La presentazione del libro del magistrato “Il biennio di sangue"
Le stragi degli anni ’90 “hanno inciso profondamente sulla vita del nostro Paese”: “Con il ricatto terroristico si voleva incidere sulla legislazione che attiene al settore carcerario perché si voleva l'abolizione del regime del carcere duro, il cosiddetto 41 bis”.
Così il procuratore della Repubblica di Prato Luca Tescaroli durante l’evento organizzato presso il Centro Culturale Aldo Moro - Auditorium Brascuglia di Cordenons (PN), in cui si è tenuta la presentazione del nuovo libro del magistrato dal titolo “Il biennio di sangue. 1993-94. Le menti e gli esecutori materiali degli attentati di Cosa nostra nel continente”, edito da PaperFIRST.
Durante l'evento si sono svolte anche delle letture del collettivo "Casa dei Giovani del Sole".
L’incontro è stato organizzato da ANTIMAFIADuemila e dall’Associazione culturale il Sicomoro APS e hanno dialogato con l’autore quattro figure di primo piano dell’impegno civile e giudiziario: l’ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato, il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo (con un intervento in video), l’avvocato Fabio Repici e il direttore di questo giornale Giorgio Bongiovanni.
Tescaroli ha ricordato che con le bombe si voleva incidere “sulla normativa sui cosiddetti pentiti, sui collaboratori di giustizia e si voleva incidere sulla normativa relativa ai sequestri dei beni, sui sequestri e le confische dei beni”. 
I risultati che si sono riusciti ad ottenere con le indagini e i processi sono importanti: "32 responsabili nei confronti dei quali si sono acquisite prove, certe prove, sulla loro responsabilità, soggetti inseriti in Cosa Nostra o comunque vicini all'organizzazione e si sono individuate le ragioni, almeno alcune delle ragioni che hanno determinato quello stragismo".
Il magistrato ha specificato che si è verificata una "strategia terroristico-eversiva che ha riportato alla mente gli anni di Piombo, gli anni delle cosiddette bombe nere, gli anni in cui vi sono stati gli attentati, gli omicidi delle Brigate Rosse” e che fece piombare nel terrore il Paese. “Nel ‘93 nessuno poteva più ritenersi sicuro perché si poteva morire, come sono morte persone anche durante il sonno, all'interno delle loro abitazioni".
Tutti questi fatti sono stati riportati nel libro del procuratore di Prato in "maniera rigorosa e puntuale" ha commentato Nino Di Matteo: occorre "continuare il percorso di accertamento della verità" e finalmente dare risposte alle molte domande. È necessario "capire come mai nel 94 improvvisamente la strategia stragista che era pronta ad un ulteriore passo con l'attentato ai carabinieri allo Stadio Olimpico di Roma venne improvvisamente interrotta".
Così come è necessario comprendere tutti i fatti che riguardano Paolo Bellini - uomo dai mille volti e condannato con sentenza irrevocabile per la strage di Bologna - e i suoi rapporti con mafiosi di primo piano come Nino Gioé (suicidato il 28 luglio 1993 nel carcere di Rebibbia) e figure istituzionali come il maresciallo Tempesta, dell'Arma.
Tutti i quesiti sono stati raccolti ed elencati con dovizia nel libro da Tescaroli, ma qual è la causa? Dove risiede il vero nodo da cui si originano questi eventi?
"C'è un modus operandi nel nostro paese che continua ad essere tale - ha detto il direttore Giorgio Bongiovanni - cioè noi siamo una colonia degli Stati Uniti d'America, noi siamo eterodiretti dagli Stati Uniti d'America, da sempre, dalla strage di Portella della Ginestra. Tutte le stragi che si sono perpetrate in Italia c'è stata, tutte o quasi tutte, la mano di forze straniere". "Io dico una frase che sono credente - ha continuato - sempre fino al ritorno di Cristo avremo le bombe, quindi deve cambiare il sistema politico nel Paese: occorre far rispettare la Costituzione. Quindi questi magistrati che sono rispettosi della legge e della Costituzione noi li dobbiamo difendere sempre e comunque".
