Si tratta di Stefano Palminteri, ufficiale dei carabinieri in servizio alla Legione come capo sezione operazioni e informazioni
Il tenente colonnello Stefano Palminteri, indagato con l'accusa di avere violato il segreto d'indagine nell'inchiesta che vede coinvolto l'ex Presidente della Regione Salvatore Cuffaro, si sarebbe rivolto al politico per chiedere un aiuto per la moglie, in cambio di notizie riservate. È quanto emerge dalle intercettazioni. Cuffaro parlando con un interlocutore dice che il carabiniere chiedeva di “mettere sua moglie in questa cosa del microcredito…”. Si tratta di un militare che presta servizio alla Legione come capo sezione operazioni e informazioni. A fare da tramite tra l'ex governatore siciliano e Palminteri sarebbe stato il legale del politico, l'avvocato Claudio Gallina Di Lorenzo che aveva saputo che l'ufficiale voleva parlargli. "Ha visto qualcosa perché?", chiedeva Cuffaro al penalista cercando di capire il perché della richiesta di appuntamento. Gallina ipotizzava a quel punto, che, per chiedere un incontro immediato, si sarebbe trattato probabilmente di qualcosa di importante. L'ufficiale e l'ex presidente si sarebbero poi visti. In cambio delle informazioni, lo dice lo stesso Cuffaro non sapendo di essere intercettato, il militare aveva cercato di avere un incarico per la moglie. Il carabiniere l'aveva anche invitato a riferire a Pace "di fare attenzione all'uso del telefono e che eventuali problematiche nei suoi confronti sarebbero potute sorgere a causa delle persone di cui si circondava". La prossima settimana i 18 indagati nell'inchiesta della procura palermitana su appalti truccati saranno sentiti dal gip che dovrà decidere sui domiciliari richiesti dai pm. La gip Carmen Salustro ha stabilito che Ferdinando Aiello, Marco Dammone, Mauro Marchese, Paolo Bordonaro, Giuseppa Di Mauro, Paolo Emilio Russo, Vito Fazzino e Sergio Mazzola saranno sentiti lunedì 11 novembre, alle 9:30. Il 13 novembre, alle ore 10, toccherà ad Alessandro Maria Caltagirone, Roberto Colletti, Antonio Iacono, Giovanni Giuseppe Tomasino e Alessandro Vetro. Il 14 novembre alle 9:30 davanti al gip compariranno Antonio Abbonato, Salvatore Cuffaro, Carmelo Pace, Vito Raso e Saverio Romano.
Saverio Romano
Il solito sistema?
L’inchiesta ripercorre la presunta esistenza di un “sistema occulto” all’interno della gestione della Sanità regionale siciliana. Ne emerge il ritratto di un “lupo che perde il pelo ma non il vizio”. Un quadro che – sebbene ancora tutto da accertare – richiama alla memoria la prima stagione politica di Cuffaro, quella terminata con la condanna e la detenzione. “Noi abbiamo Enna, Palermo e Siracusa", avrebbe detto l’ex presidente della Regione siciliana, ignaro di essere intercettato, riferendosi alle posizioni di vertice nella sanità dei tre capoluoghi. Secondo i pubblici ministeri, che ieri hanno avanzato la richiesta di arresto per lui e altre 17 persone, tali parole dimostrano “l’influenza e l’ingerenza nella gestione strategica dei posti di maggiore responsabilità nel mondo della sanità regionale”. Nella richiesta di arresti domiciliari, i magistrati delineano “l’alacre impegno dell’ex presidente della Regione nella questione della nomina dei dirigenti della sanità, le cui ragioni sono di immediata intuizione e vanno ravvisate nell’enorme quantità di risorse economiche, e non solo, che circolano in questo settore, sulla cui regolamentazione, gestione e normazione, peraltro, la competenza è regionale”. Secondo gli inquirenti, il disegno dell’ex governatore mirava ad assicurarsi il controllo su un terzo delle posizioni apicali delle Asp siciliane, in particolare quelle di Palermo, Enna e Siracusa. Nell’agosto 2023 era stata resa pubblica la graduatoria dei quarantanove professionisti ritenuti idonei a ricoprire gli incarichi di direttori generali nella sanità pubblica della Regione. Successivamente, su proposta dell’allora assessore alla Salute Giovanna Volo, il governo regionale – al fine di garantire la continuità gestionale degli enti – aveva disposto, con due decreti, la proroga degli incarichi fino a gennaio 2024.“Dunque, l'iperattivismo registrato, durante l'estate del 2023, da Cuffaro e Carmelo Pace e dalle fila dei soggetti a loro vicini, anche e soprattutto politicamente - ritengono i magistrati -, si collocava in un contesto di febbrile intermediazione fra la politica e il mondo della dirigenza sanitaria, finalizzata a collocare ai vertici delle Asp questo o quel dirigente, ciascuno sponsorizzato da una fazione politica piuttosto che da un'altra”. “Fidelizzare un dirigente, sponsorizzandone e propiziandone la nomina, come intuibile - spiegano -, voleva dire, a cascata, acquisire credito per incidere sulla nomina dei direttori amministrativo e sanitario e, consequenzialmente, per ingerirsi nella gestione amministrativa della struttura sanitaria”.
