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Il procuratore di Napoli: “Ai ragazzi bisogna parlare di soldi”. E sulla Camorra: “Si evolve e fa affari sul web”

Prima di parlare di giustizia, il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, ha voluto fare una premessa importante sui giovani: “Ai ragazzi parlo di soldi, di convenienza a delinquere. Spiego loro cosa rischia un corriere della cocaina e quanto guadagna. E cosa rischiano e quanto guadagnano un idraulico o un panettiere”.
Una premessa che non arriva a caso. Intervistato dal giornalista Salvatore Cusimano per Palumbo Editore, il magistrato ha raccontato il suo impegno su due fronti: la lotta alla mafia e alla criminalità organizzata, e quella culturale, con un dialogo semplice e diretto con i giovani, figli di una società plasmata “dalle multinazionali” e dal consumismo. “Ai giovani bisogna parlare di soldi - ha proseguito - di cose materiali”. Perché oggi si è considerati “in base a quello che si ha e non a quello che si è”. Per questo motivo, quando si dialoga con i ragazzi, bisogna partire da ciò che conoscono: “il cellulare da mille euro, le scarpe da trecento euro, la moto alla moda”, e così via. “Se si è credibili, se si ha una storia alle spalle, i ragazzi ti seguono. Altrimenti, dopo cinque minuti riprendono a giocare con il telefonino”. Intercettare i giovani, ha ribadito, significa “parlare il loro linguaggio e partire dai loro interessi”.


L’impengo contro la Camorra

La nomina di Gratteri a capo della procura di Napoli, decisa dal CSM, ha segnato un cambiamento di rotta nella sua carriera. Dopo anni in prima linea contro la ‘Ndrangheta, il magistrato si confronta ora con la realtà napoletana, segnata in profondità dalla Camorra e dalla sua presenza nell’economia e nella corruzione istituzionale.
Le differenze tra le due organizzazioni emergono subito: “La ‘Ndrangheta è una mafia molto dura, cruda, legata da vincoli di sangue tra due o tre famiglie patriarcali. Entrarvi è difficile: c’è una selezione, un tirocinio che può durare più di un anno”. Anche per questo motivo “i collaboratori di giustizia sono pochi”.
La Camorra, invece, è “una struttura a maglie larghe”. Entrarvi e uscirne è più semplice. Gratteri racconta di aver visto, in meno di due anni, “tre tipi di Camorra”: quella delle “stese”, in cui due persone in moto sparano in piazza ad altezza d’uomo per conquistare il territorio; quella radicata nel mondo imprenditoriale; e quella tecnologicamente evoluta, “molto avanti nel dark web”, capace di ordinare “mille chili di cocaina con un telefonino”.
Del resto, anche la Camorra si aggiorna per sopravvivere: dal contrabbando e dalla droga al mondo della ristorazione e dell’accoglienza. E Napoli, negli ultimi anni, “ha avuto un boom turistico come nessun’altra città d’Italia”.


La riforma della giustizia

L’intervista è poi approdata sul tema della giustizia e della separazione delle carriere in magistratura, argomento tornato al centro del dibattito politico nazionale.
Le nuove generazioni di magistrati sono ossessionate da scadenze, procedimenti disciplinari e da ciò che potrebbe accadere loro. Arrivano impaurite a causa della burocrazia che si è insinuata negli uffici giudiziari”. E aggiunge: “Bisogna fare continuamente relazioni, inviare statistiche, dati e rispettare scadenze. Almeno un quarto del tempo di un magistrato viene sprecato così. E la sua mente si allena a diventare quella di un perfetto burocrate, mentre in procura servono acume, coraggio, fantasia, estro e slancio”.
Sul prossimo referendum sulla separazione delle carriere, Gratteri è netto:
 “Oggi solo lo 0,2% dei magistrati chiede di passare da giudice a pubblico ministero o viceversa, e deve pure cambiare regione. Per uno 0,2% andiamo a cambiare la Costituzione? Io credo che l’obiettivo finale - forse non subito - sia portare il pubblico ministero sotto l’esecutivo”. In altri Paesi dove le carriere sono separate, infatti, “è il ministro a dettare l’agenda ogni anno”.


L’agenda rossa di Paolo Borsellino

Finché non si trova l’agenda rossa di Paolo Borsellino, vale sempre la pena continuare a indagare”. Dentro potrebbero esserci “commenti, analisi, osservazioni, giudizi del magistrato”. Si tratta di un materiale dal valore inestimabile. Anche perché “molti di quelli che vissero quella stagione - ha precisato Nicola Gratteri a proposito di quello che avvenne in via d’Amelio - sono ancora vivi: qualcuno potrebbe essere ricattato”.
Ridurre la mafia a pizzo, mazzette e appalti “significa avere una visione sbagliata”. I rapporti tra mafia, potere politico e massoneria deviata “esistono da sempre”. È un legame “cristallizzato nella storia, ma di cui non si vuole parlare”, perché approfondirlo “crea fastidio a chi gestisce il potere”. E conclude con una riflessione incisiva: “La mafia esiste perché si è sempre relazionata con il potere. Le Brigate Rosse sono finite quando uccisero il sindacalista Guido Rossa. Dopo il caso Moro erano già in declino. La mafia, invece, continua a esistere e a essere forte proprio perché continua ad avere rapporti con il potere reale”. 

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