di Giorgio Bongiovanni
Ieri notte un’altra imbarcazione della Global Sumud Flottilla è stata attaccata. Solo ventiquattro ore prima era stata colpita la Family Boat. E nelle ultime quarantotto ore Israele ha bombardato Gaza, il Qatar, la Siria e il Libano. È in questo scenario di guerra e terrore che oggi salpano le cinquanta navi della Flotilla, dirette a rompere l’assedio contro la popolazione palestinese.
C’è grande emozione, coraggio ed eroismo in queste imbarcazioni. Cinquanta navi, con a bordo cittadini comuni, attivisti, qualche volto noto come Greta Thunberg e altri personaggi del mondo della cultura e dell’arte. Ma soprattutto uomini e donne qualunque, persone che hanno deciso di rischiare la propria vita per testimoniare che la resistenza civile è possibile, che esiste ancora chi mette il corpo davanti all’ingiustizia.
Eppure, questo gesto straordinario rivela al tempo stesso una verità drammatica: se davvero l’Europa e l’Occidente volessero liberare la Palestina, non salperebbero soltanto cinquanta imbarcazioni. Sarebbero cinquantamila. Le strade e le piazze delle nostre città sarebbero ogni giorno invase da milioni di persone. Invece no. La realtà è che, dietro le manifestazioni e gli slogan, si cela spesso la retorica della maggioranza dei cittadini europei che non vuole davvero la libertà della Palestina.
I governi, specchio delle società che li esprimono, riflettono questa volontà. E così l’Unione Europea si mostra oggi per quello che è: un continente razzista, che 70 anni fa appoggiava o tollerava la persecuzione degli ebrei e che oggi chiude gli occhi di fronte allo sterminio dei palestinesi. Allora i ghetti, oggi Gaza. Allora Hitler e Mussolini, oggi Netanyahu e i suoi complici criminali. Ma la logica è la stessa: relegare un popolo in una prigione a cielo aperto, un lager, disumanizzarlo, dipingerlo come “terrorista” fin dal grembo materno. 
© Imagoeconomica
Le cinquanta navi della Flotilla sono dunque una prova concreta: rappresentano una piccola minoranza che non si arrende al genocidio. Ma mostrano anche il silenzio assordante della grande maggioranza europea, quella che preferisce guardare le partite di calcio piuttosto che chiedere il boicottaggio di Israele, quella che non pretende dai propri idoli di Hollywood o dello sport un gesto di coraggio, quella che si accontenta di gridare “Free Palestine” il sabato in piazza per poi tornare alla vita di tutti i giorni.
La verità è che noi occidentali non siamo pronti a rinunciare ai nostri privilegi per una causa superiore. Non siamo disposti a rischiare nulla. Per questo le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla ci appaiono come giganti: perché incarnano l’impegno concreto che manca a noi.
Chi scrive non vuole togliere valore alle manifestazioni, anzi: servono, e servono ogni giorno, per salvare anche una sola vita. Anche solo per impedire di inviare un proiettile a Israele. Ma bisogna avere l’onestà di dire che non bastano. Che l’ipocrisia ci divora. Che la nostra Europa, culla della cultura e dell’arte, è oggi ridotta a un continente consumista, asservito al capitale e all’imperialismo, pronto a sacrificare la Palestina sull’altare del profitto e del turismo.
E allora onore a chi parte. Onore a chi, imbarcandosi, sceglie davvero di resistere. Quelle cinquanta navi valgono più delle cento manifestazioni di moda. Sono la testimonianza che un’altra umanità è possibile, ma anche lo specchio crudele di un’Europa che non vuole vedere e che, in fondo, accetta lo sterminio del popolo palestinese.
Ed è qui che torna alla mente il grande Giorgio Gaber, quando nel 1967 cantava E allora dai: “Le cose giuste tu le sai… dimmi perché tu non le fai”. Parole semplici, che non accusano nessuno ma che, proprio per questo, accusano tutti. Ognuno di noi sa qual è la cosa giusta da fare: rompere l’assedio, pretendere la libertà, mettere fine al genocidio. Eppure, non lo facciamo. Ecco perché quelle cinquanta navi sono un monito, un richiamo alla coscienza collettiva: se la giustizia è così chiara, perché restiamo immobili?
Questa mattina la Global Sumud Flottilla è salpata da Siracusa in quella che è stata definita la più grande missione umanitaria dell’era moderna. Noi che non saremo a bordo, noi che ci diciamo solidali, dobbiamo essere l’equipaggio di terra: pronti a rinunciare ai nostri privilegi, a bloccare porti e aeroporti, a scioperare, a paralizzare il Paese qualora Israele dovesse impedire la missione. E presentarci a Palazzo Chigi per chiedere la caduta del nostro Governo, complice del genocidio palestinese e colpevole di non aver protetto questa missione umanitaria.
La redazione di ANTIMAFIADuemila augura “buon vento” a tutte le missioni che sono in preparazione e in partenza in tutto il mondo e che riprendono le orme dell’eroica Freedom Flotilla Coalition ponendosi come obiettivo irrinunciabile la rottura dell’embargo su Gaza e la titolarità del popolo palestinese in ogni azione quotidiana di sostegno, solidarietà e rappresentanza.
Foto di copertina tratta da it.gariwo.net
ARTICOLI CORRELATI
Attacco Flotilla, Albanese: ''Non saremmo sorpresi se fosse stato Israele''
Drone bombarda la Global Sumud Flotilla. Conte: ''Siamo al paradosso. Massima solidarietà''
Luigi de Magistris: ''Non ci fermeremo fino alla vittoria della Palestina''
Israele e Netanyahu, ecco attuato il ''Mein Kampf'' di Hitler
Di Giorgio Bongiovanni
Arrestate il criminale stragista Netanyahu
DOSSIER - Palestina-Israele, la guerra dei tremila anni
Di Giorgio Bongiovanni
Netanyahu: mandato di arresto!
Di Giorgio Bongiovanni e Karim El Sadi
Manifestazione pro-Palestina a Roma
Gaza: Israele attacca ospedale al-Nasser e fa strage di medici, soccorritori e giornalisti
Genocidio a Gaza, de Magistris: ''Israele va bandito dalla comunità internazionale''
De Magistris: ''Processare i criminali di guerra e i complici del genocidio a Gaza''