Roberto Colletti
Cuffaro manager della sanità
"Io lavoro per te… a parte il sorteggio. Non ti preoccupare… sto lavorando io!". Con queste parole — pronunciate senza sapere di essere intercettato — Totò Cuffaro rassicurava Roberto Colletti, dirigente della sanità, circa il suo sostegno per la riconferma alla guida dell’azienda ospedaliera Civico di Palermo, dove Colletti ricopriva già il ruolo di commissario straordinario. Dopo le polemiche nate da un’intervista del deputato regionale Carmelo Pace, che aveva parlato di un “tavolo ristretto” incaricato di gestire le nomine nel settore sanitario, Cuffaro aveva diffuso una nota in cui negava ogni coinvolgimento e dichiarava di sostenere il sistema del sorteggio. Tuttavia, dalle intercettazioni risulta che proprio lui non credeva a quel metodo, proposto solo per placare le critiche sulle sue presunte interferenze. Secondo i pubblici ministeri, "l’impegno profuso da Cuffaro nella nomina era finalizzato all’ottenimento di un controllo sull’azienda ospedaliera, che gli consentisse di agire, all’interno di essa, per raggiungere interessi privati, funzionali ad alimentare il partito politico di cui è segretario, secondo un metodo oramai collaudato". Nei giorni precedenti le nomine, i contatti tra Cuffaro e Colletti furono intensi. Il 10 gennaio 2024, Colletti chiese un nuovo incontro, e Cuffaro gli rispose: "...prima vedo Schifani e poi vedo te... vediamo che aria tira...". Il 16 gennaio, l’ex governatore tornò sull’argomento, informando Colletti che stava per incontrare il presidente della Regione, Renato Schifani, in vista dell’avvio delle trattative per la scelta dei dirigenti sanitari: "Stanno cominciando le danze", commentò. Pochi giorni dopo, il 22 gennaio, Cuffaro gli comunicò di essere riuscito ad "aprire uno spiraglio importante", "anche a costo di talune rese" — come annotano i magistrati — ma ribadendo di aver fatto presente ai propri interlocutori istituzionali di non voler rinunciare alla nomina di Colletti. "Alla fine sarò costretto a rinunciare ad Agrigento se no il Civico non me lo danno ma… va beh, troviamo una soluzione. Tu non ne sai niente. Ho detto, ‘se voi fate la cosa sulla… Faraoni, io non voglio rotti i coglioni con franchezza, io voglio confermato Colletti’", dichiarava. Alla fine, Colletti ottenne sì un incarico da manager, ma non al Civico: fu nominato direttore dell’azienda sanitaria Villa Sofia.
Antonello Cracolici
Cracolici: “Antimafia ARS avvierà indagine, trattasi di un sistema diffuso”
"Non appena riceveremo gli atti dell'inchiesta avvieremo un'indagine della commissione Antimafia. Ma va detto con molta onestà che, al di là delle indagini che abbiamo fatto e che faremo, c'è un dato incontrovertibile: ciò che emerge in questa Regione era già scritto. Il passato sta ogni giorno mangiando un pezzo di futuro". Così il presidente della commissione Antimafia dell'Assemblea regionale siciliana, Antonello Cracolici, a proposito dell'indagine coordinata dalla Procura di Palermo. "La Regione siciliana oggi è un luogo di intermediazione - aggiunge -, con episodi ripetuti di corruzione anche di poche migliaia di euro: è questo l'elemento caratterizzante dell'attuale stagione politica. A ciò si aggiunge che la pratica clientelare è il tratto distintivo di ogni attività amministrativa e di governo''. Per Cracolici "le indagini fin qui emerse evidenziano solo un parziale spaccato di un sistema che purtroppo è molto più pervasivo e diffuso e che investe la classe politica oltre che funzionari pubblici, ma anche una quantità sempre più crescente di intermediari e faccendieri che sono tornati, ammesso che ne fossero mai usciti, a presidiare i corridoi delle strutture pubbliche di questa Regione, dalle aziende sanitarie alle società partecipate, agli enti vigilati dalla Regione, agli stessi assessorati". "La vera sfida non è quella di inseguire soltanto i fatti di cronaca - continua -. Purtroppo, non è difficile ipotizzare che ce ne saranno tanti altri che seguiranno nelle prossime settimane. Come da tempo avevo denunciato, il 'cuffarismo' come metodo e sistema di governo che ha come protagonisti diversi esponenti dei partiti e dell'amministrazione pubblica, è tornato a essere il tratto distintivo di questa fase politica". Per Cracolici “serve una svolta, innanzitutto tra gli elettori, ma serve anche una classe politica che possa essere da esempio e da riferimento per una rigenerazione. Altrimenti questa nostra terra è destinata a una marginalità sempre più crescente e alla dannazione di un passato che ogni giorno mangia un pezzo di futuro. Appare evidente che questo governo è del tutto inadeguato a determinare quella svolta di cui la Sicilia ha urgente bisogno".
Foto © Imagoeconomica
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