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Lo Stato delle cose il duro scontro tra l’ex magistrato e il giornalista sul caso Natoli e il dossier Mafia-appalti. M5S: “Interrogazione in vigilanza Rai” 

Il tutto è falso”, cantava Giorgio Gaber, ricordando come basti mescolare verità e menzogna, parlare alla pancia delle persone e togliere il contesto per confondere, e quindi, per creare depistaggi. Una suggestione risuona nel duro botta e risposta tra il senatore M5s Roberto Scarpinato, membro della Commissione parlamentare Antimafia, e il giornalista Massimo Giletti, andato in scena a Lo Stato delle cose su Rai 3. L’ex magistrato è stato ospite dopo le polemiche scaturite dalla diffusione delle intercettazioni con l’ex collega Gioacchino Natoli
"Sono venuto qui per la seconda volta perché non ho nulla da nascondere", ha premesso Scarpinato. "Da due anni e mezzo la maggioranza governativa, che controlla la Commissione Antimafia (presieduta da Chiara Colosimondr), impedisce in tutti i modi e con tutti i mezzi di fare indagini conoscitive sui mandanti esterni e sui complici esterni delle stragi del '92 e sui depistaggi perché deve passare in tutti i modi la tesi che le stragi le hanno fatte solo i mafiosi per gli appalti", ha denunciato. 
La discussione si è fatta incandescente quando Giletti ha sollevato dubbi sull’opportunità della telefonata tra Scarpinato e Natoli, ma il senatore - nonostante le numerose interruzioni - ha ricostruito i fatti: "A novembre è stato sentito dalla Commissione Antimafia il magistrato Patronaggio e Colosimo gli ha fatto una domanda su una riunione che si era svolta il 14 luglio 1992. Rispondendo, Patronaggio ha detto: 'Io ero presente, si è parlato di mafia e appalti e di una richiesta di archiviazione per alcuni indagati'. Mi chiamò Natoli che aveva sentito via web quella audizione e mi disse: 'Anche io ero presente a quella riunione e Patronaggio si ricorda bene'. Io gli ho detto che questa cosa doveva dirla alla Commissione Antimafia perché è importante". 
Il giornalista ha obiettato: "Lei mi aveva detto che non vi eravate neanche sentiti su questi punti", aggiungendo: "Non facciamo passare che Borsellino sapeva che sarebbe stata archiviata mafia-appalti, non è accettabile". Scarpinato ha replicato con durezza: "Lei non conosce gli atti". E ancora: "Non si legge le carte", accusandolo di non poter fare servizio pubblico. "Io non posso fare servizio pubblico? Lei mi sta dicendo che Borsellino era d'accordo per archiviare? Io sto dicendo che non risulta in nessuna sede ufficiale questa cosa", ha ribattuto Giletti. 
Il senatore ha ribadito: "Il punto è che vogliono far credere che a Borsellino fu nascosto in quella riunione che c'era l'archiviazione" di mafia-appalti, sottolineando che "non fu archiviata tanto che abbiamo continuato a fare indagine". Lo scontro si è chiuso senza alcun accordo: "Rimaniamo di idee diverse", ha provato a chiudere Giletti. Tempestiva la replica di Scarpinato: "Non sono idee, questi sono documenti, glieli lascio e se li guardi".  


scarpinato stato dellecose

Interrogazione di vigilanza Rai

Alla polemica televisiva si è aggiunta, nelle ore successive, una dura presa di posizione politica. Gli esponenti M5S in commissione di vigilanza Rai Dario CarotenutoDolores BevilacquaAnna Laura Orrico e Gaetano Amato hanno diffuso una nota durissima: "Ieri sera Massimo Giletti ha superato ogni limite di decenza giornalistica. Non entriamo nel merito della vicenda affrontata, perché Roberto Scarpinato ha chiarito con precisione e autorevolezza la sua posizione. Qui il problema non è il contenuto dell'intervista, ma il metodo vergognoso con cui Giletti ha trattato il suo ospite. Un magistrato che ha servito lo Stato, che ha messo a rischio la propria vita e sacrificato la sua esistenza nella lotta alla criminalità organizzata, è stato interrotto di continuo, coperto di voce e persino aggredito verbalmente”. “Un comportamento indegno, irrispettoso e inaccettabile – scrivono –. Immaginiamo per un momento che un esponente di Fratelli d'Italia fosse stato sottoposto allo stesso trattamento: oggi la Rai starebbe valutando di chiudere il programma di Giletti. Ma evidentemente due pesi e due misure sono diventati la regola. Non basta: lo stesso Giletti si è esibito in plateali endorsement nei confronti della presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo, guarda caso in quota Fratelli d'Italia, e subito dopo ha avuto l'ardire di concedere spazio a Daniele Capezzone, un personaggio che definire screditato è persino un complimento. Capezzone ha trasformato il servizio pubblico in un comizio personale, attaccando senza contraddittorio Scarpinato e regalando agli spettatori il solito repertorio di menzogne e pagliacciate”. “Chiederemo conto di tutto questo con un'interrogazione in commissione di vigilanza - continua la nota -. Sarebbe doveroso convocare i responsabili, ma il blocco vergognoso imposto dal governo alla stessa commissione lo impedisce. È ormai evidente che tenere silenziata la vigilanza fa parte di una strategia precisa: trasformare la Rai in un megafono al servizio della propaganda. Quello che è accaduto ieri non è giornalismo, è uno sfregio alla democrazia e al servizio pubblico. Ma gli italiani non sono stupidi: i crolli di ascolto che sta registrando Tele Meloni parlano da soli".  

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