
Boom di ascolti per la prima puntata condotta dal procuratore su La7, raggiunto il 7.1% di share (più della Champions League)
Una classe di studenti, una lavagna virtuale e una cattedra a forma di container (come quelli dove i cartelli nascondono la cocaina che spediscono in Europa). Dietro di questa siede Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli, nelle vesti inedite di docente. Comincia così “Lezioni di mafie”, un ciclo di quattro serate in cui il magistrato, una vita in prima linea contro la ‘Ndrangheta, spiega agli italiani, soprattutto ai ragazzi, le mafie che da oltre un secolo e mezzo avvelenano il nostro Paese. Mercoledì sera, su La7, la prima puntata, dedicata proprio alla mafia calabrese. Il format ricorda quel “Non è mai troppo tardi”, andato in onda dal 1960 al 1968 e condotto dall’indimenticabile prof. Alberto Manzi, con cui la RAI puntava ad alfabetizzare gli italiani nel dopoguerra. Un programma pionieristico e rivoluzionario, grazie al quale un milione e mezzo di cittadini impararono a leggere e scrivere. Per certi aspetti, lo scopo di “Lezioni di mafie” è il medesimo: istruire gli italiani, specialmente le giovani generazioni, all’antimafia. "Senza conoscenza non c’è libertà”, affermava Manzi. Il sapere, infatti, è il fuoco vivo attorno al quale ruota il programma condotto da Nicola Gratteri. E la lotta alla mafia è una lotta di liberazione. Il progetto è vincente: accompagnato dal professore Antonio Nicaso e dal giornalista Paolo Di Giannantonio, il magistrato riesce a bucare lo schermo e a rapire l’attenzione degli universitari di Roma Tre presenti al teatro dell’università e di chi è a casa. “Lezione di mafie” raggiunge così il 7,1% di share, vale a dire più di un milione e centomila telespettatori (straccia persino il match Liverpool-Atletico Madrid). E resiste ai “mal di pancia” degli esponenti di governo, come il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che riteneva “inopportuno” che un procuratore presentasse un programma televisivo. 
Gratteri parte dalle origini della ‘Ndrangheta, e lo fa “portando” i ragazzi in un viaggio che comincia da Gerace, paesino della Locride, dove è nato e cresciuto. Lì, da bambino, ha visto sull’asfalto i primi morti ammazzati. Ripercorrendo i suoi anni in magistratura (Gratteri indossò la toga per la prima volta nel 1989), il magistrato descrive le dimensioni della ‘Ndrangheta: le sue origini, la sua struttura, i suoi codici, i suoi affari. Dai sequestri di persona, con cui è salita alla ribalta, ai grandi traffici di droga, la principale attività criminale che l’hanno resa holding criminale. Spiega che la ‘Ndrangheta è una mafia profondamente patriarcale, nata sulle montagne dell’Aspromonte e attualmente capace di infiltrarsi nella finanza, nell’economia e nella politica. “La ‘Ndrangheta è la mafia più ricca in Italia, è l’unica presente in tutti e cinque i continenti ed è riuscita ad affermarsi nel mondo per due caratteristiche principali: il vincolo di sangue e la difficoltà nell’entrare a farne parte”, afferma. Il procuratore prende per mano gli studenti e illustra loro il linguaggio di questa mafia.
Antonio Nicaso
I ragazzi, concentratissimi, scoprono così il significato di “locale”, di “dote”, di “copiata”. Sanno chi è il “contrasto onorato”, il “picciotto di giornata”, il “crimine” e il “contabile”. E apprendono come la ‘Ndrangheta affilia e ricatta. “Lezione di mafie” non è solo un format di approfondimento, ma un programma culturale. “Io spiego ai ragazzi la non convenienza a delinquere”, dichiara invitandoli a ripudiare certe mentalità. “I giovani che entrano a far parte della ‘Ndrangheta sono carne da macello, utilizzati per fare il lavoro sporco e sono quelli che vanno più facilmente in carcere o che muoiono prima”. Nicola Gratteri scende nel cuore nero di questa mafia potentissima, che non perdona nessuno, neppure i familiari dei suoi affiliati. Incontra alcune delle persone che hanno combattuto, e combattono tuttora, questo mostro silente. In due ore di puntata, il procuratore riassume le radici secolari della ‘Ndrangheta, i suoi simboli (come la Madonna di Polsi) e poi le inchieste principali, quelle che ne hanno disvelato le dimensioni più inaccessibili e occulte. “La ‘Ndrangheta entra in logge massoniche deviate, vuol dire incontrare il mondo delle professioni, della pubblica amministrazione, della politica, delle forze dell’ordine e anche qualche magistrato”, commenta dialogando con Antonio Nicaso. 
“Questa è la grande forza della ‘Ndrangheta, che per decenni è stata sottovalutata”. Spazio anche alle domande della platea studentesca, proprio come a scuola. Mano alzata, microfono in mano. Una ragazza chiede se “la mafia avrà una fine”, come sosteneva Giovanni Falcone. “Se esiste o non esiste dipende solo da noi”, risponde Gratteri. “La mafia esisterà fino a quando noi ci parleremo. Fino a quando ci rapporteremo con essa, anche nei minimi gesti”. La trasmissione si chiude con un messaggio ai giovani presenti. “Dobbiamo essere eretici. L’eretico non è un pazzo, eretico è chi ha fatto una scelta di campo, è chi ha deciso. Quindi io stasera vi invito ad essere eretici, a prendere posizione e stare dalla parte giusta”. Prossima lezione: “Cocaina, l’oro bianco”.
ARTICOLI CORRELATI
Gratteri su La7 con ''Lezioni di mafie'': ''Parlo in TV perché il silenzio è complicità''
Gratteri: ''Le intercettazioni costano troppo? Viene da ridere. Sono il vero tesoro dello Stato''
Nordio e i bavagli ai pm? Di Matteo e Gratteri: ''Non ci intimoriscono''
