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Rutte: "Parlare apertamente per far capire che la deterrenza nucleare tutela la sicurezza europea"

Voli sinistri hanno solcato silenziosamente i cieli del vecchio continente negli ultimi giorni. Martedì 4 novembre un gigantesco cargo militare statunitense C-17 Globemaster III è atterrato presso la base aerea di Ghedi, a Brescia. 
Non si tratta di un convenzionale velivolo da trasporto militare: il C-17, uno dei più imponenti aerei cargo militari al mondo e appartiene al 62° Airlift Wing dell’aeronautica USA, reparto con sede nella Joint Base Lewis–McChord, ovvero all’unica squadriglia statunitense certificata per il trasporto di bombe nucleari. 
La sua rotta nei giorni scorsi sul territorio europeo in questo senso non lascia spazio ad equivoci. Il 3 novembre è arrivato a Ramstein, in Germania (quartier generale dell'USAFE e del NATO Allied Air Command); il giorno dopo fa tappa a Volkel, nei Paesi Bassi (base che ospita ordigni nucleari) e nel pomeriggio, appunto a Ghedi, rimanendo di stanza alla base per circa 20 ore. La mattina successiva è poi partito verso Incirlik (altra base che ospita armi nucleari statunitensi) e, infine, verso Lakenheath, nel Regno Unito. Un sito che dal 2022 è stato predisposto ad accogliere nuovamente bombe nucleari. 
Anche Ghedi non fa eccezione in questa lista, rientrando interamente negli accordi di "Nato Nuclear Sharing". Secondo numerosi rapporti, in particolare lo studio seminal del 2005 di Hans Christensen del Natural Resources Defense Council (NRDC), la base ospiterebbe circa 20-40 bombe atomiche statunitensi di tipo B61 (modelli B61-3, B61-4 e B61-7).
Ma si tratta di modelli ormai obsoleti. Secondo le stime più recenti, l'aeronautica italiana è già pronta per equipaggiare i caccia F-35A Lightning II con le nuove testate tattiche B61-12. Si tratta di una versione modernizzata della famiglia B61, con impostazioni di potenza pre-selezionabili coprono livelli molto bassi fino a quelli tattici (0,3; 1,5; 10 e 50 kilotoni). Dispone di un kit di coda telescopico con piccoli motori a razzo incorporati per la manovrabilità, accompagnati da un sistema di navigazione inerziale assistito da GPS che la rendono un'arma di precisione, pensata per penetrare all’interno dei bunker di comando del nemico.
Significativamente, il cargo statunitense ha accuratamente evitato di sorvolare la Svizzera, che non aderisce agli accordi internazionali che permettono il trasporto di materiale bellico non convenzionale. Questo dettaglio suggerisce che il carico fosse effettivamente di natura nucleare, poiché rappresenta una precauzione standard in tali situazioni. 


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Mark Rutte © Imagoeconomica 


Curiosamente, inoltre, le basi di Volkel e Lakenheath sono state protagoniste di incursioni di droni sospetti nei mesi scorsi. Guerra ibrida russa? È la tesi sposata dai leader europei, tra cui Friedrich Merz, che ha lanciato un accorato appello per un rapido potenziamento delle forze armate tedesche, sottolineando che la priorità principale deve essere il reclutamento di personale militare. 
“La minaccia dalla Russia è reale…sabotaggio, spionaggio, cyberattacchi, sorvoli di droni", ha dichiarato Merz, omettendo tuttavia che le autorità tedesche, belghe e olandesi non hanno mai fornito prove su una possibile matrice russa. Nessun drone recuperato, nessun arresto. 
Per non parlare degli UAV caduti in Polonia il 9-10 settembre, attribuiti ad un attacco ibrido da Mosca. I velivoli recuperati erano droni Gerbera dalla gittata di circa 300-600 km, incompatibili con una traiettoria dal territorio russo. Fonti ucraine parlavano di serbatoi supplementari nel muso, tuttavia, le procure polacche che hanno recuperato i velivoli non hanno confermato la loro presenza, e in alcuni casi i droni recuperati erano descritti come privi di componenti essenziali per il volo a lungo raggio, alcuni erano persino senza motore. 
Il ministero della difesa olandese ha confermato che negli ultimi mesi sono state condotte indagini su segnalazioni simili di droni sospetti nei pressi della base aerea di Volkel e del porto di Vlissingen, anche se nessuna di queste ha portato all'apertura di indagini penali. Di russi non se ne vede traccia.
In ogni caso i piani per la Terza guerra mondiale europea sono in pieno svolgimento. Con tempismo perfetto ai voli del Cargo statunitensi nel continente, riverberano le parole del segretario generale della NATO, Mark Rutte che, in un’intervista al quotidiano tedesco Welt, ha indicato come la NATO intenda “mettere in evidenza le sue capacità nucleari presumibilmente in risposta alle minacce provenienti dalla Russia”. 
"L'organizzazione deve parlarne apertamente affinché la società comprenda come la deterrenza nucleare garantisca la sicurezza dell'Europa", ha continuato Rutte. Lo stesso segretario generale dell’Alleanza che pochi giorni fa ha rotto gli indugi dichiarando che "dobbiamo essere preparati a un conflitto a lungo termine con la Russia".  
Eppure è proprio il riarmo europeo e l’approccio offensivo a preoccupare la Russia e costringerla ad un portamento sempre più offensivo. Nei giorni scorsi a Mosca si era tenuta una riunione con membri permanenti del Consiglio di sicurezza, in un clima da alta tensione. 
“Gli Stati Uniti hanno condotto un'esercitazione a ottobre per provare un attacco missilistico nucleare preventivo contro la Russia. Inoltre, Washington prevede di schierare missili in Europa e nella regione Asia-Pacifico, con un tempo di volo di sei-sette minuti dalla Germania alla Russia centrale”,
ha dichiarato il Ministro della Difesa Andrei Belousov, evocando chiaramente i piani di dispiegamento in Germania, a partire dal 2026, di missili a lungo raggio Tomahawk e gli ipersonici Dark Eagle provenienti dagli Stati Uniti in grado di raggiungere il cuore della Russia in 6-7 minuti. 
Un preoccupante dispiegamento a cui si aggiunge l’annuncio di Donald Trump, che ha lasciato il mondo intero con il fiato sospeso. 


