conosciuto in carcere determinate "persone che avevano creato una task force: Giuseppe Porto, Bacca, De Nicola e Pietro Riggio", all’epoca ancora detenute. "Peluso e Porto" vennero scarcerati per primi: "si conoscevano perché Peluso mi disse che avevano già collaborato per il Sismi".
Il gruppo avrebbe avuto lo scopo – "me lo disse Giovanni" – di catturare il superlatitante Bernardo Provenzano.
Nel racconto della teste compare anche il nome di Antonio Mazzei, deceduto e indicato da Pietro Riggio come collaboratore dei Servizi segreti (con legami persino con la Cia), soprannominato zio Toni o "il principe”: Castro e Porto erano al bar, per un incontro conoscitivo, quando arrivò Mazzei "con una Mercedes nera con due persone, una alla guida e uno davanti".
"Il Porto gli ha baciato la mano quando è sceso dalla macchina" – ha detto Castro.
Ma questo soggetto, Mazzei, che cosa c’entrava con la loro organizzazione?
"Lui mi ha coinvolto, mi ha portato perché ha detto (Peluso, ndr) che questo Antonio Mazzei era un camorrista e poteva fare qualcosa per questa eredità, perché conosceva il cardinale Sodano, che all’epoca era il segretario di Stato del Vaticano, e quindi poteva fare qualcosa e aveva un’assicurazione, che poi questa assicurazione invece era una copertura di un ufficio Cia, perché dice che lui era un agente Cia". 
Giovanni Aiello
L’incontro con Aiello, Peluso e Riggio
"Era quasi un mese che Peluso non scendeva, che non veniva a casa, e venne con una macchina che io mi sbagliai, dichiarai la Thema, invece era una BMW color sabbia, e mi dice che doveva andare a Resuttano da Riggio perché doveva parlare di certe cose. E a un certo punto, a metà strada, mi ha detto: metti tu alla guida" – ha detto la teste. Partiamo da Calatabiano e ci rechiamo verso Resuttano e "poco prima di arrivare è passata a me la guida”; "Peluso si è messo dietro perché doveva entrare un suo amico, collega", cioè Giovanni Aiello.
"Parlavano ma non si facevano capire" – ha raccontato spiegando che "allo svincolo siamo scesi perché doveva arrivare Riggio", il quale poi è salito in macchina.
"Abbiamo fatto pochi metri – ha continuato – e ci siamo messi un po' nascosti. E hanno parlato, poi Riggio è sceso e Giovanni Peluso ha detto che non doveva parlare con i carabinieri perché i carabinieri li portavano tutti a Provenzano".
Peluso mi disse che lui e Aiello "lavoravano insieme con Contrada e La Barbera, facevano le indagini per le stragi ma anche per la politica e per la Cia, per tutte queste cose".
La strage di Firenze
Un’altra volta in cui la teste aveva visto Aiello fu allo svincolo autostradale Roma-Napoli: "Io tornavo la sera dal lavoro e il Peluso mi disse che lo potevo accompagnare allo svincolo di Roma-Napoli"; "l’ho accompagnato, lì aspettava una macchina" in una "piazzola" e "lì c’era questa macchina, questa Mercedes, dove c’era questo signore davanti, una donna bionda davanti e una mora dietro. E poi lui è salito dietro con questa mora (detta Cipollina) e se ne sono andati”. "Io poi l’ho chiamato, Peluso, e lui mi disse che erano colleghi dei servizi e che lavoravano tutti e quattro insieme". Mi disse anche che dovevano andare "la prima volta a Firenze. Dice che dovevano andare a fare delle indagini a Firenze. Erano partiti tre giorni prima della strage e sono tornati una settimana dopo".
Successivamente a questa data, quando lo vede un’altra volta Giovanni?
"Con la strage di via Palestro, che la sera mi disse se l’accompagnavo sempre lì allo svincolo, e c’era questa BMW chiara che aspettava sempre, con un signore davanti e dietro la mora".
E erano le stesse persone? "Sì", ha risposto.
Udienza rinviata al 9 dicembre 2025, ore 11.
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