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di Giorgio Bongiovanni

Manette ai polsi per il generale Osama Almasri. L’ex capo della polizia giudiziaria libica e comandante della milizia Rada è stato finalmente arrestato su ordine della Procura generale di Tripoli.
Per lui, i magistrati libici hanno chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di tortura di detenuti e della morte di uno di loro nel carcere di Mitiga, nella capitale. La notizia sta rimbalzando in queste ore su ogni giornale italiano ed europeo. Con grande stupore, la Libia - di certo non un emblema di democraticità, amministrata da due governi instabili e in lotta tra loro e in balia dei clan, milizie straniere e trafficanti di esseri umani - ha dato una lezione di diritto internazionale a quello italiano. 
Il colmo dei colmi: il nostro Paese, erede culturale del diritto romano e culla del diritto europeo, fa la figura dello zimbello in tutto il mondo. Di nuovo. 
Il governo fascista di Giorgia Meloni, infatti, è responsabile, nonché autore, della fuga in Libia del torturatore e stupratore, essendosi rifiutato prima di assecondare il mandato di cattura dell’Aja e poi avendolo riaccompagnato in patria a bordo di un Falcon 900 in dotazione ai nostri servizi. La Corte Penale Internazionale, la stessa che aveva spiccato su Almasri un mandato di cattura, ha recentemente aperto un procedimento contro l’Italia per violazione degli obblighi di cooperazione dovuta alla mancata consegna del boia all’Aja. Già questo dovrebbe bastare perché il governo rassegni le dimissioni per la vergogna.
Ma torniamo ai fatti. Lo scorso 18 gennaio Almasri era stato arrestato dalla Digos a Torino con un mandato d'arresto internazionale, poi rilasciato due giorni dopo per l’inadempienza del ministero della Giustizia (la corte d’Appello di Roma ha dovuto rilasciarlo non avendo ricevuto risposte o disposizioni da via Arenula per la richiesta di estradizione) e rimpatriato in Libia su un volo di Stato. Lo scandalo ha continuato a imbarazzare, fino a oggi, l’esecutivo che, interrogato in Parlamento dalle opposizioni, aveva fornito giustificazioni ridicole e contraddittorie sull’accaduto. I responsabili del rilascio di Almasri - la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano - erano stati nel frattempo denunciati alla Procura di Roma da Luigi Li Gotti, storico avvocato di alcuni dei più importanti pentiti di mafia. Un esposto che ha spinto la procura di Roma a iscrivere i vertici dell’esecutivo nel registro degli indagati per favoreggiamento e peculato, scatenando la furia della presidente del Consiglio.  


lodato ligotti book


Il caso è quindi finito al Tribunale dei ministri, che però ha dovuto archiviare i quattro in via “irrevocabile” dopo la mancata delibera a procedere decisa dalla Camera dei Deputati lo scorso 9 ottobre.
Nel frattempo Almasri, ritornato in Libia e accolto come un eroe dai suoi uomini, aveva continuato a fare ciò che ha sempre fatto. Sotto la sua supervisione, le milizie libiche alle sue dipendenze hanno continuato ad arrestare, stuprare, torturare e uccidere migranti. Fino a oggi, almeno, con l’intervento degli inquirenti libici: “Alla luce di prove sufficienti a supporto delle accuse, la Procura ha indirizzato l'imputato, attualmente in custodia cautelare, al sistema giudiziario”, si legge nella nota ufficiale diffusa dalla Procura generale della Libia. 
Almasri è dunque in stato di arresto. E il governo Meloni in stato di shock, dopo aver preso l’ennesimo schiaffo sulla vicenda. Del tema ne parlerà prossimamente Report e se n’è parlato giorni fa anche a Roma alla presentazione del  libro uscito sullo scandalo, dal titolo “Stragi d’Italia. Il caso Almasri e tutto quello che Giorgia Meloni e il governo non vogliono ammettere” (ed. Fuoriscena), scritto da Saverio Lodato e dall’avvocato Li Gotti. Un evento organizzato da ANTIMAFIADuemila al quale hanno partecipato trecento persone e che ha annoverato, insieme agli autori, il senatore Roberto Scarpinato, Salvatore Borsellino, Sigfrido Ranucci (conduttore di Report) e il leader dei 5Stelle Giuseppe Conte. Alla presentazione del libro, di cui poco o nulla hanno voluto parlare i grandi giornali (tranne Il Fatto Quotidiano e Libera), l’ex primo ministro ha descritto il caso Almasri “come un caso esemplare della concezione del potere che ha questa maggioranza di governo. Le norme di legge e anche lo statuto di Roma, firmato a Roma, sono state sfregiate”.
Ieri il presidente del Movimento è tornato alla carica, insieme agli altri esponenti delle opposizioni, alla notizia dell’arresto del boia. “Che umiliazione per il governo Meloni. Alla fine Almasri è stato arrestato in Libia. Invece la nostra premier e i nostri ministri lo hanno fatto rientrare a casa con voli di Stato, con la nostra bandiera, calpestando il diritto internazionale e la Corte Penale Internazionale, il cui Statuto a tutela dei diritti è stato firmato a Roma”, afferma Conte.
Il governo, che per bocca del ministro degli Esteri AntonioTajani (intervistato sulla vicenda della Flotilla) aveva vuotato il sacco chiarendo che “il diritto internazionale vale fino a un certo punto”, ora dovrà accusare di tradimento la Libia - di cui si serve per controllare il flusso dei migranti, interfacciandosi con trafficanti senza scrupoli come Almasri o Bija - per aver osservato la legge. Insieme ai giudici dell’Aja (“colpevoli” di aver scritto male il mandato di cattura), alla Corte d’appello di Roma (“colpevole” di aver rilasciato Almasri) e alla Procura di Roma (“colpevole” di aver iscritto nel registro degli indagati Meloni & Company”), adesso anche la Procura generale di Tripoli finisce sulla lista dei nemici del governo, perché “colpevole” dell’arresto di un criminale. La crociata contro i magistrati solcherà anche le acque del Mediterraneo? 
E’ chiaro che questo governo incompetente, fascista e, per paradosso, potremmo dire anche nazista - proprio perché, come Hitler faceva col suo braccio destro Himmler, dà potere a uomini spietati di commettere crimini contro innocenti da marginalizzare - se ne deve andare. E al più presto.

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