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Vladimir Putin e Donald Trump © Imagoeconomica 


“Ho dato istruzioni al Dipartimento della Guerra di iniziare a testare le nostre armi nucleari su eguali basi. Questo processo inizierà immediatamente”. Vladimir Putin ha risposto che Mosca non ha intenzione di ritirarsi dal Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT), ma sarebbe costretta a prendere le misure appropriate qualora si percorresse questa pericolosa iniziativa. 
Intanto la Germania si erge a punta di lancia del futuro conflitto in corso. Il capo del Comando Operativo delle forze armate tedesche ha presentato il "Piano Operativo Germania", un nuovo piano di difesa nazionale allineato alla strategia regionale della NATO, come modello di deterrenza del Paese. Un programma che prevede il dispiegamento fino a 800mila truppe alleate entro 180 giorni per rafforzare il fianco orientale della NATO in caso di guerra incombente. "Non è un piano di guerra, ma piuttosto un piano di prevenzione della guerra", ha affermato Sollfrank. 
Ecco le assurde contraddizioni che dominano i falchi impazziti del vecchio continente. Prepararsi alla guerra per prevenirla.  
Certamente a Mosca non è passato inosservato l’ambizioso programma di riarmo tedesco da 377 miliardi di euro, il più grande dalla Seconda Guerra Mondiale.  Un piano che include 561 sistemi di difesa aerea Skyranger 30 a torretta per la protezione a corto raggio, con un’arma a cannone dalla portata di 3 chilometri e missili da 6 chilometri, oltre a 14 batterie IRIS-T SLM per la difesa aerea a medio raggio, con una portata di 40 chilometri. Sono previsti anche 396 missili antiaerei SLM e 300 missili a corto raggio IRIS-T LFK, insieme a 400 missili da crociera Tomahawk Block Vb con una gittata fino a 2.000 chilometri e 3 lanciatori terrestri mobili Typhon.  
Piani di dispiegamento che stanno spingendo Mosca a condurre test di armi micidiali che potrebbero spazzare via il continente in pochi minuti. 
Il 21 ottobre la Russia ha annunciato una prova “decisiva” del missile a propulsione nucleare Burevestnik, che secondo il capo di Stato Maggiore Valery Gerasimov è rimasto in volo per circa 15 ore coprendo ~14.000 km, dimostrando una propulsione che gli conferirebbe autonomia virtualmente illimitata e la capacità di volare a quote molto basse (dell’ordine di grandezza di ~50 metri) con traiettorie continuamente manovrate per complicare l’intercettazione; una settimana dopo, il 28 ottobre, è stato testato il drone sottomarino nucleare Poseidon (Status-6), descritto come lungo ~24 m con diametro 1,6-2 m, capace di velocità fino a 100 nodi (≈185 km/h), di operare oltre 1.000 m di profondità e di un raggio d’azione dell’ordine di 10.000 km, progettato per trasportare una testata termonucleare di alcuni megatoni e - nelle modalità descritte dalla Russia - finalizzato a generare tsunami costieri e contaminazioni radioattive su vasta scala. 
Dimostrazioni che, tuttavia, non scompongono minimamente la retorica guerrafondaia che domina il continente europeo e che ci porterà alla Terza guerra mondiale. 

Immagine di copertina realizzata da Paolo Bassani con il supporto dell’IA

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