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L'esercito israeliano porta a termine il progetto criminale del premier

Un orrore senza fine: nuovi video della Cnn “mostrano i corpi di numerosi bambini insanguinati che arrivano negli ospedali nel nord di Gaza”. E’ in corso l’operazione di terra: l’esercito di Israele entra a Gaza City. E l’inferno spalanca ulteriormente le sue porte. 
“Tu che leggi queste parole, cosa farai di questa immagine? Centinaia di famiglie che barcollano nella notte, neonati che piangono tra le braccia delle madri, anziani che si accasciano sui bastoni, bambini che trascinano sacchi più grandi dei loro corpi. La scorrerai, ti dirai che è ‘complicata’, ti rassicurerai che è ‘politica’? O ammetterai che il tuo silenzio ti rende parte di tutto questo?”. 
Sono lame che entrano nel cuore, le parole del Dr Ezzideen Shehab, medico chirurgo di Gaza, ma anche scrittore, sfollato, senza più lacrime, che quasi ogni giorno tiene un diario sul suo profilo X con uno stile narrativo capace di scuotere l’anima. 
Ed è ugualmente tranciante il grido di Ahmed Sameh, giornalista di Palpress24, sfollato anche lui, per la decima volta, assieme a sua moglie e a sua figlia Layan di 6 anni. Diversi mesi fa durante un attacco dell’Idf suo figlio di 9 mesi, Rakan, è morto tra le sue braccia, ucciso da un missile che ha centrato la loro abitazione. Ahmed può solo continuare a lottare affinché la storia di suo figlio non venga inghiottita dal nulla che avanza.
“Questa è una guerra condotta contro le persone – scrive sul suo profilo X – attraverso la fame, gli sfollamenti, la distruzione e il soffocamento economico. È come se le vite dei civili fossero diventate strumenti di uno spietato gioco politico, la nostra esistenza ridotta a merce di scambio. Ma la vera vittoria non si costruisce mai sui corpi degli innocenti, né sulle macerie delle case, né sul pianto delle madri in lutto. La vera vittoria è radicata nella giustizia, nel ripristino dei diritti e nella salvaguardia della dignità umana. Siamo il popolo di questa terra. Non siamo solo i legittimi proprietari, siamo anche le vittime di questa aggressione, uccise davanti agli occhi di un mondo che osserva. Eppure, il silenzio rimane assordante, come se la coscienza umana si fosse intorpidita”. 


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Un silenzio assordante da parte della maggioranza dei Capi di Stato e dei Governi di questo mondo. Che nella storia rimarranno colpevoli e complici di un criminale assassino come Benjamin Netanyahu. La grave codardia di Papa Leone di fronte a questo genocidio verrà ugualmente giudicata dalla storia. Il suo gesto simbolico di andare a Tel Aviv per chiedere un immediato cessate il fuoco sarebbe stato un pugno nello stomaco per le lobby sioniste che governano le principali banche mondiali. E se avesse avuto quel coraggio - che manca a chi invece preferisce la politica di Don Abbondio - avrebbe addirittura potuto accompagnare con una sua delegazione la Flotilla verso Gaza. E il corso degli eventi sarebbe cambiato. Ma così non è stato.
Non che le prese di posizione del nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, siano state più ardite. Al di là di qualche sua espressione scandalizzata, o di qualche monito contro la guerra, si è guardato bene in questi mesi dal compiere gesti importanti per fare pressione su questo governo affinché la smetta di essere complice di un genocidio in diretta. 
D’altro canto Mattarella non ha mai speso una parola in difesa di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, dopo che quest’ultima è stata sanzionata dagli USA a seguito della pubblicazione del suo rapporto per l’Onu in cui sono elencate 48 aziende private, in gran parte americane (ma anche europee, e nello specifico anche italiane, come Leonardo), che sostengono direttamente o indirettamente l’esercito israeliano e l’occupazione dei territori palestinesi con tanto di “profitti sulla distruzione di vite innocenti”.  


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© Imagoeconomica 


Il coraggio di Francesca Albanese le costa ora l’impossibilità di vivere una vita normale (impossibilità di avere un conto corrente e in caso di aiuto economico, i familiari negli Stati Uniti rischiano carcere e multe da 1 milione di dollari) e nessuno del governo che abbia replicato agli USA. Piuttosto, sempre pronti a fare gli utili idioti nei confronti di padroni che ci trattano come una loro colonia. Eppure basterebbe seguire le indicazioni di quel Report per togliere i nostri soldi a questi grandi colossi che hanno le mani sporche di sangue. 
Ma, come ricordato recentemente dal nostro direttore, l’ipocrisia dell’Occidente si vede soprattutto  nell’inerzia di un paese che non ha il coraggio di boicottare concretamente chi finanzia un genocidio. 
Alla festa del Fatto Quotidiano Francesca Albanese ha spiegato chiaramente cosa andrebbe fatto immediatamente da parte degli Stati membri dell’Unione Europea, collettivamente e individualmente: “Secondo il diritto internazionale devono fermare ogni forma di aiuto e assistenza a uno Stato che commette violazioni del diritto internazionale e crimini. E vanno sospese le vendite, l’acquisto o trasferimento di armi e componenti, ma bisogna anche sospendere gli accordi commerciali”. Per poi aggiungere con convinzione: “L’accordo di partenariato e associazione tra Ue e Israele è una disgrazia da sempre e va interrotto. E va sospeso il memorandum d’intesa tra Italia e Israele. Queste sono le tappe zero. E poi bisogna muoversi per assicurare alla giustizia chi è accusato di aver commesso crimini. Non si accolgono in un Paese civile soldati che si devono riposare per la fatica di massacrare un altro popolo”. Parole sacrosante. Che fanno paura.  


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Francesca Albanese © Imagoeconomica 


Paura di finire ugualmente nelle black-list americane/sioniste: è questo ciò che preoccupa maggiormente i potenti di tutto il mondo, a partire dall’Italia. E la recente standing ovation a Giorgia Meloni al Meeting di Rimini –  dove evidentemente quel pubblico apprezza la complicità del nostro governo nella mattanza del popolo palestinese – non è altro che lo specchio della parte oscena della nostra società.
Mentre l’Idf si prepara a sferrare il colpo di grazia a Gaza, tornano in mente le parole di Hind Tajab, la bimba palestinese di 6 anni che, prima di morire – all’interno dell’auto in cui viaggiava colpita da 335 proiettili sparati dall’Idf –  chiama un’ambulanza che non riuscirà mai a soccorrerla. “La voce di Hind Tajab”, il film vincitore del Leone d’Argento e del Gran Premio della Giuria alla mostra del cinema di Venezia ci ricorda che siamo esseri umani legati l’uno all’altro. Se il dolore di uno diventa il nostro, allora insieme si può curarlo. E forse c’è ancora speranza per questa umanità. 

Foto di copertina © Imagoeconomica 

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