Perché tali magistrati, come ha detto l'ex procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, "sono stati ostacolati in tutti i modi, alcuni sono stati estromessi da quelle indagini, come è capitato a me per tre anni".
“Altri sono stati sottoposti a procedimenti disciplinari, altri sono stati vittime di vere e proprie campagne mediatiche e credo che a questo punto la chiave di lettura del libro di Tescaroli si possa trovare nella frase che ha messo sul retro della copertina del libro: 'Il nostro ufficio (ciò la repubblica della Repubblica di Firenze, ndr) è stato oggetto di attacchi istituzionali e mediatici ad ogni livello senza precedenti'. Ed è bene chiarire che questi attacchi istituzionali e dei giornali che fanno capo al palazzo non sono stati fatti per le indagini sugli esecutori materiali delle stragi ma sono stati fatti quando quella procura della Repubblica ha coltivato piste che andavano aldilà del livello militare e che volevano attingere i mandanti delle stragi. E questa non è una novità, ma una costante. Perché chi conosce la storia di tutti i processi per le stragi, da quelle neofasciste a quelle mafiose sa che sistematicamente queste indagini sono state caratterizzate da depistaggi e da attacchi delegittimanti nei confronti dei magistrati nel momento in cui questi alzavano il livello delle indagini", ha detto il senatore Scarpinato. 
In altre parole la classe dirigente di questo paese non vuole essere criticata né tanto meno indagata, processata o che qualche giornalista racconti le sue malefatte. Nemmeno se alcuni suoi membri, come l’attuale presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo posta una foto con il terrorista nero Luigi Ciavardini. “Questo è il paese nel quale poi accade che c'è un attentato gravissimo a Sigfrido Ranucci in una precisa area del territorio vicino Roma” ha commentato alla fine l’avvocato Fabio Repici sottolineando la quantità di insulti ricevuti dallo stesso da parte dell’attuale maggioranza. “Ma ve lo ricordate il senatore Gasparri contro Ranucci in difesa del generale Mario Mori? E che cosa si scopre? Si scopre che il generale Mori in questi anni ha agito come referente della commissione parlamentare antimafia per reclutare consulenti per la commissione parlamentare antimafia, cioè lui indagato per strage cercava i consulenti per la commissione preseduta da Chiara Colosimo, l'amica di Luigi Ciavardini”.
Al di là tutto questo Bongiovanni ha esortato alla difesa di questo Paese e di quei magistrati che ancora oggi cercano la verità sulle stragi di Stato.
Foto © Devid Tronchin
ARTICOLI CORRELATI
Luca Tescaroli, ''Il biennio di sangue'': indagare ancora su mafia e neofascismo
Di Giorgio Bongiovanni
Le verità nascoste dalla signora Colosimo e dai suoi amici
Di Giorgio Bongiovanni
Stragi '93: Mori indagato. E contro Tescaroli si scatenano i libellisti
Di Giorgio Bongiovanni
Via d'Amelio: la nostra verità (Prima parte)
Via d'Amelio: la nostra verità (Seconda parte)
Via d'Amelio: la nostra verità (Terza parte)
I Cinquant'anni di mafia (Stato) e verità indicibili - Prima parte
I Cinquant'anni di mafia (Stato) e verità indicibili - Seconda parte
Quel filo nero tra mafia, estrema destra e servizi (Prima parte)
Quel filo nero tra mafia, estrema destra e servizi (Seconda parte)
Bongiovanni: ''La Cia e gli Stati Uniti d'America dietro tutte le stragi italiane''
Strage di via Fauro, Tescaroli: ''Costanzo vivo per errore degli attentatori''
Riina è morto. Ma arresto e mancata perquisizione del covo fanno ancora rumore
I segreti delle stragi nella morte del ''suicidato'' Nino Gioè
Strage di Bologna: condanna a Bellini potrebbe aprire nuovi scenari sulle stragi di mafia
E alla fine ''trattativa ci fu''. E fu un'azione ''improvvida'' per il ''bene'' dello Stato
