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Da Torino a Napoli, in tutta Italia cortei e occupazioni di autostrade e stazioni: “Fermiamo il genocidio”

Avi trint’anni ca un viu tutti sti cristiani”. La frase, uscita spontanea, tra il serio e il faceto, dalla bocca stupita di uno dei migliaia di manifestanti, è la rappresentazione della potenza di questo sciopero generale nazionale indetto dai sindacati di base per denunciare il genocidio in Palestina e le complicità del governo italiano. A Palermo, questa mattina, vi hanno aderito oltre 20 mila cittadini. Un fiume di persone - studenti di ogni grado, docenti, bambini con genitori, lavoratori, associazioni e persino avvocati e magistrati - è sceso in corteo partendo da una straripante Piazza Verdi, giù giù verso il mare, fino al porto. Un serpentone senza fine, come non si vedeva dagli anni delle stragi di mafia, che ha bloccato le arterie principali del capoluogo siciliano.


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Nelle stesse ore, a Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli e tante altre province, un numero ancor maggiore di persone ha incrociato le braccia in segno di protesta (nella capitale si calcolano addirittura 300mila manifestanti) al grido “Blocchiamo tutto!”. E così è stato. Autostrade, stazioni e tangenziali sono state occupate per ore, nonostante le cariche delle forze dell’ordine e i vari tafferugli. Le immagini dell’Italia paralizzata dalle proteste hanno fatto il giro del mondo.


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“Stop all’economia di guerra” è il titolo dello striscione di testa srotolato a Palermo; qui le parole d’ordine sono state le stesse delle altre piazze. “Più scuole, mai più bombe” è infatti uno degli slogan più gridati dagli studenti medi e universitari. “Noi la guerra non la vogliamo”, si urla, insieme a “Palestina libera” e insulti ai governi e ai premier di Italia e Israele. “Studenti e lavoratori insieme con la Palestina”, si legge su un altro striscione, tra bandiere palestinesi, cartelli con la scritta “Definisci bambino”, in riferimento alle parole scioccanti pronunciate dal presidente dell’associazione ‘Amici di Israele’ su Rete 4. E ancora: “Chi tace è complice”, “Resistenza”, “Sostegno alla Flotilla”.


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Solo due giorni fa, un'altra partecipatissima manifestazione tra le strade di Palermo a sostegno di Gaza e per spingere una reazione concreta dei governi a favore della martoriata popolazione palestinese.
“Con la Palestina nel cuore, incrociamo le braccia per dire no alla guerra, alle disuguaglianze e per rivendicare un futuro di pace e giustizia. Ogni sciopero è un atto di solidarietà e di resistenza per un mondo migliore”, ha dichiarato USB Palermo. Denunce anche alla presenza delle basi USA in Sicilia, veri e propri hub di guerra da dove partono o vengono coordinate le missioni militari in tutto il Levante.


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Insieme alle varie sigle sindacali (Cobas, USB e CUB), presente stamane anche la comunità palestinese “Voci nel Silenzio”. “Palermo è partecipe e presente, condivide le battaglie del popolo palestinese, condivide la sua storia, la sua lotta, la sua resistenza”, ha detto Zaher Darwish, presidente di Voci nel Silenzio e coordinatore della Freedom Flotilla Italia.


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La Palestina è un seme che germoglia dappertutto. Cresce e si presenta in ogni momento, in ogni città. Tutto il mondo è diventato Palestina”, ha aggiunto. “Abbiamo scommesso su un collettivo vario che si riunisce ogni settimana, come fa da anni, per programmare iniziative che rappresentano un carattere sul quale siamo convinti, ed è un carattere del popolo siciliano. E siamo convinti che è un carattere diverso da quello di chi ci mal rappresenta all’Assemblea Regionale Siciliana e al Parlamento italiano. Noi oggi abbiamo mandato un messaggio inequivocabile, per coloro che hanno smarrito l’umanità. Siamo per riconoscere lo Stato di Palestina, dal fiume al mare. Vogliamo lo Stato di Palestina libero, laico, democratico, dove tutti ci possiamo identificare, anche gli ebrei”.


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L’Italia non è Giorgia Meloni, ma non è nemmeno Sergio Mattarella, che non si è mai sentito in dovere di dire una parola sul genocidio o di difendere l’italianissima Francesca Albanese”, ha dichiarato Adham Darawsha, medico palestinese membro dell’associazione. “A Gaza non sono morte 70mila persone, ma molte di più. A Gaza è morta l’umanità e la legge internazionale”. La comunità ha anche denunciato la presenza di soldati dell’IDF in vacanza nelle Marche e in Sardegna, protetti dalla Digos, e il rischio che ciò possa accadere anche in Sicilia. Intanto, nel giorno dello sciopero generale, le opposizioni a Palermo (PD, M5S, AVS, OSO e Gruppo misto) hanno esposto manifesti della bandiera palestinese nella sala dove si riunisce il consiglio comunale.


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Foto © ACFB

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