A Colle Val d'Elsa, l'''Abbiccì della Legalità’’. Presenti Di Matteo, Pettinari, Capaccioni, Canovaro, Matteini e Galasso
“Noi magistrati abbiamo il dovere di far capire ai cittadini qual è il pericolo della separazione delle carriere con la sottoposizione del pubblico ministero all'esecutivo”. È il monito lanciato dal sostituto procuratore della Dna, Nino Di Matteo, dal palco di Colle Val d’Elsa, dove questa sera è stata inaugurata la seconda edizione di “Abbiccì della legalità”.
“Pongo una domanda – dice Di Matteo –: se un giovane manifestante, come è capitato agli attivisti di Our Voice e a tanti altri, durante una manifestazione protestasse e venisse fermato dalle forze di polizia; portato quindi davanti al pubblico ministero che deve decidere se confermare l'arresto o rilasciarlo; quel giovane – che magari è di sinistra mentre c'è un governo di destra o viceversa – sarebbe più tranquillo nell'essere giudicato da un pubblico ministero autonomo e indipendente o da un pubblico ministero che dipende dall'esecutivo di turno?”
“L’autonomia e l'indipendenza totale anche del pubblico ministero non è una prerogativa della casta dei magistrati o della casta dei pubblici ministeri – aggiunge –. È una garanzia per i diritti e le libertà individuali di ciascun cittadino, soprattutto di quei cittadini che in quel momento appartengono a una minoranza rispetto al potere costituito”.
Sul palco del Teatro del Popolo del piccolo comune senese sono intervenuti anche Aaron Pettinari, caporedattore di ANTIMAFIADuemila; Marta Capaccioni dell’associazione Our Voice; Sofia Canovaro del Parlamento regionale degli studenti della Toscana; e Giuseppe Galasso del Movimento Agende Rosse. Incalzato dalle domande di Sandro Matteini, giornalista e portavoce dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime, Di Matteo ha evidenziato il rischio che cali l’oblio su alcune delle pagine più buie della storia della Repubblica.
“Il capitolo stragi è completamente dimenticato – avverte il magistrato –. Si vuole calare la coltre dell'oblio non soltanto sulle stragi di mafia ma anche su tante altre vicende. Ci si vuole fermare agli esecutori materiali senza indagare su cosa c'è dietro, cosa c'è oltre. E questo io ve lo dico con amarezza”. 
Il magistrato ha poi chiamato in causa la Commissione parlamentare antimafia, guidata da Chiara Colosimo. “La Commissione antimafia, è l’organismo politico che dovrebbe occuparsi assieme alla magistratura di continuare a indagare per colmare quello che ancora non è stato accertato, quel ‘gap’ di verità ancora mancante – continua –. Nel biennio ’92-’94 ci sono state sette stragi. Lo capirebbe chiunque che per comprendere ciò che è accaduto non bisogna isolarle l'una dall'altra: al contrario, vanno valutate nel loro incessante progredire”. Ma la Colosimo, osserva Di Matteo, “ha dettato una linea chiara: indagano soltanto sulla strage di via d’Amelio e addirittura soltanto su una delle piste possibili, secondo le sentenze nemmeno una delle più accreditate”.
Bisogna ricordare, ma per farlo serve un giornalismo libero e coraggioso. “L’importanza dell'informazione, di farsi e di fare domande, e quindi fungere da cane da guardia verso il potere, è il ruolo di noi giornalisti – spiega Aaron Pettinari –. Bisogna continuare a cercare le risposte e raccontare il passato, perché solo così si può comprendere il presente. E capire anche perché la Commissione Parlamentare Antimafia non vuole trovare risposte rispetto a verità ancora mancanti, non ancora complete”.
Nel corso del suo intervento, Di Matteo si è poi rivolto ai giovani presenti. “La mentalità mafiosa è una mentalità diversa – dice –. È la mentalità del favore, della raccomandazione, del dover appartenere a qualcuno o qualcosa per farsi avanti, del cercare la scorciatoia, della rassegnazione e dell'apatia. Spesso in questi incontri colgo qualcosa che mi dà molto coraggio: non è vero che i giovani sono tutti rassegnati o apatici. I giovani, se stimolati adeguatamente, sono interessati. Certe volte siamo noi adulti a non essere stati capaci di rappresentare un punto di riferimento. Per questo dico ai giovani: non rassegnatevi alle ingiustizie”.
A seguire, Marta Capaccioni di Our Voice ha posto l’attenzione sull’importanza di riconoscere oggi la mafia e le sue ramificazioni, come “un sistema di potere che si basa su principi e su valori anticostituzionali, antidemocratici”. “Quello che stiamo vivendo nel nostro Paese oggi – spiega – il progressivo svuotamento delle libertà personali, della libertà di espressione, della libertà di stampa, dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura, va in questo senso. Il sistema di potere politico-istituzionale ha istituzionalizzato modalità mafiose. Silenziare le coscienze e i giovani che scendono in piazza, per esempio, sono modalità mafiose rese istituzionali e legittimate dal sistema politico che governa oggi. E nel farlo, il sistema politico utilizza strumenti democratici, come il decreto sicurezza o la volontà di introdurre leggi contro i magistrati per imbavagliare la magistratura, e tanto altro ancora”.
“Noi studenti dobbiamo lottare per essere presi sul serio quando chiediamo qualcosa – dice Sofia Canovaro, del Parlamento regionale degli studenti della Toscana –. Non dobbiamo limitarci ad ascoltare senza aprire bocca. Se abbiamo delle domande, se vogliamo informarci o capire, non dobbiamo avere paura di farle”.
Nel corso della serata, Di Matteo ha infine avvertito il pubblico: “Dobbiamo stare tutti attenti a ciò che ci circonda, a ciò che stiamo vivendo. Non vorrei che da una parte l'oblio, dall'altra la rassegnazione e l'apatia ci trasformassero tutti in un gregge di pecore e non in un popolo consapevole. Un gregge che segue soltanto la legge del più forte”.
“A me sembra che in questo momento, a vari livelli – a partire da quello internazionale, con quanto sta avvenendo in Palestina e non solo – stia prevalendo la legge del più forte piuttosto che le regole del diritto internazionale. Addirittura, abbiamo avuto un ministro degli Esteri italiano in carica che, a un certo punto, in televisione si è permesso di dire che il diritto internazionale conta fino a un certo punto”, conclude il magistrato.
A chiudere la serata, Giuseppe Galasso: “Se l’obiettivo di questa rassegna era la conoscenza, oggi abbiamo scritto un nuovo capitolo. Ma soprattutto, se vogliamo parlare di futuro, la magistratura rappresentata dal dottor Di Matteo, l’informazione di ANTIMAFIADuemila e l’entusiasmo contagioso di Sofia e Marta ci riportano a credere nell’ottimismo. Credo che, uscendo da questo teatro, in termini di valori e prospettive, pesiamo un po’ di più di quando siamo entrati”.
Foto © Piero Di Stefano
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